La bufala: lo striscione sull’Inps non era antifascista ma era contro l’Inps stessa

Anche quotidiani nazionali hanno pubblicato la versione di Usb che indica la presenza della scritta “Nessuna strada sarà intitolata ai fascisti” (che era altrove). Quando ci è arrivato il comunicato noi l’abbiamo subito contestato, visto che già la sera precedente avevamo pubblicato le foto dei veri striscioni. Che erano contro l’Inps, quindi contro il Governo e non riportavano la dicitura citata dal sindacato autonomo. Ora quella bufala sta facendo il giro d’Italia e mette in cattiva luce un’intera categoria, quella della Polizia locale, che ha concretamente contribuito a liberare Genova dai fascisti

Tutto comincia la sera del 30 giugno quando, durante la manifestazione Antifa vengono esposti diversi striscioni. Quello che interessa a noi è quello apposto sotto i portici dell’Inps che è diventato oggetto di una polemica contro la polizia locale basata su presupposti falsi. Noi dello striscione veniamo a sapere la stessa sera e pubblichiamo le foto in un articolo in tempi non sospetti (prima della rivendicazione con accusa politica di Usb).
Sotto: l’articolo della sera del 30 giugno

La mattina dopo (quella del 1º luglio) ci arriva da Stefano Giordano, sindacalista Usb dei Vigili del fuoco e contemporaneamente consigliere comunale M5S un comunicato del sindacato.

Gli facciamo subito presente che nello striscione in questione c’era scritto altro (quindi lui lo sa, ma continua a dire il contrario) e pubblichiamo la notizia liberata dalla fandonia sul tema della scritta: l’intervento sta, volendo, in un ambito sindacale, ma non certo politico nel senso indicato dall’Usb nel volantino. Lo striscione per cui la Polizia locale ha chiesto l’intervento dei Vigili del fuoco non recita “Nessuna strada sarà intitolata ai fascisti” (quello era altrove), ma è invece nettamente mirato contro l’Inps (e contro il Governo che di fatto non ha garantito il pagamento della cassa integrazione in tempi ragionevoli). Quindi fascismo e antifascismo non c’entrano nulla né la Polizia locale si è prestata come longa manu di chissà quale repressione operata dall’Amministrazione di destra. Lo ripetiamo: lo striscione era contro l’Inps di cui è stato “parafrasato” l’acronimo. Da Istituto Nazionale Previdenza Sociale a Istituto Nazionale POVERTÁ Sociale”. L’allusione ai ritardi del pagamento della cassa integrazione è evidente.
Come dicevamo, scriviamo l’articolo, ma come rivendicazione sindacale, non come questione politica che sappiamo falsa.

In realtà, sembra che anche la rivendicazione sindacale non c’azzecchi completamente. Ci hanno spiegato che la procedura seguita è questa: la polizia locale individua lo striscione e se ad altezza raggiungibile senza autoscala lo rimuove come affissione abusiva. Se è più in alto chiama i Vigili del fuoco perché determinino se sia pericolante o in qualche modo pericoloso. La Polizia Locale non ha le professionalità necessaria per decidere e il caposquadra dei Vvf si prende (a ragion veduta, perché lui le competenze le ha) la responsabilità di dichiararlo pericolante o pericoloso per la pubblica incolumità (potrebbe esserlo, ad esempio, impedendo l’areazione di un motore come quello di un condizionatore o di un frigo che sfiati fuori dalle finestre) oppure no. Se non lo è, la squadra dei Vigili del fuoco si allontana perché il caposquadra decide che non è sua competenza. A quel punto, se il palazzo è del Comune interviene Aster mentre se è di altro ente o di privati si chiama il soggetto proprietario a rimuoverlo con spese a suo carico. E così è stato la notte del 30 giugno.

Lo stesso Giordano, tolta la casacca da sindacalista e indossata quella del consigliere comunale pentastellato (singolare abbinamento di ruoli) oggi ha presentato un’interrogazione a risposta immediata in consiglio comunale, al quale l’assessore Stefano Garassino non è riuscito a rispondere per la connessione internet che saltava continuamente (era in video conferenza) e alla quale dovrà rispondere ora per iscritto.

