Gabbie per i richiami troppo piccole, denunce penali per due cacciatori

I due hanno tenuto i volatili in «condizioni incompatibili con la loro natura». I difensori di sinistra dei cacciatori se la prendono con «i grandi sostenitori della caccia e gli esponenti leghisti» che a loro dire non avrebbero normato le dimensioni fuori dal periodo di caccia in modo da evitare le complicazioni penali. Ma un regolamento, anche se provinciale e non regionale, esiste. In palio: i voti delle doppiette.

Il paladino dei cacciatori nel gruppo regionale Pd-Articolo Uno è lo spezzino e si chiama Davide Natale. È lui, quando parla di «grandi sostenitori della caccia» e di «esponenti leghisti»a scagliarsi, verosimilmente, contro il vice presidente della Regione e assessore alla Caccia Alessandro Piana e contro il quasi omonimo Alessio Piana che ha notoriamente nella sua base elettorale molti cacciatori, entrambi esponenti del Carroccio. La maggioranza viene accusata di non aver normato le misure delle gabbie dei richiami vivi (uccellini selvatici che vengono tenuti in cattività per richiamare i loro simili perché le doppiette possano sparare agevolmente) e di aver per questo messo in difficoltà i cacciatori pizzicati a tenere gli animali in un periodo di divieto di caccia in condizioni appunto, non compatibili alla loro natura. «All’interno del regolamento regionale, sono previste le dimensioni delle gabbie da utilizzare in periodo di caccia ma non in tutto il resto dell’anno. Un vulnus normativo che ha avuto come conseguenza due denunce penali creando preoccupazione per chi svolge l’attività».
«Sono convinto – conclude il consigliere di opposizione – che, al di là di come la si pensi sul singolo argomento, le colpe di una norma mal scritta non possano essere pagate dai cittadini. Chiedo all’assessore regionale e ai vari consiglieri di portare in consiglio la modifica del regolamento, riconoscere le proprie responsabilità politiche e di mettere una pezza alla norma prima che si moltiplichi il numero delle denunce».

Peccato che il fatto sia accaduto alla Spezia, dove esiste un regolamento provinciale che norma la detenzione dei richiami in periodo diverso da quello della caccia.

«L’utilizzo degli uccelli come richiami è una pratica particolarmente crudele legata alla caccia – dicono alla Lipu -. Colpisce ogni anno migliaia di piccoli uccelli migratori come allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle. Oggi detenere gli uccelli come richiami vivi è permesso. Bisogna abolire questa pratica cruenta. Gli uccelli utilizzati come richiami vivi sono catturati, rinchiusi in piccole gabbie e sottoposti per tutta la vita a una detenzione durissima. Questo segna la fine della loro libertà e l’inizio di un’esistenza di sofferenze. Sono tenuti forzatamente al buio in modo che perdano la percezione del tempo e cantino fuori stagione. Il loro canto splendido diventa strumento di morte. Vengono infatti utilizzati dai cacciatori, in autunno e in inverno, come esche sonore per attirare altri uccelli selvatici, da abbattere a fucilate. La Lipu vuole fermare questo ciclo crudele e per questo ha creato la campagna “No ai richiami vivi” e una grande petizione a suo sostegno. Abbiamo chiesto la partecipazione attiva di testimonial e mezzi di comunicazione per informare e sensibilizzare il maggior numero di persone a questo grave problema di maltrattamento degli animali».

