Lo spaccio nei vicoli fa spettacolo a Striscia la Notizia. Ma il problema e la soluzione sono tutta un’altra storia
Il servizio è davvero più “spettacolo” che sostanza. Si vogliono far passare gli arresti come la conseguenza del servizio stesso. Non è così. Si fa capire che se ci fossero tutti i giorni il problema sarebbe risolto. Non è così. Gli arresti avvengono già tutti i giorni, nella stessa maniera, da parte della Guardia di Finanza, ma anche dei Carabinieri, della Polizia locale, della Polizia di Stato. E cambia poco o nulla. Il problema è a monte. Sta nelle organizzazioni criminali e in un gap di abbandono del territorio lungo decenni, in un recupero che è di fatto ancora tutto da cominciare. Non sta nemmeno, come si vuol far credere da parte di alcuni partiti, nella grande massa di africani irregolari. Se non sono gli africani sono i magrebini e se non sono i magrebini sono gli italiani. L’organizzazione dello spaccio è a monte e cambia poco la nazionalità dei pusher, che sono sempre gli ultimi, quelli che non hanno nulla da perdere. Il problema sta sopra, ma nessuno lo vuole vedere e allora anche lo spaccio fa spettacolo in tv gettando quintali di palta sul centro storico e sulla città

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«La droga in Centro Storico a Genova, l’ennesimo servizio di Striscia la Notizia questa sera: una gran brutta figura per la nostra città – commenta Christian Spadarotto, presidente dell’Associazione “Via del Campo e Caruggi” -. Ma davvero non si riesce a fare nulla di diverso per contrastare questa piaga?Disinteresse o incapacità? Le responsabilità ci sono, e chi ha il potere di organizzare una modalità differente e non lo fa, per noi è colpevole. Signori qui siamo stufi, lo avete capito o no?»
Gli arresti ci sono tutti i giorni. La Gdf, coinvolta nel servizio (sicuramente preparato, perché l’intervento con quello spiegamento, cani compresi, non si organizza in tre minuti a seguito di una telefonata, anche se è di Brumotti), è bravissima, ma non da meno sono CC, Polizia locale, Polizia di Stato. Solo che l’intervento di repressione del piccolo spaccio non basta. Quanti di quelli ripresi e descritti come spacciatori sono stati poi realmente arrestati per la quantità di stupefacente che avevano con sé? Bello spettacolo tv, ben organizzato. Ma lo si spaccia come un “se fosse sempre così”. È sempre così, ma le cose non cambiano. E non è un mistero la stanchezza degli operatori, che non di rado finiscono anche all’ospedale, perché i pusher reagiscono. È come svuotare il mare con un cucchiaio. La soluzione passa da altro. I controlli sono necessari, ma non sono la soluzione. La soluzione è il recupero urbano e sociale dei quartieri. È, in parte, una diversa politica di accoglienza, inclusiva, come mai lo è stata veramente e ancor meno lo è oggi. Ma non illudiamoci: la struttura dello spaccio sta a monte. I pusher sono solo l’ultimo anello della catena, gli ultimi della società. Se non sono africani sono magrebini. E se si spazzassero via anche questi sarebbero italiani. I cavalli di turno sono sempre e comunque quelli che nulla hanno da perdere. Lasciar capire che le retate sono una soluzione fa male alla soluzione reale del problema. I pusher che vedete arrestati nel servizio, molto probabilmente, sono già fuori.
Il risultato del servizio di Brumotti è un quintale di palta su Genova e sul centro storico, tutto il centro storico. Si confondono le zone, si confonde il giorno con la notte. Si rinnova la paura di entrarci a chi non lo conosce, che non si addenterà in via Garibaldi o via Luccoli o via San Bernardo, o piazza Sarzano o in via della Mercanzia di giorno come in via Pré e via del Campo di notte. Tutto quanto fa spettacolo, ma questa volta lo spettacolo danneggia decisamente troppo l’immagine della città e dei carruggi senza guardare al vero problema, che sta sopra ai pusher, che è politico e non ristretto agli interventi di pubblica sicurezza.
Basta con lo “spettacolo”, per favore. Basta con la palta sulla città. Basta con l’evocazione della percezione di insicurezza che fa sia spettacolo sia voti per certi partiti. Servono risposte serie, locali e nazionali.
Se davvero vogliamo cambiare le cose, come l’assessorato al Centro storico non ha saputo fare pur avendo la via indicata dal progetto “Caruggi” voluto dal sindaco Marco Bucci, bisogna smettere di pensare il centro storico come un quartiere qualsiasi. Bisogna smettere di pensare che basti qualche festicciola dei Civ a risollevarlo, bisogna smetterla di pensare che basti buttare finanza pubblica nell’apertura di attività residuali (cosa che si fa da trent’anni senza successo) e coinvolgere (proprio come il Sindaco aveva indicato all’inizio del mandato) grossi gruppi nel recupero commerciale, nella rianimazione delle strade, nel rilancio di un appeal commerciale che è andato scemando nei decenni. Questo per trascinare anche le piccole attività. E, fatto questo, non si può pensare che basti. Il problema, che si concentra nei vicoli, ma anche in altri quartieri (come Sampierdarena, come alcune zone della Valpolcevera), ma anche in alcune zone di molte città italiane (a Genova la differenza è solo che si concentra nel centro e non nelle periferie) è nazionale e sta, oltre che nella rigenerazione urbana, nel colpire a monte l’organizzazione dello spaccio, sta nel modulare una vera politica di inclusione delle migrazioni, che sono socialmente inarrestabili. A qualcuno conviene che lo straniero sia visto come “il problema”: conviene a chi rastrella voti suscitando erronee percezioni di insicurezza, non conviene alla collettività.
E invece, purtroppo, il servizio di Brumotti ricade nella banalizzazione del problema che è il peggior nemico della sua soluzione. Fa spettacolo, fa audience, conviene ad alcuni, ma è il male del centro storico e della città. Giustamente, i cittadini sono esausti. Ma anche loro sanno perfettamente che se i controlli e gli arresti sono necessari, sono solo un cerotto su una cancrena. Il centro storico non ha bisogno di spettacolarizzazioni, ha bisogno di fatti. Che vanno ben oltre l’arresto dei pusher.


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