Bassetti: «Ci dovremo vaccinare una volta ogni sei mesi. Picco del contagio tra 2 o 3 settimane»

I non vaccinati, nei prossimi due o tre mesi difficilmente sfuggiranno al contagio. L’infettivologo: «Saranno fortunati se patiranno la malattia nella forma di raffreddore o di un’influenza rinforzata. Se non saranno fortunato, ed è una roulette russa, finiranno in ospedale. In qualche altro caso potranno finire in rianimazione o subire il decesso»

«A livello organizzativo per il futuro non è possibile aprire e chiudere gli hub vaccinali. Gli hub vaccinali devono rimanere aperti almeno per i prossimi 2 anni. Perché qui è evidente che potrà succedere che dovremo vaccinarci una volta ogni sei mesi». Lo ha detto Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino, ad Agorà su Rai Tre.

Il picco dei contagi, ha aggiunto, è probabile nelle prossime 2/3 settimane.

«Abbiamo visto una crescita esponenziale di tamponi legato alle feste natalizie e di Capodanno, quando le persone, a mio parere sbagliando, per dire” sono più sicura di andare una festa” anche se in realtà mi pare che di sicurezza ce ne sia stata ben poca – ha proseguito -. In questo momento c’è una iper circolazione virale tipica di forme diciamo invernali come succedeva nel 2018 e 2017. Se allora avessimo fatto 1.200.000 tamponi avremmo trovato molte persone con l’influenza. Con questo non voglio dire che siamo di fronte a un raffreddore o a un influenza, però il vaccino ha molto depotenziato questo virus con la variante Omicron che diventerà predominante nelle prossime 2/3 settimane. Il 95% dei vaccinati per avere l’immunità di gregge sarà raggiunto ragionevolmente entro marzo/aprile. Perché dico questo? Perché chi non è vaccinato oggi nei prossimi tre mesi sarà sicuramente contagiato dopodiché sarà fortunato se patirà una malattia nella forma di raffreddore o di un’influenza rinforzata. Se non sarà fortunato, ed è una roulette russa, finirà in ospedale. In qualche altro caso potrà finire in rianimazione o subire il decesso».

Secondo Bassetti, «i tamponi andrebbero fatti unicamente nel soggetto con sintomi. Farli negli asintomatici è inutile. Oggi il tracciamento è perso, con 100.000 positivi al giorno è impossibile farlo, se per ogni positivo devi rintracciare 10-15 persone. Il tampone andrebbe richiesto dai medici perché va anche interpretato, il medico deve valutare lo stato di salute complessivo della persona, i sintomi, se è immunodepresso. Quello che è diventato un regalo di Natale è in realtà uno strumento medico. Se non ce lo ricordiamo, abbiamo completamente perso la visione del tutto».

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