Mentono per percepire il reddito di cittadinanza, scoperti dai carabinieri
I Carabinieri per la Tutela del Lavoro hanno stroncato l’attività di una banda di truffatori che utilizzavano una “variante” del metodo di assegnazione del reddito
Il 10 maggio scorso i militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Genova e del Comando Stazione Carabinieri di Genova Pra’, nel corso di attività finalizzata e rivolta al contrasto della frode per la percezione indebita di indennità di sostegno al reddito, hanno denunciato in stato di libertà sei persone per aver percepito illegalmente il reddito di cittadinanza :
- P. G. S. L., nata in Romania nel 2000 s.f.d;
- J. L., nata in Romania nel 1973 s.f.d.;
- J. I., nata in Romania nel 1985 s.f.d;
- N. M., nata in Romania nel 1993 s.f.d;
- M. S. M., nata in Romania nel 1988 s.f.d;
- C. I., nata in Romania nel 1968 s.f.d;
Le indagini, scaturite a seguito di indicazioni relative alla presenza di diversi cittadini Rumeni che si erano presentate in alcune agenzie postali della Città di Genova riscuotendo il beneficio economico per il tramite della Carta Postale attestando di risiedere nella Provincia di Milano – dove avevano scrupolosamente presentato richiesta di integrazione al reddito presso il patronato ubicato in via Faenza-, consentivano di rilevare una vera e propria “processione” di soggetti provenienti da distinte zone della città di Milano, e per lo più – per alcuni di loro – abitanti nella medesima via.
Dai riscontri incrociati presso il Comune di Milano, l’INPS e gli Istituti comprensivi di zona, controlli che permettevano di accertare che i suddetti non erano mai stati censiti – salvo uno dei soggetti – in nessuna banca dati anagrafica e che tutti risultavano irreperibili sul territorio nazionale, emergeva che i cittadini romeni avevano scientemente dichiarato il falso, attestando artatamente di possedere i requisiti minimi richiesti dalle norme in vigore con prioritario riferimento all’obbligo d’ingresso sul territorio nazionale da oltre 10 anni e avere residenza anagrafica da almeno due, traendo siffatto in errore l’Ente erogatore. Parimenti erano avviate le procedure per revocare l’accoglimento del beneficio economico e procedere al recupero delle somme, il cui danno ammonta a circa 14.000,00 Euro.


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