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Soccorso della Croce d’Oro in via Sampierdarena, militi aggrediti da paziente psichiatrico

Inviati dal 118 in codice bianco per un uomo in stato depressivo, si sono trovati davanti una persona violenta che ha preso a pugni e calci l’ambulanza. Solo con l’aiuto di una pattuglia della guardia di finanza sono riusciti a portarlo in ospedale. Torna prepotentemente alla ribalta il tema delle persone che si trovano a dover gestire pazienti psichiatrici: volontari delle pubbliche assistenze, forze di polizia e polizia locale, personale sanitario

È successo stanotte quando un mezzo della Croce d’Oro di Sampierdarena è stata inviata dal 118 per portare in ospedale in codice bianco un uomo, paziente psichiatrico di 33 anni, che aveva detto al centralino del 112 di essere in stato depressivo e di voler andare in ospedale. Quando, però, dopo aver fatto due volte il giro della strada per trovarlo, lo hanno finalmente individuato, lui ha aggredito a calci e pugni i finestrini e la carrozzeria dell’ambulanza. Solo grazie al fatto che i militi avevano tenuto i finestrini chiusi hanno scampato un pugno in faccia. Non sono, ovviamente, riusciti nemmeno a scendere per non mettere a rischio la propria incolumità e anche perché trattare soggetti psichiatrici in quello stato presume, oltre alla preparazione specifica (ben formati e deputati grazie a un accordo sono gli agenti del reparto Pronto intervento della Polizia locale) mezzi e strumenti di protezione adeguati.
I volontari, nell’impossibilità di contenerlo (non hanno certo compiti di contenimento delle persone che danno in escandescenze) si sono allontanati e hanno chiesto ausilio alle forze dell’ordine tramite la centrale. Quando erano ormai in via di Francia, prima che arrivasse l’ausilio, hanno incrociato un’auto della Guardia di finanza e hanno chiesto aiuto ai finanzieri, che si sono immediatamente messi a disposizione.
L’ambulanza è tornata in via Sampierdarena preceduta dall’auto della Finanza. Il paziente psichiatrico dava in escandescenze e dava calci e pugni ai contenitori dei rifiuti e alle auto posteggiate, gridava, presumibilmente anche in stato di ebbrezza e rischiando anche di auto lesionarsi. Intorno si era riunito un capannello di persone che assistevano alla scena o, addirittura, filmavano col cellulare, mettendo anche a repentaglio la propria incolumità.
L’uomo ha cominciato a bestemmiare e a inveire anche contro gli uomini della Guardia di finanza. Solo con molta pazienza militari e volontari sono riusciti a convincere il paziente psichiatrico a salire sull’ambulanza che, scortata dalle Fiamme gialle, è arrivata in ospedale dove i medici gli hanno prestato qualificata assistenza. L’uomo era già paziente psichiatrico e ha detto di aver interrotto le cure che gli erano state prescritte: la stessa, identica, motivazione che porta alla maggior parte dei circa 400 Tso (trattamenti sanitari obbligatori) che la Polizia locale effettua in un anno nella nostra città.

Quanto è successo rilancia una volta di più la questione relativa all’assistenza dei pazienti psichiatrici. A rischio ci sono i militi delle ambulanze, i medici, le forze di polizia. Recente è il caso di un medico aggredito a Napoli il 2 gennaio scorso, ma i casi sono infiniti. A Genova non si può non ricordare il caso di Jefferson Tomalà, ucciso da un poliziotto che gli ha sparato per difendere il collega colpito a coltellate dal giovane. Il giudice ha deciso che si è trattato di legittima difesa e non di eccesso perché <l’agente non poteva fare diversamente>.

Al di là dei casi specifici, resta il problema, di affrontare questi casi, molto frequenti. Come si è detto, a Genova, secondo un protocollo sottoscritto dalla civica amministrazione con le altre autorità, se ne occupa il reparto Pronto intervento i cui uomini sono specificamente formati e attrezzati nella migliore delle maniere per affrontare questi casi, che rappresentano comunque e sempre un rischio sia per gli operatori sia per le persone soccorse che non sono capaci di intendere e volere, possono auto lesionarsi o lesionare altri anche fino alle estreme conseguenze.
C’è da chiedersi se è giusto che i volontari di un’ambulanza vengano inviati da soli ad affrontare il caso di un paziente psichiatrico che chieda lui stesso l’intervento per un ricovero volontario per depressione, che poi, nei fatti, depressione non era. È stata messa a repentaglio sia la sicurezza dei militi sia quella della persona soccorsa.

In copertina: foto d’archivio di ambulanze della Croce d’Oro di Sampierdarena

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