Treni come carri bestiame: ecco come viaggiano ogni giorno pendolari e turisti. Toti chiama il ministro

Il sovraffollamento registrato lunedì scorso, quando un gruppo di disabili non ha potuto viaggiare a bordo del treno prenotato, non è un caso isolato ed episodico. È così tutti i giorni: i viaggiatori stanno accampati, seduti per terra, perché sui treni interregionali (che dipendono dal contratto di servizio statale e non da quello regionale) Trenitalia vende 350 posti in più rispetto ai sedili e le persone devono stare in piedi (o, appunto, sedute per terra) anche per due ore, fino ad arrivare a Milano. Una situazione da ferrovia da terzo mondo. Vi raccontiamo la storia di Iacopo che ieri ha acquistato un biglietto di prima classe e si è invece trovato a viaggiare come vedete in queste foto che dicono più di mille parole

Martedì pomeriggio non festivo. Un giovane deve raggiungere Malpensa. È genovese, ma vive e lavora in Olanda e, dopo le feste pasquali in famiglia, deve tornare al nord. Ovviamente ha con sé anche una pesante valigia, come i molti che devono andare a prendere un aereo negli aeroporti del nord.

Intelligentemente, Iacopo evita di viaggiare il lunedì di Pasquetta, quando i treni sono pieni dei vacanzieri mordi e fuggi. Per arrivare a Milano sceglie il treno regionale veloce delle 17:44 e prenota la prima classe proprio per evitare di dover trovare posto in carrozze affollate. Paga, quindi, 20,25 euro di cui 6,80 euro sono il prezzo per evitare di viaggiare in carrozze di seconda classe stipate come scatole di sardine. I contagi corrono, ma le norme Covid sono scadute ed è meglio evitare rischi. Vorrebbe scegliersi il posto all’atto della prenotazione, ma non lo può fare perché sui regionali non è consentito. Poco male, pensa: saranno venduti biglietti di prima classe in base al numero di posti. È inimmaginabile per l’utente che siano venduti posti di prima classe in piedi, sennò, che prima classe sarebbe. Ma Iacopo, forse ormai troppo abituato ai trasporti del nord Europa, non ha fatto i conti con Trenitalia.

Arriva al treno e scopre che la prima classe per cui ha pagato, in realtà, non esiste. Il personale di bordo gli spiega che «La carrozza è troppo vecchia e non si può usare». Strana motivazione. È chiusa e agganciata al treno o non esiste? Iacopo non può appurarlo perché non è possibile nemmeno spostarsi da una carrozza all’altra perché i corridoi sono stipati di gente seduta per terra oltre a quella che si tiene alle rastrelliere portabagagli come se fossero maniglie del bus. Solo che sul treno per Milano si sta due ore. A ogni fermata chi sta seduto per terra di alza per fare passare chi deve scendere.
Se non può garantire la prima classe, perché Trenitalia vende biglietti più cari? Già, Iacopo non ha fatto i conti con Trenitalia e pensa “ingenuamente” di poter usufruire di un servizio per cui ha pagato. Dovrà chiedere il rimborso. Ma è poco importante, quel che conta è che deve stare in piedi per un’ora e 51 minuti, tenendo la sua valigia. Perché anche i “posti a sedere” per terra nei corridoi sono tutti occupati. Iacopo è giovane (ma non è questo un buon motivo per non fornirgli il servizio pagato in anticipo) e anche se sente il disagio può sopportarlo, fisicamente. Quel che non sopporta è di subire un disservizio inimmaginabile in un paese civile nel 2022. Pensa anche che in piedi ci sono anche persone non più giovanissime e famiglie con bambini e loro no che non possono stare in piedi per un’ora e 51 minuti salvo non inconsueto ritardo.

Questo devono subire quelli che viaggiano tra Genova e Milano e viceversa: i lavoratori che nei giorni feriali vanno e vengono da Milano e non vogliono mettersi in autostrada per evitare le puntuali code per lavori e i turisti che nel fine settimana vengono in Liguria per godere di qualche giorno sul mare o a visitare le bellezze storiche e architettoniche di Genova oppure per portare i bambini all’Acquario. Credete che torneranno volentieri dopo aver viaggiato su un carro bestiame?

La verità è che il servizio di trasporto pubblico ferroviario interregionale garantito dall’accordo Ternitalia-ministero da e per la Liguria è ampiamente inadeguato alle reali esigenze, al reale numero di viaggiatori. Che è inutile proporre Genova come meta turistica quando il viaggio è un calvario sia in auto sia in treno. Che non si possono vendere servizi che non si è in grado di garantire. Che i posti su un regionale sono circa mille, ma ben 350 sono in piedi o seduti per terra, il tutto per quasi due ore. Che se facciamo viaggiare così i chi prende il treno l’immagine turistica dell’Italia all’estero si sgretola.

Il pasticciaccio brutto dei disabili che non hanno trovato posto in treno, al netto delle diverse versioni raccontate da una parte da assessore e Trenitalia e dall’altra da associazione dei disabili e Polfer, è, al di là del fatto specifico e delle responsabilità, la punta dell’iceberg di un più costante e puntuale disservizio che danneggia la Liguria oltre che i viaggiatori. Lo ha capito il presidente della Regione Giovanni Toti che ieri, mentre tutta la politica, a ogni livello, si dedicava a inviare comunicati pieni di belle parole (quando il trasporto pubblico dipenderebbe proprio dalla politica, cioè da loro) sui diritti dei disabili, provava a trovare una soluzione, perché così non si può andare avanti: «Ho sentito il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini – dice Toti -. Ci siamo accordati per fare una riunione entro questa settimana, perché sullo sfondo di questo episodio, c’è la necessità di programmare un servizio di treni interregionale che dipende dal contratto ministeriale e non dal contratto regionale con Trenitalia, in grado di agevolare il nostro turismo e la possibilità di muoversi tra le regioni del nord e le riviere liguri in una stagione che si preannuncia molto incoraggiante. Occorre però servire la riviera dei necessari convogli, perché tutto questo possa svolgersi in modo ordinato senza il ripetersi di fatti gravi come quello avvenuto». Insomma: poche chiacchiere e trovare subito una soluzione. Perché dare per scontato che i liguri e i turisti debbano viaggiare come bestie la domenica e nei giorni feriali non è cosa che si possa accettare senza fiatare. I treni in campo oggi non bastano, tanto più di fronte al problema delle tratte autostradali interessate dai lavori. Il contratto interregionale con Trenitalia è statale e la responsabilità di quel che accade ogni giorno del governo e ora che è sotto gli occhi di tutti non si può più nascondere la polvere sotto il tappeto.

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