Poste/Sda, ancora mancate consegna di pacchi per falsa “assenza del destinatario”. È successo anche a voi?

Non è cambiato molto dal novembre dello scorso anno quando pubblicammo un pezzo sul pessimo servizio delle aziende, pezzo che continua a essere molto letto e che ha avuto 60mila letture perché in tanti hanno avuto lo stesso problema. I lettori continuano a scriverci a decine ogni mese e a denunciare le mancate consegne per assenza del destinatario nonostante in casa ci fosse qualcuno. I disservizi di Poste, che si concretizzano anche con le lunghe code agli uffici postali per la carenza di personale sono ormai annosi. Perché nessuno interviene a far smettere l’azienda di offrire prezzi stracciati (a fronte di consegne nemmeno tentate) interferendo pesantemente anche sulla concorrenza? Stavolta è di nuovo successo anche a noi e vi raccontiamo come è andata. Raccontateci la vostra esperienza nei commenti

Perché gli speditori usano Poste (ed Sda, la società del gruppo che consegna gran parte dei pacchi)? Perché costa molto meno degli altri corrieri. L’altra faccia della medaglia sono i continui, ripetuti e mai risolti problemi di consegna, le consegne non effettuate col motivo fasullo dell’assenza del destinatario, che alla fine deve perdere il proprio tempo per andare a recuperare il pacco. Tanto tempo, perché come sapete, a causa del sotto organico denunciato con forza dai sindacati e delle norme Covid che rallentano ulteriormente le operazioni in coda ci si può rimanere anche ore. In sostanza, chi lavora deve sprecarci mezza giornata di permesso e, inoltre, spendere i propri quattrini per lo spostamento in auto (più eventuali spese di parcheggio) o in bus: in questo caso serviranno anche due biglietti, perché le code durano ben più dei 100 minuti di validità del biglietto Amt: un costo per chi acquista online che si compone delle spese di trasporto, del tempo perso, dell’eventuale permesso lavorativo di cui è stato necessario usufruire. Tutto questo perché Sda prende più consegne di quante siano in grado di farne i corrieri grazie ai prezzi bassissimi applicati e questo potrebbe essere considerato dalle altre aziende una concorrenza sleale, perché non si fa grazie alle capacità dell’azienda, ma con i mancati recapiti ai danni della clientela.

Vi raccontiamo cosa è successo a noi oggi, raccontateci le vostre storie nei commenti di Facebook.

30 dicembre: il pacco parte dall’azienda presso la quale abbiamo ordinato, a Maddaloni, in provincia di Caserta, alle 15:35. Alle 16:35 è in transito presso lo sportello Sda di Maddaloni.

31 dicembre: il pacco, alle 3:31 di notte, è all’hub pacchi di Piacenza. Alle 7:32 arriva al centro di consegna di Molassana dove, alle 8:48, viene caricato sul veicolo di consegna. Alle 12:10 viene segnata sul sito di tracciatura delle Poste la “mancata consegna per destinatario assente”.

Peccato che in casa ci siano ben 3 persone, di cui 2 in smart working e di queste una si trovi a 1 metro dal citofono.
Peccato che, scendendo a guardare alla cassetta della posta, nessun avviso viene lasciato. Gli altri corrieri lasciano l’avviso per prenotare la consegna e per avvisare del passaggio. Poste Sda no, perché in questo caso (ma crediamo che valga per molti altri casi) la consegna non l’hanno nemmeno tentata e non sono mai arrivati sotto casa del destinatario.

Comincia, allora, la via crucis telefonica al numero verde gratuito 803160. Prima di parlare con gli operatori si è costretti ad ascoltare tutta la tiritera con informative sulla privacy e scelta del tipo di servizio per cui si chiedono informazioni. I primi due degli operatori fanno cadere la linea non appena si declina il numero di spedizione, che comincia con il numero e la lettera 3C. Ritentiamo e preghiamo, prima di tutto, l’operatore di non posare come i suoi colleghi. L’operatore è molto gentile e, nonostante sia probabilmente alle prese con migliaia di chiamate come quella che gli stiamo facendo noi, va a vedere. Capisce l’inutilità di raccontare bugie: chi gli parla è a sua volta molto cortese e gli dice di sapere che non è colpa sua. È facile che non tutti usino la stessa cortesia.

