No green pass, la violenza alla società di un manipolo di terrapiattisti della salute pubblica

La manifestazione degli anti-green pass. «P….a, vendi la p…a che sei più onesta, vergognati»: insulti sessisti gridati a una giornalista precaria che era lì a fare il suo lavoro per un’agenzia nazionale. Poi lanci di monetine, insulti, intimidazioni e minacce rivolte ad altri giornalisti e agli operatori presenti. Poi la viabilità della città bloccata, compresi i trasporti pubblici, senza che per la manifestazione fosse stata richiesta l’autorizzazione. Poi gli insulti sui social a chiunque non la pensi come loro, dal presidente della Regione Toti all’ultimo di quelli che chiedono il rispetto delle norme. Mille in piazza contro un milione di vaccinati liguri, a gridare, insultare, privare tutti i cittadini del loro diritto alla mobilità, a contraddire la scienza e le decisioni del Governo con argomentazioni fantasiose da complottisti della Sanità: i Dolciniani 2.0. Non di secondo piano, la questione politica dei no green pass nelle giunte comunale (con un consigliere delegato) e regionale (addirittura con un assessore)


Chi sono i protagonisti delle manifestazioni

Chi sono i “no green pass”? Molti “no vax“, forconi, gilet gialli (in molti casi questi due gruppi si sovrappongono), ma anche persone che si lasciano influenzare dal complottismo, frange dell’ultradestra (nella manifestazione di sabato si sono viste anche mani alzate nel saluto fascista e in alcune città l’estrema destra è organizzatrice e componente preponderante delle proteste), del M5S e, anche se in misura minore, in qualche città, dell’area anarchica e dell’ultrasinistra.

L’assalto ai social, Toti nel mirino. Lui: «Mancanza di rispetto per migliaia di vittime»

Oltre a questo, c’è la violenza verbale sui social verso tutti quei soggetti che sottolineano la necessità del rispetto delle regole. Nel mirino Giovanni Toti, che si è fatto paladino delle vaccinazioni e del green pass ed è quindi l’obiettivo dei no vax, dei no covid pass, ma anche di quella parte di estrema destra che strizza l’occhio a questo magma confuso di persone che non fanno riferimento alla scienza e invocano una supposta libertà a danno di quella altrui. In fondo, nelle urne sono consensi anche quelli.

«Capisco chi manifesta le proprie idee in piazza e sono sempre pronto a un confronto, purché si tratti di un dibattito rispettoso e non fatto a colpi di offese e provocazioni – scriveva ieri Toti sulla sua bacheca social -. Come invece fanno ogni giorno, compreso oggi a Genova, i No vax. Dei vostri insulti non mi importa: non offendete me, ma dimostrate di non avere rispetto nei confronti delle migliaia di vittime che hanno perso la vita in questo anno e mezzo a causa del Covid. Noi ci basiamo sulla scienza, la nostra non è una battaglia ideologica ma solo una forma di tutela e protezione della salute e dell’economia dei cittadini, tutti. E i dati ci danno ragione: nel mese di luglio, di tutti i nuovi ricoverati in Liguria solo il 13% era vaccinato con due dosi, mentre addirittura i 2/3 erano persone non erano vaccinate. Le chiacchiere stanno a zero, il vaccino è oggi l’unica possibile arma per evitare nuove chiusure e sconfiggere questo maledetto virus».

L’esercito dei troll

E nei commenti giù critiche e insulti che vengono invariabilmente da no vax, no green pass e leghisti riconoscibili consultando le rispettive bacheche, ma anche da moltissimi account fake senza foto personali e senza contenuti, senza amici e senza nessun tipo di dialogo in bacheca. L’esercito dei troll si è messo in azione, pronto per la maratona per le Comunali del prossimo anno.

La serpe in seno

La Lega, dimezzata rispetto ai tempi d’oro di Salvini ministro dell’Interno del 40% ha al suo interno diversi elementi no covid pass e persino diversi no vax, nonostante quest’ultima posizione abbia vacillato e sia stata abbandonata dai più dopo il vaccino fatto dal leader del Carroccio.

