Neonato morto dopo circoncisione domestica: “santone”, madre e nonna condannati
8 anni di carcere per l’uomo, contattato su Facebook, che “operò” il piccino con una lametta da barba facendosi pagare con 50 euro e generi alimentari. Quando aveva capito che le cose stavano volgendo al peggio, aveva tentato di fuggire in Francia
Per tutti e tre la condanna è arrivata per “omicidio colposo”, reato in cui è stato derubricata l’accusa di “omicidio preterintenzionale”, che avrebbe previsto una condanna più pesante (da 10 a 18 anni). Più pesante la condanna per Osas Okundaye, (8 anni), il “santone” trentaquattrenne, perché ha commesso il reato nell’esercizio abusivo della professione medica. Condannate a 5 anni e 4 mesi Anetor Maris Aigbodion, 25 anni, e Katherine Aigbodion, 59 anni, rispettivamente la madre e la nonna del bambino di un mese morto dissanguato in via Edera nell’aprile scorso dopo la circoncisione “fai da te” eseguita dal “santone” che era stato trovato su Facebook su suggerimento di alcuni amici delle donne. L’uomo era stato contattato dalla madre e dalla nonna la notte prima del decesso del piccino perché il bimbo perdeva molto sangue. Lui le aveva rassicurate e, ben sapendo che le cose stavano volgendo al peggio, aveva messo le sue cose in una valigia ed aveva tentato di espatriare. Era stato fermato dalla Squadra Mobile della polizia a Ventimiglia, quasi al confine con la Francia.
Non sono rare le conseguenze letali di un intervento vero e proprio, quello della circoncisione, che va fatto da medici ed invece, in questo caso, era stato fatto a casa, con modalità domestiche. Per la circoncisione, praticata con una lametta da barba, Osas Okundaye si era fatto pagare con 50 euro e alcuni generi alimentari.
La religione delle due donne, di origine nigeriana, non é né ebraica né musulmana, ma cristiano-evangelica. Non è stata, dunque, una prescrizione religiosa a spingerle, ma la consuetudine. Invece di rivolgersi a un medico, come è lecito (anche se il servizio sanitario nazionale non “copre” economicamente la prestazione), si erano affidate ai consigli di alcuni amici e al social network.
In copertina: foto d’archivio



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