Export, artigianato ligure verso i livelli pre-Covid

Confartigianato: «Recupero “made in Liguria” in settori mpi: trainano food (+10,9%) e legno (+21,6%), in ritardo la moda». Il presidente Grasso: «Dati confortanti, ma forte preoccupazione per la scarsità e i costi delle materie prime, soprattutto dei metalli»

L’export artigiano ligure verso il recupero e il ritorno ai livelli pre-Covid: dagli ultimi dati Istat elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato, emerge che le esportazioni del manifatturiero ad alta concentrazione di micro e piccole imprese* (che valgono 473 milioni) nel primo semestre 2021 segnano un +18,5% rispetto al primo semestre 2020 e un -3,3% rispetto allo stesso periodo del 2019. A incidere sul dato negativo è soprattutto il calo del settore “tac”, che comprende tessile, abbigliamento e pelle (-20,6% complessivo), al netto del quale l’export artigiano ligure (che a questo punto ha un valore di 419 milioni di euro) segnerebbe una variazione negativa di solo mezzo punto percentuale rispetto al livello pre-Covid. In aumento invece di ben il 20,5% rispetto al 2020. 

Segnali preoccupanti provengono invece dall’avvicinamento dei minimi storici del livello delle scorte delle imprese esportatrici, influenzato da scarsa offerta di materie prime e tensioni sui prezzi delle commodities, soprattutto dei metalli.

«È un segnale di grande vitalità dell’economia ligure, trainata in particolare delle esportazioni dei prodotti alimentari: si tratta di un mercato che cresce del 10,9% rispetto al primo semestre del 2019 – commenta il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti -. Quello dell’agroalimentare è un settore straordinariamente rilevante per la nostra regione, uno dei punti di forza su cui puntiamo con decisione anche a livello di promozione turistica. L’economia della Liguria fa quindi registrare importanti segnali positivi: siamo di fronte a quel restart per cui abbiamo lavorato a lungo e per cui continuiamo a lavorare, sospinto dalla campagna vaccinale, elemento indispensabile non solo per tutela la salute di tutti noi, ma per non tornare a chiudere il Paese e, di conseguenza, bloccare l’economia».

«Il saper fare della secolare cultura artigiana ligure è uno dei pilastri della nostra società – racconta l’assessore allo Sviluppo economico Andrea Benveduti – I dati pubblicati dall’Istat fotografano, specie per l’export delle micro e piccole imprese di produzione, una ripartenza economica ai livelli pre-Covid che, come Regione Liguria, abbiamo fortemente sostenuto, con importanti iniziative a supporto del settore. Su tutte, ricordo gli importanti bandi in favore della digitalizzazione e dell’adeguamento dei processi produttivi, che prossimamente rifinanzieremo, e l’attivazione di “Garanzia Artigianato Liguria”, il nuovo strumento da quasi 11 milioni di euro per l’accesso al credito delle imprese artigiane che prevede l’abbattimento dei costi d’interesse sui prestiti, l’attivazione di strumenti di garanzia e la concessione di importanti contributi a fondo perduto».

Scendendo nel dettaglio dei settori, osserviamo, come anticipato, che i cali maggiori delle esportazioni pesano sul settore moda: la pelle è quella che registra la diminuzione più forte, addirittura del 40% sul 2019 (export per quasi 16,6 milioni), mentre tessile (12,3 milioni di export nel primo semestre) e abbigliamento (25,6 milioni) registrano, rispettivamente, cali dell’8,6% e del 6,9%. Pesa anche il calo delle microimprese attive nella lavorazione del metallo (-13,8%), che nel complesso contribuiscono all’export ligure per 118 milioni di euro. Giù anche il settore mobili (-18,6%), il cui valore delle esportazioni è di 17,4 milioni di euro.

Molto positivi invece i dati relativi alle esportazioni dei prodotti alimentari, che valgono quasi 200 milioni di euro nel primo semestre dell’anno, in crescita del 10,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Positivo anche il settore del legno, +21,9% (5,6 milioni di export). In lieve recupero anche le microimprese attive nelle altre manifatture, le cui esportazioni valgono circa 79 milioni di euro e, rispetto al primo semestre 2019, segnano un +0,6%.

Uno sguardo alle province: il grosso delle esportazioni artigiane della Liguria parte da Genova, con ben 270 milioni di euro di merce esportata all’estero (+18,9% rispetto al primo semestre 2020, -2,4% rispetto al 2019). Al netto delle microimprese “tac”, 232 milioni di euro, i due trend sarebbero in crescita, rispettivamente, del 17,4% e dell’1,2%.

Alla Spezia l’export artigiano vale 96 milioni, +19,8% rispetto ai primi sei mesi del 2020 e -18% rispetto al primo semestre 2019. Al netto dell’area moda, sarebbero 86 i milioni di euro di merce esportata nei primi sei mesi dell’anno, +38,4% rispetto al primo semestre 2020 e -15,4% rispetto al 2019. 

Imperia, 73 milioni di export, segna un pieno recupero anche rispetto ai livelli pre-Covid: +11,1% sul 2020 e +5,5% sul 2019. Positivi anche i dati al netto del “tac”: +9% sul 2020, +7,2% rispetto al 2019, 70 milioni di euro di merce esportata.

«Un quadro d’insieme che mostra ancora luci e ombre sull’export artigiano, – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Alcuni dati sono positivi ma preoccupano in generale la scarsità e l’aumento dei costi delle materie prime, a partire dai metalli, che stanno riflettendosi sulle scorte delle imprese esportatrici, ormai vicine ai minimi storici».

*9 settori ad alta concentrazione di micro e piccole imprese: Mobili, Stampa, Legno, Metalli, Pelle, Abbigliamento, Tessili, Alimentari, Altre manifatture (per esempio gioielleria, occhialeria).

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