Secondo la Supermedia sei sondaggi politici di YouTrend per Agi, la Lega è al 20%, testa a testa con Fratelli d’Italia che negli ultimi mesi ha assorbito molti voti del Carroccio. La Lega, rispetto alla Supermedia di due settimane fa, ha perso 0,4 punti percentuali, mentre per Fratelli d’Italia il calo è minore, dello 0,2%. A seguire c’è il Partito democratico al 19,1% (perde 0,3 punti percentuali) e il M5S di Conte al 16,1, molto distanziato dai partiti di testa, ma che ha guadagnato l’1,1.

In campo nazionale, Fratelli d’Italia si avvantaggia della decisione di rimanere all’opposizione, ma in Liguria e a Genova è in maggioranza (come la Lega) ed evita polemiche. Anzi, il vice sindaco Massimo Nicolò (che è medico, come il leader genovese del partito Matteo Rosso) ha scritto chiaro e tondo sulla propria bacheca: «Che un green pass obbligatorio facesse esplodere le vaccinazioni mi rende davvero triste. Che solo l’obbligo sia riuscito a convincere gli indecisi è davvero deludente. Non è stata colta l’importanza di avere un’arma efficace contro questa malattia davvero pericolosa». Matteo Rosso ha fatto il vaccino come operatore sanitario a febbraio e lo ha pubblicizzato sulla propria bacheca dicendo «Voglio proteggere me e tutte le persone con cui vengo quotidianamente a contatto dal rischio del contagio». Anche l’assessore regionale Fdi Gianni Berrino ha fatto il vaccino e ha postato l’invito a farlo sui social e, inoltre, condivide gli appuntamenti vaccinali della Regione.

La serpe in seno di Bucci (anche il sindaco ha reso pubblico il suo vaccino e propaganda le campagne vaccinali della Regione), ma soprattutto di Toti, si chiama Lega, il partito che sta sgomitando nella previsione, alle Comunali, di perdere una bella fetta della rappresentanza conquistata alla passata tornata e di diventare leggerissima nella coalizione o di uscirne del tutto. Ben vengano, dunque, anche i voti dei no vax e dei no green pass che in molti cercano di accalappiare.

Il consigliere delegato leghista alla Partecipazione dei cittadini alle scelte dell’Amministrazione in tema di edilizia residenziale pubblica di Tursi Fabio Ariotti non ha mai fatto mistero di essere no vax e no green pass e dà “lezioni” di diritto costituzionale su Facebook.

Il green pass è costituzionale?

Prima di mostrarvi quel che scrive Ariotti sui social, spieghiamo come stanno le cose. Il principale articolo citato in chiave avverso al Green pass obbligatorio è l’articolo 32 della Costituzione, secondo il quale il diritto alla salute deve essere tutelato sia come diritto individuale che come interesse della collettività. In altre parole, ognuno ha diritto a curare (o meno) la propria salute come meglio crede a patto che ciò non confligga con l’interesse alla salubrità della collettività. Prevedere il Green pass come obbligatorio equivale a violare il diritto alla salute di cui all’articolo 32 della Costituzione o altre libertà fondamentali? Difficile che la Corte Costituzionale possa arrivare a questa conclusione. In primo luogo, il Green pass non impone di vaccinarsi. Esiste l’opzione del tampone. Scomoda, ma esiste. In secondo luogo, è la stessa Costituzione che, praticamente in ogni suo articolo, prevede la possibilità che le libertà fondamentali siano limitate a vantaggio di altri interessi costituzionalmente rilevanti, tutto legittimo a patto che sia rispettato il principio di ragionevolezza. È, dunque, ragionevole privare un non vaccinato del posto al chiuso al ristorante se ciò incrementa il livello di tutela della salute degli altri individui presenti, tanto più considerando che al non vaccinato rimane quello all’aperto.

Eppure Ariotti…

Ma è anche l’assessore regionale leghista Andrea Benveduti a fare sulla propria bacheca una continua campagna no covid pass (lui preferisce chiamarlo così, invece di green pass) e contro i vaccini a bambini e ragazzi puntando sulla libertà di scelta per gli adulti. Una posizione che per molti versi è diametralmente opposta a quella del suo presidente, Giovanni Toti.

Qual è la posizione di Toti? «Vaccinare il maggior numero di persone e raggiungere l’immunità di gregge è l’unica strada per tornare alla normalità, per recuperare la nostra libertà – dice -. Dobbiamo affidarci alla scienza e proseguire nella campagna vaccinale». E poi: «Il vaccino – continua – è indispensabile per evitare che i reparti degli ospedali siano sovraccarichi di pazienti Covid, per ridurre ai minimi termini i decessi ed evitare di tornare a rivivere i tragici mesi che abbiamo passato in questo anno e mezzo: dobbiamo andare avanti, questa è una battaglia per il nostro futuro che non possiamo permetterci di perdere». E sul green pass: «Meglio il green pass del lockdown! Deve servire per non richiudere mai più il Paese. È chiaro che dove il Covid non circola, il Green pass è uno strumento pressoché inutile. Ma deve essere altrettanto chiaro che dove il contagio sta aumentando, e purtroppo sta succedendo in quasi tutte le regioni, tra tornare a chiudere e usare il Green pass, questa seconda ipotesi è l’unica possibile. A meno che qualcuno non preferisca le vecchie zone arancioni e rosse con le saracinesche dei locali abbassate per tutti.Il Green pass deve sostituire la chiusura delle attività economiche e sociali ed evitare il lockdown!». E ancora «La mia libertà di non vaccinarmi non può costringere un vaccinato a tornare ai tempi cupi del lockdown».
Il presidente della Regione ha postato anche uno schema chiarificatore

Può un assessore alle attività produttive contrario al green pass continuare a rimanere nella giunta guidata da un presidente che il green pass lo ritiene necessario sia per la salute pubblica sia per evitare un nuovo, letale, lockdown per le stesse imprese? Può Benveduti restare al suo posto pur non condividendo la posizione e l’approccio di Toti all’emergenza delle emergenze? Può contemporanamente postare millemila messaggi “no covid pass” sulla sua bacheca e partecipare alle decisioni della giunta pro covid pass?

Per la cronaca, tra i messaggi ce n’è anche uno che rilancia (provocatoriamente, nei commenti lo dice lo stesso Benveduti) due passi dell’Apocalisse di Giovanni.

Quale migliore argomento che l’Apocalisse per pescare consensi nel laghetto populista? È qualcosa che terrorizza secolo dopo secolo, da un paio di millenni, le persone.
È proprio dall’Apocalisse che l’eresiarca Fra Dolcino trae spunto per le sue lettere con cui sfida la Chiesa, cioè il potere dell’epoca.

I dolciniani 2.0 in piazza, corsi e ricorsi storici del populismo millenarista

Ricordate il monaco Salvatore de “Il nome della rosa” di Umberto Eco (1980), nell’omonimo film, diretto da Jean-Jacques Annaud nel 1986?

Penitenziàgite è abbreviazione in volgare della frase latina “Poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum” (Fate penitenza, ché il regno dei cieli è vicino). Fu il motto del movimento ereticale degli Apostolici fondato da Gherardo Segarelli alla fine del XIII secolo e che, quando questo fu bruciato sul rogo, fu guidato da fra Dolcino da Novara, che pure lui finì la sua vita in un autodafé.

Per inciso, anche il monaco Salvatore de “Il nome della Rosa” non fa una bella fine. Nel libro viene torturato e quindi portato via con sé dall’inquisitore Bernardo Gui, inviato dal Papa. La sua fine non è scritta, ma si intuisce. Nel film muore direttamente tra le fiamme dopo il processo per eresia.

