Oggi a Genova 

Mala movida, dopo l’ultimo weekend il comitato dei residenti sbotta: «Amministrazione inadeguata»

Altre due sere di baccano, con schiamazzi, concerti non autorizzati e risse. Oltre a quella di sabato notte in via San Bernardo, dove è intervenuta la polizia locale e tre agenti sono rimasti feriti, ce n’è stata anche una nello stesso posto venerdì, ma non è intervenuto nessuno. Il centro storico è in ostaggio di qualche centinaio di minorenni o da poco maggiorenni e il comitato Vivere il Centro Storico accusa: «Il Comune non ci sta tutelando»

Franca Giannini, coordinatrice del comitato Vivere il Centro Storico, recapita la missiva del comitato stesso che dice: «I residenti ne hanno abbastanza dei proclami e degli spot elettorali, mentre si aggrava la situazione di totale abbandono al degrado che colpisce tutti e a tutti i livelli, favorito dalle scelte sbagliate di questa Amministrazione e dalla manifesta mancanza di capacità ad affrontare per tempo situazioni ormai conclamate e prevedibili».
«Un’Amministrazione – continua la lettera – che ha scelto di rimanere sorda di fronte alle richieste e alle proposte di soluzioni avanzate dai residenti, che chiedevano ancor prima delle riaperture, a novembre scorso, che si facesse una riflessione seria sul centro storico, su quanto già avvenuto dopo il primo lockdown e sulle scelte richieste da una situazione già allora fuori controllo e devastante. Un’Amministrazione che si manifesta, aldilà dei citati “proclami” e “spot elettorali” carente di competenze, con evidenti “conflitti di interesse” nelle figure che dovrebbero occuparsi della valorizzazione e vivibilità del centro storico, costituzionalmente sbilanciate nel favorire esclusivamente gli interessi economici del gruppo di baristi che esercitano la loro attività prevalente, se non esclusiva, nella vendita di alcol notturna: nel corso di tutta la settimana fino alle tre, grazie ad una ordinanza del Sindaco (in realtà il riferimento non è a ordinanze recenti, ma alla decisione di Marco Bucci di non reiterare, 4 anni fa, la chiusura anticipata dei locali imposta dal suo predecessore Marco Doria n. d. r.) che ha determinato, dalla sua entrata in vigore, un’esponenziale peggioramento, invano denunciato, della situazione già notoriamente pesantissima per la incivile frequentazione notturna di persone alterate dall’alcol e non solo, per giunta sempre più giovani e addirittura minorenni, favorendone di fatto la propensione all’alcolismo, denunciato anche dai medici ospedalieri per i sempre più numerosi ricoveri».

Anche i recenti rilevamenti fonometrici che l’Amministrazione ha avviato nelle case dei cittadini, pur confermando il livello di rumore, parlano più che di baccano fatto dai locali che non rispettano le regole (molti dei quali sono già stati chiusi in questi giorni con sospensione di 30 giorni e successiva chiusura alle 21:30 nei sei mesi successivi mentre a uno, a cui si dovrebbe aggiungere almeno un secondo, la licenza è stata proprio revocata) hanno messo in luce che il chiasso esiste anche dove locali non ce ne sono. Per questo anche chiudendo i locali il caos non sta scemando.

La fonte del rumore sono i ragazzi che sciamano nella città vecchia, portandosi anche l’alcol in bottiglia da casa, in zaini e sacchetti, che arrivano con casse acustiche portatili e persino con fuochi d’artificio.

Ormai in centro storico il mix di alcol e droga a cui tanti ragazzi si dedicano viene chiamato “apericrack”: lo sballo con 5 euro di chupiti e 5 euro di crack. Da sempre, incomprensibilmente, alcuni dei residenti se la prendono con tutti i locali, quelli virtuosi come quelli che creano problemi. Il loro disagio è forte e reale, ma spostare il problema concentrandolo, tra l’altro, dove non sempre è, non aiuta a trovare una soluzione.

Vero è che l’Amministrazione si è fatta trovare fortemente impreparata alla riapertura dopo il coprifuoco, senza un “progetto movida” più volte chiesto dagli abitanti e anche dal Municipio Centro Est e senza le ordinanze alcol per tutto il centro storico rinnovate. Vero è anche che l’assessore a Commercio e Centro storico Paola Bordilli ha dichiarato a un quotidiano di essere intervenuta nel centro storico con la Polizia locale raccontando di come un gruppo di ragazzi siano stati “graziati” dalla multa di 500 euro per sua scelta anche se con la birra in mano dopo l’ordinanza del Sindaco che vieta di bere o trasportare alcol nella movida e altrettanto vero è che questo ha fortemente compromesso la percezione a proposito della reale intenzione dell’Amministrazione di perseguire gli inottemperanti sia agli occhi dei ragazzi sia a quelli dei residenti.

Vero è anche che dell’investimento di 25 milioni di euro per il centro storico ben 8,5 milioni sono finiti in agevolazioni o sgravi ai commercianti (anche per i “dehors Covid” anche in zona non movida, alcuni dei quali stanno suscitando le proteste della popolazione per il rumore) e solo 25 mila euro per attenuare i disagi della movida, una cifra che probabilmente basta appena per il rimborso spese per metà anni ai volontari della Protezione civile e dell’Associazione Carabinieri quando intervengono. Non ci sono investimenti per iniziative sociali sulla movida, al momento nemmeno per la sua delocalizzazione. Tra l’altro, quanto previsto dal Questore, lo spostamento sulle riviere e sui lungomare genovesi per la stagione estiva, al momento è molto limitato contrariamente a quanto accaduto negli anni passati.
Nel piano “Caruggi” gestito da Bordilli si sono elargiti fondi (tanti) per pagare l’affitto ai commercianti e non far pagare il suolo pubblico ai dehors, ma nemmeno un euro è stato destinato per pagare le doppie finestre e l’impianto di condizionamento ai cittadini che le istituzioni non riescono a fare vivere nella quiete. Quando gli abitanti parlano di “sbilanciamento” e si chiedono se l’assessore competente a Commercio e Centro storico non sia nei fatti più assessore al primo che al secondo, non si può non comprendere i loro dubbi.

Insomma: messaggi e interventi a corrente alternata, deboli, quasi sempre non congrui, mai organizzati in un progetto, quasi mai col coinvolgimento di cittadini e Municipio: questo ha alzato la barriera tra residenti e Amministrazione, una barriera che rischia di diventare frattura totale e di finire in quelle cause civili contro il Comune che in altre città hanno avuto successo.

«Il conseguente e documentato danno alla salute dei residenti, sottoposti a livelli di rumore notturno equivalenti a quelli “sul bordo di un’autostrada” e ultimamente addirittura a quelli di una “zona industriale” – per non parlare degli 80 decibel raggiunti quando vengono dati colpi alle saracinesche – è ormai conclamato e sta letteralmente distruggendo l’esistenza di tantissime persone, colpite nello stato di salute, nella capacità lavorativa e conseguen- temente anche nella necessaria sicurezza mentre devono esercitare la propria attività diurna, privati del necessario sonno. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione – conclude il comitato -. Il Sindaco ha il compito di tutelare la salute pubblica e non lo sta facendo».

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