Non ci occupiamo delle dichiarazioni (non le abbiamo riportate noi né sentite con le nostre orecchie, quindi non possiamo giudicare). Quel che interessa è che il consigliere M5S-sindacalista Usb continui a parlare di striscione antifascista mentre, come abbiamo visto, non aveva contenuti antifascisti (anche se è stato piazzato durante la manifestazione Antifa), ma contro l’Inps e, indirettamente, quindi, contro il governo di cui il partito di Giordano fa parte. Nella Sala Rossa di Tursi, il sindacalista-consigliere pentastellato mischia le carte, parla del 30 giugno 1960 per poi cambiare nuovamente casacca in corsa e rituffarsi in argomenti sindacali (legittimi, per carità) portati in aula approfittando della doppia casacca. Gli altri sindacati, che non hanno un sindacalista-consigliere, non hanno questa opportunità. I sindacalisti, normalmente, quando entrano in politica si dimettono infatti dalla carica sindacale giudicata da molti incompatibile. Ma questa è un’altra storia.

Fatto sta che la bufala dello “striscione antirazzista” è sbarcata anche su giornali nazionali. Sotto il link di Nextquotidiano. Lo striscione che appare è quello generale della manifestazione, non quello comparso sulla sede Inps.

La fandonia dello striscione antifascista rimosso gira per blasonati media e si amplifica sui social, dove la Genova antifascista insorge contro la Polizia locale. E farebbe bene se fosse vero, solo che lo striscione non era contro il fascismo ma, lo ripetiamo per l’ennesima volta, contro l’Inps e comunque era uno striscione abusivo che, come tutti, per legge, va rimosso. Di fatto, il popolo dei social, partendo dalla notizia sbagliata comunicata e veicolata come vera, viene fomentato e indirizzato verso l’odio contro una categoria di lavoratori proponendo il concetto qualunquista “Vvf buono, vigile cattivo”.
Una categoria che, invece, ha dato tanto per la liberazione di Genova dal fascismo nel 1945.

Anche Bufale.net, che in un primo tempo aveva raccolto e definito come vera la storia dello striscione antifascista, ricevute le nostre foto, le pubblica per amor di verità. Parlando ora di “Mistero degli striscioni antifascisti”.

Riassumendo: anche lo striscione sull’Inps è stato posizionato durante la manifestazione Antifa del 30 giugno, quando in altri luoghi della città sono stati posizionati altri striscioni dal contenuto in molti casi realmente antifascista e qualche volta contro Comune e Regione. Quello sul palazzo Inps, per cui sono stati chiamati i Vvf, era invece contro la stessa Inps. Quindi, inoppugnabilmente, i Vvf non sono stati chiamati per rimuovere uno striscione antifascista, ma uno striscione contro l’Inps. Sindacalmente giusto o sbagliato? Non sta a noi dirlo. Certo, è brutto constatare come la politica si appropri di temi squisitamente sindacali a pochi mesi dalle regionali e ancora più brutto vedere come ci sia chi “carica” sulle spalle di una categoria di lavoratori, quelli della Polizia locale, un’azione contro l’antifascismo mai commessa, che getta discredito sul corpo e su ogni singolo agente. Un conto è la politica: che i politici si azzuffino (verbalmente) pure tra di loro. Altro conto sono i lavoratori, che sono tali e che hanno diritto al rispetto indipendentemente che portino l’una o l’altra divisa o che non ne portino alcuna.

Avrete fatto caso che ci stiamo occupando sempre meno di politica. È una scelta precisa. I partiti, quasi tutti, si scontrano a colpi di comunicati e dichiarazioni al vetriolo. Comunicati e dichiarazioni che sono spesso da passare ai raggi X prima di pubblicarli, verificando ogni parola e circostanza e questo perché sono spesso strumentali, “interpretano” la realtà secondo convenienza o, come in questo caso, descrivono un fatto partendo da false premesse: nessuno striscione con contenuti antifascisti è mai stato apposto sulla sede Inps (tantomeno quello con la scritta “Nessuna strada sarà intitolata ai fascisti”, che era altrove) e quindi mai nessun operatore di Polizia locale ha chiesto ai Vvf di rimuovere uno striscione dal contenuto antifascista dalla sede Inps.

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