Tre i dati che escono dalla telefonata:
1) il pacco risulta effettivamente, come nel sito di tracciatura, non consegnato per assenza (falsa) del destinatario.
2) ci sarà un nuovo tentativo di consegna il primo giorno lavorativo successivo (lunedì 3 gennaio 2022), ma solo virtuale, perché si sa già che non verrà realmente eseguito e di nuovo si darà assente il destinatario. («Lo vedo sul sito» dice l’operatore).
3) il pacco verrà lasciato per il ritiro del destinatario nell’ufficio postale di piazza Acquaverde (e non nella sede Sda di Molassana) dal giorno successivo, cioè martedì 4 gennaio. Quando il destinatario, per non farlo tornare indietro, dovrà farsi carico di perdere tempo. E non poco, visto che le code agli uffici postali, a causa della carenza di personale che è responsabilità di Poste, durano ore.

Ovviamente abbiamo registrato tutte le conversazioni e vedremo se andrà come ci è stato anticipato.

Ritentiamo nuovamente di chiamare il numero verde per tentare di prenotare una consegna come il risponditore automatico consente di fare. Il primo operatore (il quarto che sentiamo) ci dice di attendere in linea e, sentita la sigla della consegna, dopo un po’ butta giù anche lui. Il quarto operatore, a cui chiediamo prima di non buttare giù, ci dice imbarazzato, anche lui dopo aver sentito il codice, che questo tipo di spedizione non prevede prenotazione di consegna.

Tra le varie telefonate, l’ascolto del messaggio di ingresso e le attese abbiamo gettato via un’ora del nostro tempo. Gli operatori non possono dare risposte perché non ce ne sono. Tutto il servizio gira sul non dare il servizio promesso di consegna a domicilio per molti pacchi.

È del tutto evidente che il problema che dura da due anni espone i consumatori a disagi, spese e tempo perso.

Poste Italiane è una società quotata nell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano ed è controllata per il 35% dalla Cassa Depositi e Prestiti e per il 29,3% dal Ministero dell’economia e delle finanze, quindi soggetti pubblici. Sino al 30 aprile 2026 la società è l’affidataria del servizio universale postale, ovvero deve fornire alcuni servizi essenziali di consegna di lettere e pacchi su tutto il territorio nazionale italiano. Evidentemente, alla luce della quantità di proteste (come le riceviamo noi, immaginiamo che le ricevano anche gli azionisti, perché il ministero non interviene?) non lo fa molto bene. Perché, allora, le si permette di non ottemperare come dovrebbe all’impegno di fornire servizi del servizio universale secondo le regole del contratto con chi spedisce? La quotazione in borsa non soffre del pesante scontento degli utenti?

Certo i sindacati denunciano forte sotto organico cronico che i cittadini ben conoscono a causa delle lunghe file davanti agli uffici delle Poste. Il 27 dicembre scorso, in occasione di uno sciopero proclamato da Slc Cgil e Failp Cisal, l’adesione è stata del 40%, stessa percentuale degli sportelli chiusi.

«Il personale degli uffici postali della Liguria è stanco e deluso dall’atteggiamento aziendale: la carenza di organico è
ormai cronica e la riprova è nelle lunghe file che i cittadini sono costretti a fare per usufruire del servizio – commenta Umberto Cagnazzo, coordinatore regionale Poste per Slc Cgil -. Tra le principali motivazioni alla base dello sciopero la carenza di organico che produce insostenibili carichi di lavoro con gravi ripercussioni sull’attività degli sportellisti e a scapito di personale e utenza. Ormai i dipendenti sono usati come pedine e vengono spostati da un giorno all’altro per coprire ferie o malattia. Il ricorso al “distacco” ossia questa pratica di spostare il personale
da un ufficio all’altro, non è più straordinaria, ma quotidiana”. Accanto a questo disagio c’è quello della vendita presso gli sportelli di ogni genere di prodotto commerciale in uffici postali che, nonostante la pandemia, sono stati aperti a capienza completa con utenti che stazionano per lunghissimi periodi al loro interno. In tutto questo, Poste, continua a tenere chiusi sportelli o ad organizzare orari ridotti, il tutto perché il personale non è sufficiente ad aprirli ed è più conveniente lasciarli in questa modalità ridotta». Le stesse motivazioni potrebbero essere all’origine del pessimo servizio di consegna pacchi.

Cosa può fare il consumatore per difendersi? Dire chiaro al venditore che non comprerà se verrà usato il servizio di Poste/Sda. Ma questo su molti siti non è possibile. Su Amazon, ad esempio, si scopre chi spedisce solo a ordine effettuato. Si può, ovvio, verificare immediatamente ed, eventualmente, e disdire subito l’ordine.

Per il resto, i consumatori non hanno altre difese.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: