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Genova: poco verde e troppi incidenti. Scende al 73º posto nel Rapporto Legambiente

Ambiente, le peggiori performance la nostra città le registra nella raccolta differenziata (88ª), nella infrastrutturazione delle piste ciclabili (96ª), nella classifica del verde urbano (102ª), nella classifica degli incidenti con morti e feriti (103ª su 104, ma solo perché una città non ha fornito i dati)

Nella classifica del rapporto di Legambiente “Ecosistema Urbano” (con la collaborazione scientifica dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia ed editoriale de Il Sole 24 Ore) Genova perde 4 posizioni rispetto al 2018: nel 2019 è risultata 73ª (era 69ª) su 104 città. Nel 2014 era 49ª.

Peggio di noi, Imperia (al 90º posto). Meglio La Spezia (21º posto) e Savona (39º posto)

I migliori indicatori genovesi sono quelli dei consumi idrici (12ª), dell’efficenza della depurazione (16ª), dei passeggeri del trasporto pubblico per abitante (3ª), dei chilometri di percorrenza del trasporto pubblico per abitante (9ª), nella classifica auto per abitante (2ª, che vuole dire che ne abbiamo meno).

A QUESTO LINK POTETE CONSULTARE IL RAPPORTO COMPLETO

Il punteggio nella classifica finale, in centesimi, viene assegnato sulla base dei risultati qualitativi ottenuti nei 18 indicatori conside­rati da Ecosistema Urbano e che coprono sei aree tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia.
I punteggi assegnati per ciascun indicatore identificano il tasso di sostenibilità della città reale rispetto a una città ideale (non troppo utopica visto che esiste almeno una città che raggiunge il massimo dei punti assegnabili per ognuno dei 18 indici considerati).
Nel computo complessivo va considerata poi l’assegnazione di un “bonus” per le città che si contraddistinguono in quattro ambiti: recupero e gestione acque, ciclo dei rifiuti, efficienza di gestione del trasporto pubblico, modal share.
Il bonus è pari a un terzo del peso complessivo degli indicatori che si riferiscono all’ambito prescelto. Genova non l’ha meritato.
Per ciascuno dei 18 indicatori ogni città ottiene un punteggio normalizzato variabile da 0 a 100. Il punteggio finale è successivamente assegnato definendo un peso per ciascun indicatore che oscilla tra 3 e 15 punti, per un totale di 100. La mobilità rappresenta il 25% complessivo dell’indice, seguita da aria e rifiuti (20%), acqua e ambiente urbano (15%) ed energia (5%). È stata confermata la scelta di privilegiare gli indicatori di risposta che misurano le politiche intraprese dagli enti locali (infatti pesano per oltre la metà del totale, il 59%), mentre gli indicatori di stato valgono il 20% e gli indicatori di pressione il 21%. 

Ecosistema Urbano è stato il primo studio che a livello mondiale si è posto come obbiettivo quello di organizzare i dati ambientali delle città con lo scopo di fornire un criterio di valutazione della sostenibilità ed un benchmarking delle prestazioni ambientali. Lo scopo dello studio è quello di misurare la “febbre” ambientale delle città capoluogo e l’efficacia delle prescrizioni messe in atto dalle amministrazioni pubbliche. Ecosistema Urbano vuole dunque essere una sorta di termometro della sostenibilità. Il rapporto raccoglie ogni anno, sia con questionari e interviste dirette ai 104 comuni capoluogo di provincia sia sulla base di altre fonti statistiche, informazioni su 125 parametri ambientali per un corpus totale di oltre 125mila dati. Questa raccolta viene sintetizzata in alcuni indicatori di qualità ambientale riferibili a tre macro-classi: indicatori di pressione, indicatori di stato e indicatori di risposta. Come in altri casi di indagini che costruiscono un ranking, Ecosistema Urbano utilizza poi un indice basato su una scala delle prestazioni per i vari indicatori sommando successivamente i risultati di questi. Dall’analisi integrata di queste diverse performance si ricava la classifica finale.

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