Cronaca 

Remdesivir, è stata l’azienda produttrice a escludere Genova e il San Martino

Due giorni fa il direttore della clinica di Malattie Infettive Matteo Bassetti si era lagnato per l’esclusione, ieri l’assessore regionale alla Sanità Sonia Viale e il presidente della Regione Giovanni Toti erano andati all’attacco del Governo. L’Agenzia italiana del farmaco fa sapere ora che a scegliere chi avrebbe sperimentato è stata eslusivamente la statunitense Gilead Sciences Srl, che ovviamente agisce non secondo i canoni della politica italiana, ma secondo canoni di opportunità scientifica. Ora non resta che sapere perché la sanità ligure è stata esclusa dalla società quotata in borsa a New York

Sperimentazione del Remdesivir contro il Covid-19: a fare la scelta è stata la casa farmaceutica, a preferire altri ospedali al San Martino, secondo propri criteri di efficienza della sperimentazione. <Trattandosi di un farmaco sperimentale, non autorizzato per alcuna indicazione, gli utilizzi sperimentali sono gestiti direttamente dalla ditta produttrice del medicinale – fa sapere, in una nota, l’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, rispondendo alle polemiche innescate dal direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino e alimentate dalla Regione Liguria -. Nonostante questo, auspichiamo una revisione dell’attuale programma di accesso al farmaco per uso compassionevole>.
Possibile che la Regione e, soprattutto, Bassetti (che è “del mestiere”) non conoscessero l’iter della sperimentazione? Normale che un politico (soprattutto uno che va verso le elezioni) la butti in politica, ma perché lo ha fatto il medico, passando dal piano tecnico a quello, appunto, politico?

<Il medicinale remdesivir – prosegue la nota di Aifa – è un farmaco sperimentale attualmente in studio per valutarne l’efficacia e la sicurezza nei soggetti affetti da malattia da COVID-19. In particolare, sono in corso due studi di fase III e un programma di uso compassionevole che la ditta produttrice del farmaco, la Gilead Sciences Srl, sta conducendo in varie nazioni. L’Italia – prosegue Aifa- ha avuto fin da subito la possibilità di partecipare agli studi di fase III e attualmente i due studi sono in corso in 12 centri italiani. Poiché questi studi sono partiti nel periodo di massima emergenza clinica, l’Aifa ha richiesto che il farmaco venisse messo a disposizione anzitutto ai centri con maggiore prevalenza di malattia, auspicando che la selezione degli stessi fosse effettuata tra quelli con il maggior numero di pazienti ricoverati>.

<Per quanto concerne il programma di utilizzo compassionevole, la ditta ha deciso di selezionare i centri partecipanti – conclude la nota dell’agenzia del farmaco -. Tale scelta, per quanto inusuale in questo tipo di accesso al farmaco come appropriatamente sottolineato nel parere di approvazione della Commissione tecnico-scientifica (”La Cts ritiene, comunque, inusuale ed eticamente discutibile limitare l’accesso allargato del farmaco esclusivamente ad alcuni centri”), rimane di pertinenza unica della ditta>.

Related posts