La Lac ha lanciato, qualche tempo fa, una petizione online che ha ottenuto più di 132mila firme. «È permesso tenere animali rinchiusi tutta la vita in minuscole gabbie, della dimensione di un foglio A4, per fungere da richiamo verso i propri simili ed attirarli così verso lo sparo di un fucile durante il periodo venatorio – si legge sulla petizione -. I richiami vivi sono detenuti in condizioni durissime, per molto tempo al buio in modo che perdano la percezione del tempo e scambino il periodo in cui verranno esposti al capanno per la primavera. Il loro canto così attirerà maggiormente, riempiendo il carniere del cacciatore. Vivono in gabbia in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di distendere le ali destinate così ad atrofizzarsi e di fare le quotidiane abluzioni e bagni di sabbia, che in natura  amano fare per proteggersi dai parassiti. Costretti ad una detenzione dove le zampe si ricoprono di piaghe e ulcere, nella quale il tasso di mortalità è impressionante. A queste migliaia di piccoli uccelli migratori come allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle è negata la libertà quotidiana di volare e seguire il loro istinto che li porterebbe a volare per chilometri e chilometri durante le stagioni migratorie. Migliaia perché ogni anno il “capannista” deve procurarsi degli uccelli freschi, per ragioni di richiamo o per rimpiazzare quanti sono morti nel corso dell’anno precedente. Oltre a queste specie vengono utilizzate anche anatidi per la caccia da appostamenti acquatici. Per questa pratica crudele vengono utilizzati uccelli allevati appositamente, ma troppo spesso anche frutto di catture illegali. Ogni anno  i traffici illeciti di uccelli scoperti sono tantissimi e rappresentano solo la punta di un iceberg di un business incredibile che svuota i nostri cieli e condanna gli uccelli selvatici a un’insopportabile prigionia. Per l’utilizzo ai fini di richiamo, a queste specie verrà negata la possibilità di esplicare l’attività fisiologica, un maltrattamento che cesserà solo con la fine dei loro giorni. Ai cacciatori, in alternativa ai richiami vivi, la normativa già ora consente fischietti o altri strumenti a bocca o a mano, oltre a stampi in plastica raffiguranti specie cacciabili. Mentre è già vietato l’utilizzo di richiami elettroacustici, a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, perché ha una incontrollabile e forte attrattiva per l’avifauna, ne è però ammessa la vendita, cosa che oggigiorno ne porta ad un utilizzo illegale e diffuso».

Ecco i passi del regolamento provinciale della Spezia che riguardano i richiami vivi.

I richiami vivi al termine del periodo di caccia stabilito dal calendario venatorio regionale devono essere tenuti in apposite gabbie o locali di dimensioni adeguate al numero di soggetti detenuti, al fine di garantire adeguate condizioni igienico-sanitarie. I richiami vivi devono essere detenuti durante il periodo di caccia, trasporto ed utilizzo, in gabbie aventi le seguenti dimensioni minime interne:

_ cm. 25X30X25 di altezza per il merlo, il tordo bottaccio, il tordo sassello, la cesena e lo storno,

_ cm. 20X15X20 di altezza per l’allodola, il passero d’Italia e la passera mattugia.

Ciascuna gabbia può contenere un solo esemplare delle specie suddette.

Le gabbie devono essere costruite con elementi di legno o materiale plastico aventi sezione tonda e diametro non inferiore a mm. 4 evitando l’uso di reti e delle sbarrette metalliche nelle pareti esterne ed in quelle superiori. Inoltre, esse devono essere provviste di un posatoio orizzontale in plastica, con sezione tonda e diametro non inferiore a mm. 8. Sono vietate le gabbie in ferro o altro materiale che possono provocare traumi od escoriazioni all’uccello.

Nelle gabbie utilizzate per la detenzione delle allodole la parte superiore deve sempre essere costituita da un telo in modo che gli urti dovuti al particolare comportamento di questa specie vengano convenientemente attutiti.

Le gabbie devono sempre essere munite di adeguati contenitori (beverino e mangiatoia) per l’acqua e il cibo sufficienti e devono essere mantenute nel rispetto delle condizioni igienico-sanitarie. La costante disponibilità di acqua pulita e di specifici mangimi, come pure la periodica pulizia del fondo delle gabbie dagli escrementi, sono condizioni necessarie che concorrono ad assicurare il benessere dell’uccello.