Segarelli, privo di istruzione, comincia la sua predicazione intorno al 1260 (anno della peregrinazione dei flagellanti). I primi a seguirlo sono porcari, mandriani e pulitori di latrine. Certamente il suo seguito è formato da gente assai modesta, che vede nelle sue idee la possibilità della salvezza eterna e di una qualche rivalsa verso i poteri precostituiti.

Alla morte di Segarelli, Dolcino, decisamente meno “semplice” e più istruito del suo predecessore, riesce facilmente a trascinarsi dietro la corte dei miracoli raccolta dalle istanze del fondatore. Prende spunto proprio dall’Apocalisse di Giovanni per la lettera-manifesto, con la quale si autonomina capo indiscusso del movimento apostolico. Diffonde le sue teorie millenaristiche.

Il millenarismo è la credenza da parte di gruppi o movimenti religiosi, sociali o politici nell’arrivo di una fondamentale trasformazione della società, dopo la quale “tutto sarà cambiato”. Questi movimenti credono in un radicale cambiamento della società dopo un grande cataclisma o un evento trasformativo (quale è stato il Covid, ad esempio).

Ma torniamo a Dolcino: la disperazione del perseguitato produce un’esaltazione e un’autodivinazione tipiche della dottrina del “Libero Spirito”, i cui fanatici ritengono di aver acquisito prodigiosi poteri (tra cui la profezia e la conoscenza di tutto ciò che è presente in cielo e in terra). Il programma si basa sull’eliminazione del potere (allora la gerarchia ecclesiastica e il feudalesimo) e la liberazione umana da qualsiasi limitazione e dal potere radicato. Qualsiasi azione anche nefanda viene giustificata perché Dolcino e i suoi seguaci si considerano più perfetti e santi di qualsiasi altro uomo, e considerano quindi quindi giusto che difendersi con qualsiasi mezzo dalla malvagia persecuzione attuata nei loro confronti.

Vi ricorda qualcosa? Corsi e ricorsi storici. Ma qui facciamo un salto di 4 secoli e mezzo, nell’Illuminismo di Giambattista Vico.

Per inciso, Dante, nella Divina Commedia, destina Dolcino alla bolgia dei seminatori di discordie e degli scismatici; poiché però l’azione è ambientata nel 1300, quando egli era ancora vivo, Dante non lo incontra durante la sua visita all’Inferno, ma è Maometto, che si trova in quella stessa bolgia, a preannunciargli il suo arrivo. E chissà se la “compagnia” piacerà ai dolciniani 2.0.

Gli asini volano? Le bufale, anche se di gruppo, non sono opinioni

GenovaQuotidiana ha deciso dall’inizio di non dare voce a manifestazioni non autorizzate al cui interno si propugnano tesi senza fondamento scientifico e si istiga al non rispetto delle regole di tutela della salute pubblica, oltre al fatto che creano assembramenti rischiosi, con i partecipanti quasi tutti senza mascherina, in un momento in cui i contagi si stanno rialzando e le terapie intensive vedono da giorni, ogni giorno, un nuovo ricoverato. Se un gruppo di persone grida che gli asini volano, per noi non è “opinione”, è bufala. E diventa notizia, di cronaca, solo quando si creano disagi alla popolazione: migliaia di genovesi, ieri, sono rimasti paralizzati nel traffico sui loro mezzi o a piedi in attesa del bus. Una maggioranza silenziosa di persone che fa la propria parte per fermare la pandemia privata dei propri diritti da un manipolo di “allergici alle regole”. Lo facciamo scientemente, sapendo che perdiamo click e visualizzazioni, ma per noi va bene così. Ieri Facebook ha cancellato diversi video mandati in diretta dai manifestanti a causa della violenza dei contenuti verbali. Se quei giornalisti a cui i no vax gridano insulti e minacce e lanciano monetine non fossero lì a documentare, la protesta sarebbe ridimensionata alla sua vera proporzione: un manipolo di terrapiattisti della salute pubblica contro un milione di liguri che hanno già scelto il vaccino e rispettano le regole. Non biasimiamo né ci permettiamo di criticare gli editori che hanno scelto diversamente da noi, semplicemente, in coscienza, non ci sentiamo di mandare in diretta bufale, insulti a 360 gradi, minacce, lanci di monetine di un corteo che non sta nel quadro delle regole civili e delle leggi di questo Stato anche solo per dovere di cronaca. Diamo, per questo, semplicemente conto delle sue conseguenze per la popolazione.

