Radiotaxi sospende di fatto il servizio WhatsApp, più conveniente. Disagi e maggiori spese per i clienti
Il nostro test: otto chiamate in nove giorni: per ben sei di queste in diversi orari, il servizio concordato con il Comune di Genova è stato definito “sospeso” da un messaggio di risposta. Di fatto, non viene rispettata la delibera comunale e non viene fornito il servizio previsto al richiedente
Questo il risultato della nostra indagine sulle chiamate attraverso WhatsApp del Radiotaxi, 5966. Non è un mistero che nelle richieste della cooperativa al Comune (a cui i tassisti chiedono l’aumento di una tariffa già tra le più care d’Italia) ci sia anche l’abolizione delle chiamate tramite WhatsApp, più convenienti per i clienti perché non si paga il tragitto dal posto di ricezione della chiamata al luogo dove si trova il richiedente. Il servizio è però, compreso, allo stato di fatto, negli accordi tra categoria e Comune, che vanno onorati. Radiotaxi, invece, spesso e volentieri sospende il servizio. È successo nei giorni di traffico, ma anche questa sera, la sera di Natale, in cui le strade sono sgombre.
Chiederemo all’assessore competente, Matteo Campora, quali interventi intenda mettere in atto per costringere la cooperativa dei tassisti a rispettare gli accordi e a cessare un atteggiamento che, nei fatti, vista la frequenza di risposte negative (sono diventate un’abitudine) rappresenta il disattendere di fatto degli accordi sulle tariffe e i servizi.
L’alternativa sono la app (troppo macchinosa per gli anziani e poco precisa nella geolocalizzazione) e le chiamate (nella giornata di venerdì scorso abbiamo atteso sotto la pioggia dell’allerta rosso 15 minuti prima di ottenere risposta), ma entrambe le soluzioni prevedono che si paghi il tragitto da dove parte il taxi e non scatti il tassametro da dove l’auti raccoglie il cliente, come accade per le chiamate WhatsApp.
Sotto: le schermate delle nostre chiamate con 6 messaggi su 8 che negano il servizio concordato col Comune
Aggiornamento: abbiamo provato a messaggiare 50 minuti dopo: il risultato è sempre lo stesso. La statistica sale a 7 dinieghi su 9 chiamate.

Aggiornamento: abbiamo riprovato dopo un’altra ora: la risposta è sempre la stessa.

A questo punto la percentuale di risposte negative è pari all’80%: 8 su 10.
Siamo stati contattati dall’assessore alla Mobilità Matteo Campora che ha letto l’articolo e ci ha assicurato che verificherà quanto prima.
Ecco la pagina del sito del Comune Visit Genoa che prevede la chiamata WhatsApp e, come per le altre, non prevede disabilitazione da parte del RadioTaxi.

Nonostante quanto sta scritto sulla pagina del Comune, molti sono ancora i taxi sprovvisti di pos (purtroppo la legge che prevede l’obbligatorietà non prevede sanzioni), ma è bene sapere che è illegittimo chiedere un supplemento al cliente che chiede una macchina provvista del lettore del bancomat.
Nonostante quanto sta scritto sul sito, prenotare via Whatsapp è tutt’altro che scontato: sono almeno 20 giorni che il Radiotaxi nega spesso e volentieri la possibilità di farlo.
Stasera, dopo i 3 messaggi su WhatsApp (alle 18:46, alle 19:38 e alle 20:57) a cui ci è stato risposto che il servizio è disattivo, abbiamo deciso di chiamare. Erano le 21:01. Abbiamo chiesto all’operatrice come mai non fosse possibile prenotare attraverso WhatsApp, ricordando anche che il sito del Comune non prevede sospensioni unilaterali. Ci è stato risposto che le prenotazioni vengono sospese in caso di <Emergenza>. Chiediamo quale emergenza sia in atto (non c’è nemmeno traffico) e ci viene chiaramente risposto che l’emergenza è <Natale e Santo Stefano>. In realtà, il Radiotaxi sta sospendendo unilateralmente il servizio da almeno 10 giorni.
Chiediamo, allora, un taxi col pos per leggere il bancomat e, dopo una ricerca, l’addetta ci dice che il taxi c’è, ma impiegherà <10-11 minuti> ad arrivare. Dall’audio abbiamo cancellato l’indirizzo al quale lo abbiamo chiamato, ma vi diciamo che è semplicemente in circonvallazione a monte, non in chissà quale luogo lontano dal centro. Quanto costa un’attesa di 11 minuti? Dipende da quanta strada fa il taxi. Da un minimo di 4 euro se il tassista è vicino, ma c’è traffico che lo blocca, fino a 10/12 euro se, come stasera, traffico non ce n’è e la macchina arriva da lontano. Il cliente, tra l’altro, non può sapere se il motivo è l’uno o l’altro: deve credere al tassista. I tassisti non sono sottoposti, unica categoria in assoluto, a scontrino fiscale. I loro tassametri parlano un linguaggio di cifre indecifrabile dalla maggior parte dei passeggeri. Insomma, il consumatore è totalmente in balia della categoria che, al contrario di tutte le altre, è sempre sfuggita ad ogni controllo. Un eventuale aumento (ma ricordiamo che da tempo i tassisti genovesi godono di tariffe tra le più alte d’Italia) dovrebbe essere quantomeno subordinato a tracciabilità dei percorsi via Gps e scontrino fiscale.
Insomma, il taxi che abbiamo tentato 3 volte di chiamare con WhatsApp, stasera sarebbe potuto costarci anche 12 euro in più a causa del tempo necessario a raggiungerci se non avessimo rinunciato alla corsa. E siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, non riusciamo a non valutare tra le ipotesi che il servizio sia stato sospeso in periodo di shopping natalizio e di feste proprio per massimizzare i guadagni nel periodo migliore dell’anno. Confidando, forse, che nessuno se ne accorgesse. Noi, invece, ce ne siamo accorti eccome.
Tra l’altro, quando abbiamo pubblicato l’articolo (poi arricchito degli aggiornamenti), molti lettori ci hanno scritto che oggi non sono riusciti a chiamare un taxi se non dopo molta attesa al centralino e dopo lunghe attese sul posto. Questo vuol dire che, come nell’ultima notte di Capodanno, i taxi erano un numero non corrispondente alle richieste. I taxi non hanno turni obbligati, non devono garantire un servizio decoroso alla città nonostante agiscano sotto licenza pubblica. Teoricamente, potrebbe non essercene nemmeno uno in giro se tutti i tassisti decidessero di fare festa. In una città come la nostra, dove il servizio di trasporto pubblico è spesso carente, soprattutto la sera, soprattutto nei quartieri collinari e nelle periferie, chi non ha l’auto può rimanere completamente isolato perché il servizio non è regolato dall’ente pubblico che concede le licenze, il Comune.
Vi facciamo sentire la telefonata che abbiamo fatto stasera e cosa ci hanno risposto.
Il servizio WhatsApp era stato chiesto proprio dai tassisti e introdotto a metà novembre 2014. Dopo un primo momento di sperimentazione, visto che non era ancora chiaro l’esito del braccio di ferro a colpi di carte bollate con Uber, sono stati gli stessi tassisti a chiedere che venisse incluso nella delibera delle tariffe, quella che ora Radiotaxi sta disattendendo. Così era entrato nel tariffario, quello che ora la maggior parte dei tassisti chiede di modificare al rialzo cancellando le chiamate WhatsApp. È vero che non ci sono aumenti dal 2009 e nonostante questo il servizio taxi di Genova è, ad oggi, tra i più cari d’Italia. E lo è da 10 anni con una forbice che nel tempo si è solo ridotta. Insomma, non sono bastati 10 anni di rincari degli altri a riportare le tariffe di Genova nella media nazionale.
Sotto, l’articolo che parla della richiesta di aumento delle tariffe (già, come abbiamo visto, tra le più care d’Italia) e di abolizione del servizio WhatsApp da parte dei tassisti. Che nel frattempo boicottano la tariffa concordata col Comune.






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