Commercio 

Fipe Confcommercio protesta a Roma. A Genova manifestazione il 13 aprile in piazza della Vittoria

L’appuntamento dei piccoli imprenditori di bar e ristoranti è alle 9 del mattino. «Sarà una forma di protesta ordinata e costruttiva, coerente con lo stile di una Federazione che ha sempre cercato un confronto con le istituzioni, rifuggendo populismi, polemiche e strumentalizzazioni e che oggi vuole dare un altro segnale forte» dicono all’associazione

Martedì 13 aprile, la Federazione nazionale Fipe Confcommercio scenderà in piazza a Roma per una protesta ordinata quanto decisa. «Il combinato di incertezza e mancanza di prospettive fa male quasi più delle chiusure. La situazione è complessa, ma senza prospettive certe e credibili si finisce nel caos – afferma il presidente nazionale dell’associazione Lino Enrico Stoppani –. Non si può continuare a lanciare la palla in avanti, perché le imprese non sono in un campo di gioco, ma in una palude, dove sprofondano ogni giorno di più, mentre gli indennizzi non bastano certamente a risollevarle. L’incertezza ha ormai un peso economico e psicologico insostenibile per decine di migliaia di imprese serie che hanno bisogno di programmare per tempo la loro attività. Possiamo riaprire ed assumerci l’impegno di farlo in sicurezza, tra distanziamenti e rafforzamento dei protocolli. Viceversa, senza prospettive certe e credibili e lo sforzo di costruire insieme una soluzione, si finisce nel caos»

Fipe Confcommercio Liguria, a Genova, si unirà alla protesta nazionale, raccogliendosi in piazza «per dare coralmente volto e voce all’esasperazione di un settore in ginocchio, per chiedere direttamente al Governo, e alla politica in generale, un impegno preciso: una data della ripartenza e un piano per farlo in sicurezza».

“Anche in Liguria sentiamo di dover dare un forte segnale pubblico e di unirci alla protesta di Roma a dimostrazione dell’impegno in questi mesi a fianco dei nostri associati – spiega Alessandro Cavo presidente Fipe Confcommercio Liguria –  L’ultimo decreto ha nuovamente rinviato la data di apertura dei pubblici esercizi, uno dei settori che stanno maggiormente pagando il prezzo della pandemia. Tutta questa incertezza non è più sostenibile da parte delle nostre imprese che non riescono a far fronte alle numerose spese fisse e che non hanno ottenuto ristori sufficienti per traguardare un’uscita dalla crisi economica che stanno attraversando. Troppe incertezze e impossibilità di pianificare il lavoro in modo serio, le nostre imprese non possono venire gestite in questo modo».

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