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Per il giudice uccise il figlio piccolo e la madre, Stanganini condannata all’ergastolo

La sentenza di primo grado è una condanna più pesante rispetto alla richiesta dei pubblici ministeri (30 anni) per duplice omicidio e occultamento del cadavere della madre, che fu anche fatto a pezzi. L’avvocato difensore: «Sentenza ingiusta, ricorreremo in appello»

Giuliana Stanganini era accusata di aver ucciso la madre Loredana Stuppazzoni. Nel novembre del 2019. Si era presentata in Questura durante il lockdown dicendo di aver trovato la madre impiccata e poi, in stato di shock, di aver sezionato il cadavere, distribuendolo i pezzi tra secchi e sacchetti dell’immondizia. Secondo i pm Sabrina Monteverde e Stefano Puppo, però, la donna era ed è perfettamente in grado di intendere e volere. Per l’avvocato difensore Chiara Mariani, invece, la donna soffre di infermità mentale e per questo aveva chiesto l’assoluzione.

Quando la Squadra Mobile della Questura aveva cominciato ad indagare sulla morte di Loredana Stuppazzoni, era stato anche riaperto il caso della morte del figlio di Giuliana, avvenuta nel novembre del 2018. All’epoca era stata aperta un’inchiesta, il cui esito era stato quello di dichiararne il decesso per crisi respiratoria e cause naturali. Stanganini aveva giustificato il fatto di non aver sentito che il figlio stesse male con i problemi di udito di cui soffre dalla nascita e aveva addirittura accusato il pediatra di essere stato superficiale. Dopo quanto era successo nella casa di via Bertuccioni, la Procura aveva voluto vederci chiaro e alla fine per Stanganini alle accuse per la morte della madre si erano aggiunte quelle per la morte del figlio. Le indagini della Squadra Mobile avevano appurato che un mese prima della morte del bambino la madre aveva consultato internet inserendo parole chiave come “infanticidio”, “mamme che uccidono figli” e “come uccidere un bambino”. Aveva letto una pagina in cui si spiegava come soffocare un bambino senza lasciare tracce. I pubblici ministeri non hanno comunque, reclamato l’aggravante per premeditazione.

Dalla morte del bambino, Stanganini era andata ad abitare con la madre in via Bertuccioni. Ed erano cominciate le liti. La nonna del piccolo accusava la figlia della morte del nipotino. Per questo, secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile, la donna avrebbe ucciso anche la madre.

Per l’avvocato difensore si tratta di una sentenza ingiusta e, appena disponibili le motivazioni, sarà presentato appello.

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