Sindacale 

I lavoratori dell’ultimo viaggio: “Ci muoviamo tra ospedali e cimiteri vivendo la tragedia in prima linea”

Davide Sighieri lavora all’azienda partecipata Asef, ma dice di parlare anche a nome di chi opera nelle camere mortuarie e nei cimiteri. <Le salme sono isolate e avvolte in lenzuoli disinfettanti. Non possono ricevere il saluto dei propri cari ed è proprio l’assenza di parenti e amici che rende queste situazioni davvero surreali. Cerchiamo di proteggerci usando tutte le misure preventive per evitare il rischio di contagio. Meriteremmo un grazie>

<Grazie ai miei colleghi necrofori che stanno lavorando in tutta Italia – scrive -. Un “grazie” ogni tanto farebbe piacere da parte delle autorità dello Stato Italiano, i quali non perdono occasione di ricordare ovviamente tutte le persone che lavorano durante questa emergenza dimenticando sempre la nostra categoria pensando, forse, che per noi è sempre tutto uguale a prima. È vero che, per noi, vedere la fine dei giorni delle persone è la normalità ed anche quando tutto questo sarà finito per noi cambierà poco, ma quello che stiamo vivendo ora non lo scorderemo mai, come non scorderemo mai i giorni in cui c’è stato il crollo del nostro Ponte Morandi>.
<Siamo stati, siamo e saremo sempre lì, al servizio dei cittadini, cercando con professionalità e sangue freddo di accompagnarli nel giorno più brutto – prosegue Sighieri -. Adesso, però, il “mostro” è vicino a noi, in ogni giornata, purtroppo i decessi “con la sua presenza” continuano ad aumentare, le salme sono isolate ed avvolte in lenzuoli disinfettanti, non possono ricevere il saluto dei propri cari, ed è proprio l’assenza di parenti e amici che rende queste situazioni davvero surreali, viaggiamo tra ospedali e cimiteri vivendo un dramma in prima linea e così dentro di noi si forma la chiara percezione della gravità di tutto questo. Grazie ancora colleghi, non molliamo, ma cerchiamo di usare tutte le misure preventive per la nostra sicurezza in modo tale da diminuire i rischi di contagio! Detto questo, ricordo che i necrofori dietro a quella corazza psicologica, che si crea dopo anni di servizi a contatto con la morte, sono persone, ragazzi, uomini e padri di famiglia che si emozionano, che provano paura e che quando tornano a casa hanno le stesse ansie che accomuna il resto del popolo italiano. Per questo a volte sarebbe bello sentirsi dire “grazie”. Noi lavoreremo sempre al massimo lo stesso, perché, ahinoi, le soddisfazioni nel nostro lavoro ce le creiamo da soli facendolo col massimo impegno e con il rispetto verso il prossimo>

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