Ristorante aperto “con polemica”, sanzioni della Polizia locale a gestori e clienti

Quando gli agenti sono arrivati, i gestori avevano 17 persone ai tavoli e la risposta pronta: «Stiamo effettuando servizio di mensa come prevede la legge». Ma 5 dei clienti non appartenevano ad aziende convenzionate. Così è scattata la sanzione del 1º distretto per loro e per il locale

I gestori del locale avevano postato su Facebook e inviato via Whatsapp ai clienti l’invito (in polemica col Governo) ad andare a pranzare e cenare, promettendo anche uno sconto per chi avesse pagato in contanti.
Nella giornata di ieri il nucleo Reati Predatori del 1º distretto di Polizia locale, in servizio nel centro cittadino per i consueti controlli, ha verificato la segnalazione di alcuni cittadini i quali sostenevano che il ristorante “La Locanda in Centro” di via Fiasella fosse aperto contrariamente a quanto previsto dalle disposizioni nazionali per prevenzione del contagio da Covid. In effetti il ristorante era aperto e all’interno, sedute ai tavoli, c’erano 17 persone. Il dipendente dell’azienda che stava gestendo l’attività in quel momento ha sostenuto che erano state stipulate convenzioni con alcune imprese per il servizio di mensa, come la legge consente. Da qualche giorno sulle vetrine era comparso anche un cartello che invitava alle aziende a convenzionarsi per il servizio mensa, concesso dalle normative Covid. Per le aziende presso le quali lavorano cinque delle persone che stavano pranzando, però, i responsabili del locale non sono stati in grado di esibire alcuna documentazione che comprovasse la convenzione. I cinque sono stati sanzionati secondo le norme di prevenzione Covid insieme al dipendente del locale che gestiva la sala e alla proprietaria, obbligata in solido.

Da tempo, soprattutto nelle regioni del nord, il “servizio mensa” è utilizzato da molti pubblici esercizi di ristorazione per aprire comunque e aggirare le restrizioni, cosa denunciata anche da loro stessi colleghi che si lamentano di come l’ennesimo escamotage “all’italiana” danneggi quelli, tra loro, che sono ligi alle regole. Alcuni di quelli che hanno deciso di sfruttare il varco lasciato aperto dai provvedimenti di legge hanno anche preparato un modulo prestampato da far firmare al momento a ogni cliente pensando di essere al sicuro da multe. Non è così. Il servizio di ristorazione ha regole ben precise che sono il requisito della ristorazione collettiva. Ad esempio, non possono usufruire del servizio i singoli lavoratori autonomi o i liberi professionisti. È necessario un accordo sottoscritto che riguardi la collettività dei dipendenti di un’azienda e in questo accordo, nero su bianco, devono esserci i nomi di tutti i dipendenti che possono usufruire del servizio, pena la non validità. È permesso stipulare accordi con più di un’azienda e questo vale sia per pranzo sia per cena. In nessun caso si possono accogliere nel locale aperto per il servizio mensa clienti non convenzionati.

Giova ricordare che il servizio di mensa viene pagato dall’azienda a seguito di regole contrattuali nazionali o locali. L’azienda sceglie se fornire il servizio direttamente all’interno delle proprie strutture, fornire buoni pasto cartacei o card da utilizzare in locali esterni e si fa carico dell’importo contrattato. L’azienda che firmi una convenzione sostitutiva di mensa con un locale deve provvedere a coprire gli importi spesi dai lavoratori fino alla cifra concordata. La convenzione non è un permesso di mangiare al ristorante, ma un impegno dell’impresa a garantire il servizio di mensa.

In copertina: foto d’archivio

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