Scompare Rosella Sborgi, vittima di un rapimento lampo delle Br negli anni ’70

Insegnante in pensione, esponente della Dc, era stata in seguito consigliere comunale. Poi si era dedicata al sociale

Rosella Sborgi, è morta giovedì all’età di 79 anni.

È stata una delle donne più rappresentative della Dc degli anni Ottanta della nostra città, almeno tre legislature a palazzo Tursi come consigliere comunale, salita agli onori della cronaca per esser stata un delle prime politiche ad essere prelevata dalle Br e liberata dopo qualche minuto nel maggio del 1979. Era uscita di casa al civico 11 di via Dogali per raggiungere l’Istituto Bersani dove insegnava. Raggiunta da un uomo che la stava attendendo e minacciata con una pistola puntata al viso che l’ha apostrofata “Stai zitta e buona e non ti facciamo niente”. Viene ammanettata da altre due persone, un ragazzo e una ragazza che la fanno inginocchiare davanti a una ringhiera e le mettono in mano un cartello con le scritte “Br” e “Colpire i servi della Dc ovunque”. Rosella viene lasciata lì. I terroristi fuggono. In quello stato dimostrando una straordinaria forza d’animo riesce con fatica a suonare con un piede a un campanello del palazzo vicino. Prima di essere portata in questura chiede di andare da un parrucchiere. La notizia ufficiale, all’epoca, era che era stato necessario raparla a zero. In realtà, raccontava lei molti anni dopo, il parrucchiere riuscì con un solvente a togliere la colla, cosa che al momento non si disse per evitare che le Br la sequestrassero di nuovo per completare l’opera.

La rivendicazione avvenne al centralino del Corriere Mercantile. Una voce maschile senza accenti disse: <Stamattina un nucleo armato della nostra organizzazione ha messo alla gogna Rossella Sborgi, democristiana. La fotografia si trova nella cabina telefonica di via Rolando, Sampierdarena>. Era un periodo difficile per gli esponenti genovesi della Dc. Le Br oltre un anno prima avevano gambizzato il professor Filippo Peschiera altro esponente di spicco democristiano e coordinatore della Dc genovese. Proprio la Sborgi qualche anno dopo aveva raccontato: “Sono stata calmissima riuscendo a dominare la paura. Ne avevo parlato con Filippo Peschiera che mi aveva detto che bisogna fare cosi’, altrimenti quelli ammazzano”. Al momento del sequestro la Sborgi era consigliere comunale dello scudo crociato durante la prima giunta di centro sinistra con il sindaco Fulvio Cerofolini e responsabile nazionale dell’Azione Cattolica.

In quegli anni, tra il 1978 e il 1979, segnati per sempre dall’ omicidio di Guido Rossa, il sindacalista ucciso il 24 gennaio del 1979, altri esponenti della Dc, alcuni considerati vicini all’ ex ministro degli Interni, Paolo Emilio Taviani finirono nel mirino dei terroristi. L’ ex sindaco di Genova, Giancarlo Piombino aveva ricevuto minacce. Fu un’escalTiin di terrore. Il 31 maggio. solo una settimana dopo venne gambizzato all’ Università, durante una lezione, il giurista Fausto Cuocolo. Il 7 aprile venne ferito alle gambe l’ ingegner Felice Schiavetti, allora Presidente dell’ Associazione Industriali, il 22 giugno, su un autobus fu ammazzato il commissario di polizia Antonio Esposito, il capo dell’ anti terrorismo a Genova. Fu un susseguirsi di attentati, di auto incendiate, di volantini. La città dove le Br avevano colpito la prima volta, con il rapimento del giudice Mario Sossi nel 1974, la città del primo omicidio quello del procuratore Francesco Coco, nel 1976, era nel cuore del terrorismo. Passata indenne attraverso gli anni di piombo la Sborgi venne riconfermata consigliere comunale nelle due legislature successive, anche con il passaggio al pentapartito con sindaco Cesare Campart. Non ricopri’ mai nonostante il grande impegno la carica di assessore. Le venne preferita Luisa Massimo.

Consigliere comunale combattivo si occupava anche di associazionismo nel sociale. Uscì di scena per ricoprire la carica di presidente dell’Istituto Brignole e, durante la sua presidenza l’edificio passo’ all’Universita’ con una concessione venticinquennale poi rinnovata. Apparteneva al gruppo del rinnovamento di Liguria 80, vicina agli ambienti ecclesiastici del cardinale Siri ma con funzioni critiche nei confronti del padre padrone della Dc di allora, il potentissimo Paolo Emilio Taviani. Gentile affabile, battagliera, vicina alla gente, con buona conoscenza del territorio e con competenze nel sociale. Si occupò a lungo nella sala di palazzo Tursi della manutenzione dei tanti cimiteri periferici della città. Con una serie di interpellanze. Lascia un ricordo nei molti giovani democristiani che hanno seguito i suoi insegnamenti e ancora attivi in politica dopo tangentopoli, passati attraverso “La Margherita” e poi confluiti nel Pd. Rappresentante di una politica austera e di servizio in cui i voti si conquistavano battendo il territorio e confrontandosi con gli elettori. La cerimonia funebre si è tenuta venerdì mattina alle 11,45 nella chiesa del Carmine. Pochi i presenti, quasi nessuno dei colleghi di quegli anni. Sorpresi dalla notizia appresa attraverso un necrologio su “Il secolo XIX”. Maria Pia Bozzo che ne ha condiviso l’esperienza in quegli anni nelle file della Dc, nella sala rossa di palazzo Tursi, la ricorda come una collega sempre presente fra i banchi del consiglio, animata da un grande spirito di servizio verso i genovesi e la sua città’, con ottime competenze nel sociale. È passata alla storia per quel sequestro lampo dal quale uscì coraggiosamente continuando con abnegazione a battersi nelle file di un partito che oggi non esiste più. Negli anni di una politica tanto diversa da quella attuale, in cui il rischio per sostenere una ideologia diversa da quella dei terroristi sembra inconcepibile ai giorni nostri. Ai familiari  le nostre condoglianze.

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