Cronaca 

Cellula anarchica rivendica l’incendio dell’auto del console turco

Si ispira a Lorenzo Orsetti, che ha combattuto con i curdi ed è stato ucciso a marzo in Siria dall’Isis e sostiene che <il tabù della violenza sui fabbricatori di morte è ora che cada>

L’attentato incendiario all’auto del console turco, messo a segno oggi pomeriggio, alle 15, in Spianata Castelletto viene rivendicato dalla “cellula anarchica Lorenzo Orsetti”, che si ispira all’anarchico e antifascista che ha combattuto a fianco della milizia curda Unità di Protezione Popolare in Siria nel corso della guerra civile siriana ed è stato ucciso nel marzo scorso dall’Isis in un’imboscata a Baghouz, nei pressi del confine con l’Iraq.
La cellula anarchica che porta il suo nome spiega di aver voluto far provare agli <abitanti della ricca Castelletto> i boati degli pneumatici, la puzza della plastica che brucia, le fiamme, il fumo>.
Sulla vicenda indagano i carabinieri e la Procura ha già aperto un fascicolo che passare, alla luce della rivendicazione, alla Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo. L’incendio non ha causato grossi danni alla Smart. Oggi sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco.
Nella rivendicazione apparsa sul sito di area Round Robin, la cellula Lorenzo Orsetti dice di ritenere che <il tabù della violenza sui fabbricatori di morte è ora che cada> e <se poi il concetto minimo è di “guerra alla guerra” beh, viene da se che se si vuole fermare concretamente la guerra, la violenza su cose e persone è da mettere in conto, e bisogna avere il coraggio di palesarlo su manifesti e rivendicazioni>. Nel messaggio di rivendicazione, la cellula anarchica critica l’approccio dei pacifisti agli episodi di aggressione alle popolazioni, con campagne che cominciano forti dopo ogni episodio e poi si spostano su quello successivo e si propone come <costante spina nel fianco dell’oppressore> dettando <i tempi dell’attacco>.
<A noi anarchici spetta il compito di chiudere il conto aperto con chi un giorno decise che alcuni con la forza e l’arroganza potevano sottomettere altri – conclude la rivendicazione -. Noi dobbiamo essere una costante spina nel fianco dell’oppressore, dobbiamo essere noi a dettare i tempi dell’attacco e non scagliarci solo quando i fulmini della repressione cadono qua e là nel mondo. Con tenacia e l’organizzazione di piccoli gruppi informali, da una spina possiamo diventare un pugnale e affondare la lama fino in fondo>.

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