Digos e Antiterrorismo smantellano l'”Ultima legione”. Perquisizioni anche a Genova

Suprematisti, razzisti etnici e religiosi, negazionisti della Shoah, complottisti per quanto riguarda le origini della pandemia, anti islamici, omofobi, nostalgici del Ventennio tanto da provare a ricostituire il partito di Mussolini. Su Whatsapp e Telegram scrivevano messaggi contro la Resistenza e contro la Costituzione e tentavano di allestire un’organizzazione neofascista. Gli investigatori non escludono che potessero mettere in atto azioni violente. Tra gli indagati un 50enne genovese

Un’altra rete di estrema destra smantellata. Questa volta l’indagine è stata condotta dell’Antiterrorismo della Polizia di Stato e della Digos dell’Aquila coordinate dalla Procura della città abruzzese oltre che dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Perquisizioni in 18 province, tra cui Genova e La Spezia, al termine di un’indagine durata un anno e mezzo che ha raccolto dati e informazioni sulle chat delle messaggerie attraverso le quali gli organizzatori reclutavano militanti e portavano ad esempio le stragi suprematiste. La violenza era considerata “la strada” per raggiungere il potere cavalcando il malessere e lo scontento della crisi economica causata dal Covid. Una di queste chat aveva un titolo inequivocabile: si chiamava “Boia chi molla”. Lì c’era chi assicurava che «Le armi si trovano». Ai militanti dell'”Ultima Legione” è stato sequestrato parecchio materiale propagandistico e oggettistica di chiaro stampo fascista, ma anche pistole, coltelli, katane e altre armi.
A Genova gli aderenti a “Ultima Legione” si conterebbero sulle dita di una mano. Tra questi anche un cinquantenne di San Fruttuoso non nuovo ad azioni riconducibili all’ideologia fascista. Ha a suo carico anche una denuncia per apologia per aver fatto il saluto romano a una manifestazione di commemorazione dei caduti delle foibe.

Un banchetto di “Ultima Legione” in corso Italia
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