L’Ordine e i sindacati

Questo il comunicato dell’Ordine e dell’Associazione ligure dei giornalisti dopo i fatti di ieri sera: «Continuano a ripetersi le manifestazioni intimidatorie e di contestazione da parte dei manifestanti anti-green pass che hanno per bersaglio i giornalisti.Anche ieri a Genova tra lanci di monetine e insulti si è ripetuto l’indegno copione di chi ha insofferenza per la libertà di informazione e il diritto di cronaca. L’Ordine dei giornalisti della Liguria e l’Associazione Ligure dei Giornalisti condannano severamente questi episodi tesi a creare un clima di intolleranza e intimidazione ed esprimono solidarietà ai colleghi impegnati a garantire una puntuale ed obiettiva al servizio dei lettori».

«La Cgil condanna questi comportamenti che vedono nella stampa uno dei nemici da abbattere – dicono Igor Magni, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova e Fulvia Veirana, segretario generale Cgil Liguria -. Si tratta di un atteggiamento pericoloso e lesivo della dignità delle persone, nonché miope, poiché tali personaggi non si rendono conto che è proprio grazie al lavoro della stampa che le loro istanze, giuste o sbagliate che siano, sono portate all’attenzione dell’opinione pubblica. La solidarietà della Cgil va a tutte e tutti gli operatori della comunicazione che quotidianamente svolgono il loro lavoro con grande professionalità, contribuendo in modo determinante alla difesa e allo sviluppo della libertà di stampa e di tutte le altre libertà sancite dalla nostra Costituzione».

«Stigmatizziamo i comportamenti violenti, verbali e fisici, che hanno caratterizzato negli ultimi due sabati i cortei dei “no green pass” – dice Luca Maestripieri, segretario generale Cisl Liguria -. Le aggressioni verbali e le minacce agli operatori dell’informazione, il lancio di monetine, gli insulti sessisti sono l’esatta rappresentazione dell’idea di “libertà” che queste persone hanno: libertà per se stessi di danneggiare gli altri, compresi tutti i cittadini che non hanno potuto usufruire dei mezzi pubblici e che sono rimasti imbottigliati a causa del blocco stradale non autorizzato. La Cisl chiede tutele per tutti questi soggetti, giornalisti, cineoperatori e cittadini, anche a riguardo del potenziale contagio che un’assembramento come quello di ieri e dell’altro sabato, con tutti i manifestanti senza mascherina, può determinare. Crediamo che le misure disposte dal ministro Lamorgese vadano applicate con fermezza per tutelare gli operatori dell’informazione, i cittadini e la libertà di tutti, violentata da un pugno di persone senza regole né rispetto per nessuno».

«Anche questa volta alcuni no no green pass, forti della loro bislacca idea di democrazia, hanno rivolto insulti violenti e sessisti a una giornalista precaria durante la manifestazione di ieri a Genova e hanno tirato con sdegno delle monetine a un video operatore Rai – dice Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria -. Al netto delle motivazioni che hanno portato in piazza migliaia di manifestanti, questa deriva violenta e populista ci preoccupa perché mette a serio rischio la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori dell’informazione intenti a svolgere il loro lavoro. Occorre intervenire in fretta, per stabilire quali siano i limiti entro i quali è possibile  trasformare una libera manifestazione in una gazzarra pericolosa senza capo né coda, che confonde i diritti e i doveri delle persone con un circo inaccettabile.

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