Quelli che… per dire “no alla guerra” vandalizzano le opere d’arte. Imbrattata la chiesa di San Siro

La parete, appena ridipinta, era già stata usata come “lavagnetta” da altri contestatori che hanno deciso di esprimere le proprie opinioni nel modo peggiore: rovinando un monumento storico della nostra città

Un messaggio “di pace” condito con accuse “random” a 4 capi di stato, accomunati nella qualità di «nemici dei lavoratori». Poi lo slogan: «Guerra alla guerra». Peccato che il muro usato per esprimere il concetto sia quello della prima cattedrale della città, la chiesa di San Siro.

La basilica di San Siro, una delle più antiche chiese di Genova, nel quartiere della Maddalena, è stata eretta secondo la tradizione nel IV secolo e fu inizialmente intitolata ai dodici apostoli. Vi fu seppellito il santo vescovo Siro e divenne la prima cattedrale della città. Il ricchissimo interno è fra i più rappresentativi del barocco genovese.
È stata distrutta dai saraceni nel sacco di Genova del 935, quando bruciarono anche tutti gli archivi, ragion per cui la sede della cattedrale fu spostata prima a Santa Maria di Castello, dopo nella nuova chiesa di San Lorenzo.

Nel corso dei secoli, San Siro fu più volte danneggiata da incendi.

L’attuale prospetto principale della basilica, rimasto a lungo incompiuto, fu realizzato tra il 1819 e il 1821. In stile neoclassico, è opera di Carlo Barabino, architetto genovese al cui nome sono legati numerosi edifici pubblici nei primi decenni dell’Ottocento e il piano di espansione urbanistica della città.

La chiesa racconta buona parte della storia della città ed è luogo di cultura e arte, oltre che di fede. Eppure qualcuno, per lanciare un messaggio di pace che sembra una dichiarazione di guerra, continua a devastarne le facciate con la bomboletta spray. La speranza è che, esattamente come successe l’ultima volta, il responsabile venga individuato grazie alle immagini delle telecamere.

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