Per quanto attiene al trasporto delle specie pavoncella e colombaccio, è necessario che lo stesso avvenga utilizzando ceste di vimini o cassette di legno con tetto in tela, dove possono essere trasportati anche più esemplari insieme. In particolare le pavoncelle vanno poste in casse di legno o plastica con fondo in rete rigida (di metallo o di plastica) a maglie fitte e parte superiore in tela, con un taglio centrale per permettere il passaggio della mano e dimensioni di 100 (lunghezza) X 50 (larghezza) X 40 (altezza)

cm; sono necessari almeno 40 fori laterali di aerazione. In ogni cassa non vanno posti più di 10 soggetti. I colombacci possono essere trasportati in cassette o in ceste di vimini di dimensioni analoghe a quelle indicate per la pavoncella.

È consentita, per le gabbie già in uso, una tolleranza del 10% alle misure di cui alla lettera a) e b) di cui sopra fino al 30/11/97;

È vietato l’utilizzo di uccelli feriti o malati.

La detenzione e/o l’utilizzo deve essere, comunque, conforme con quanto stabilito dall’art. 727 del codice penale e dalle normative vigenti. I richiami mutilati, accecati, malati o con anello non conforme ovvero appartenenti a specie non consentite devono essere sequestrati dai soggetti preposti alla vigilanza e messi a disposizione della Provincia per la loro liberazione o collocazione presso centri di recupero per la fauna selvatica autorizzati. Ai sensi dell’art. 30 comma 1 Legge Regionale 29/94, i richiami vivi privi di anello rilasciato ai sensi del presente regolamento sono immediatamente liberati dal personale di vigilanza con apposito verbale di liberazione.

Ai sensi della Legge 157/92 art. 5 comma 9 e art. 30 Legge Regionale 29/94 è vietato in tutto il territorio della provincia della Spezia la vendita di uccelli di cattura utilizzabili come richiami vivi per l’attività venatoria da appostamento.


Il giorno dopo arriva la replica dei leghisti: il capogruppo e del consigliere regionale Stefano Mai e Alessio Piana: «Macché “vuoto normativo”. E’ vergognoso e da irresponsabili speculare politicamente sulla pelle dei cittadini, in questo caso di cacciatori, che si trovano nella condizione di dover affrontare procedimenti penali – dicono i due -. In ogni caso, il consigliere del Pd Davide Natale farebbe meglio a documentarsi prima di rilasciare dichiarazioni su ciò che non conosce. Infatti, il regolamento regionale vigente sull’attività venatoria, approvato nel 2019, ha acquisito il parere favorevole dell’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra) e non è mai stato oggetto di impugnativa. Tale regolamento prevede che gli uccelli possano essere detenuti in gabbia anche durante la stabulazione. L’eventuale detenzione in gabbie utilizzate anche per il periodo di caccia non può quindi essere configurato come un reato penale di maltrattamento. Tuttavia, da quando è in atto questa verifica sui detentori di richiami vivi, voluta dal Governo Conte II e attualmente in corso in Liguria e in tutta Italia, si sono verificate interpretazioni e applicazioni delle norme non uniformi e incoerenti. Appena venuti a conoscenza della problematica, la Lega in Regione Liguria si è messa al lavoro per scongiurare il protrarsi di questa situazione e supportare i soggetti preposti alle verifiche con la messa a disposizione di strumenti chiari e inequivocabili. È quindi in atto una serie di contatti con le autorità, anche sanitarie, al fine di dirimere la situazione ed evitare che in eventuali futuri controlli possano generarsi incomprensioni. La materia è molto tecnica e delicata. Inoltre, quando c’é di mezzo il benessere animale entrano in gioco le emozioni e la sensibilità. Quello che deve guidare gli Enti però è il buonsenso e la razionalità».

Lo hanno dichiarato il capogruppo e il consigliere regionale Stefano Mai e Alessio Piana (Lega), replicando alle dichiarazioni del consigliere regionale Davide Natale (Pd) sul caso di due cacciatori denunciati nello Spezzino.

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