Rolli sconosciuti, nessuna novità, crisi nazionale. Genova, turismo a picco nonostante i 3,6 milioni della tassa di soggiorno

Aumenta è i prezzo degli alberghi (+0,6), ma meno del costo del lavoro (+3,9%). La città perde posizioni, manca di un progetto di promozione, mancano professionisti che lo pensino e sviluppino, manca la ricerca di imprese che investano in servizi. Il risultato: 23.700 pernottamenti in meno in 5 mesi che rischiano di diventare quasi 60mila alla fine dell’anno

I turisti calano, il fatturato sale. E chissà che non ci sia una relazione tra questi due dati, che indicano meno letti “venduti” a un prezzo più alto. In un periodo poco strategico, perché, oltre ai dati regionali, sono in calo anche quelli nazionali.

I motivi della crisi

I motivi? Ad esempio l’allarme terrorismo rientrato in Francia e fortemente affievolito nelle mete dell’Africa settentrionale. I francesi non sono più così scioccati dall’attentato di Nizza da evitare tutto il sud del paese e restano a casa loro, dove i servizi sono migliori che in Liguria, specie per le famiglie numerose. La Francia è il paese più prolifico d’Europa con 2,1 figli per donna, costante dagli anni Settanta, grazie soprattutto agli investimenti economici di quello Stato. In Italia, per capirci, siamo a 1,6 per ogni donna. Così anche le aziende dell’ospitalità sono “a misura di famiglia numerosa” e i servizi vari e ben organizzati. Nelle località del Nord Africa a vincere è il prezzo e, ancora una volta, la buona qualità dei servizi: il lavoro lì costa molto meno. Così, passata la grande paura, prezzi e servizi italiani non hanno convinto i turisti stranieri a restare e nemmeno i connazionali che prima della crisi-terrorismo prediligevano altre mete, a rimanere qui per le loro vacanze. Sul tema dei servizi, la Liguria (che, come meta, aveva anche beneficiato – è brutto dirlo, ma è così – del terremoto nelle Marche) è ben poco competitiva. Non parliamo solo delle strutture alberghiere, ma anche dell’intero territorio.
C’è poi, inutile negarlo, l‘effetto mareggiate di fine ottobre e l’effetto ponte: le ripetute immagini dei danni del mare e della tragedia del Morandi (e dei problemi, anche di traffico, che ne sono conseguiti) trasmesse fino all’ossesso dai media, hanno fatto un danno che sarà difficile da recuperare per lo stesso motivo per cui non siamo riusciti ad approfittare della psicosi terrorismo per conquistare gli stranieri arrivati per evitare i luoghi a rischio, visto che l’Italia è uno dei Paesi che, almeno fino ad ora, è riuscito a scampare agli attentati. Basti dire che qualche settimana fa è comparsa su un sito di recensioni online (ed è stata poi verificata dagli uffici regionali) una segnalazione che mette i brividi a chiunque capisca qualcosa di turismo: un albergo di Chiavari non include l’aria condizionata nel prezzo della stanza e la accende solo dietro il pagamento di 20 euro a notte per camera. Come dire? La torta di riso è finita e non morire dal caldo si paga. Perché, dunque, un turista dovrebbe venire al mare nell’area della città metropolitana e non andare in Tunisia o a Saint-Tropez? Chi si aspettava dati differenti di arrivi e presenze nel 2019 non conosce il settore e pensa forse che basti qualche pittoresca festa di paese e il panorama per acchiappare i visitatori. Non è così. C’è anche il fatto che ormai il turismo è attratto dalle novità, che devono essere anche piccole, ma continue e ben proposte con la promozione. Non si può certo dire che il nostro territorio sia fortissimo in questo. Lo ha capito solo l’Acquario, che resta “attrazione pigliatutto” di Genova e dell’intero territorio circostante: le vasche propongono continue nuove proposte, investendo continuamente. Certo la stessa cosa non si può dire della città.

Promozione antiquata e poche novità da offrire

La promozione, salvo qualche articolo su giornali e siti non solo nazionali procurata dagli educational per giornalisti e blogger, non esiste. E gli articoli sono uno uguale all’altro da anni perché non propongono quelle novità che il turismo del nostro tempo richiede. Questo in una città che può contare su oltre 3milioni e 600 mila euro di tassa di soggiorno e che non è riuscita con quei quattrini (il cui impegno viene deciso al tavolo tra Comune e albergatori) a produrre un solo grande evento di richiamo credibile oltre i Giovi. Come vengono spesi i soldi? In eventi a corto raggio, in manutenzioni (ad esempio la fontana di piazza Colombo) e per il marketing territoriale della città, che non è promozione del turismo. Ad esempio tutte le missioni estere del Sindaco e dell’intera giunta. Risultato? A Genova-città un sonoro -3,5 di presenze tra gennaio e maggio con un catastrofico -7,06% degli stranieri. Insomma: un disastro che porta la cifra dei 21.406 cittadini esteri che mancano all’appello dal 2018.

Meno turisti e più fatturato

Cosa hanno fatto gli albergatori sull’onda dei dati positivi degli anni passati? A leggere il rapporto sugli indicatori economici del 1° semestre 2019 del Centro Studi Confindustria Genova hanno aumentato i prezzi.
<Gli operatori dei diversi segmenti del mercato turistico indicano un aumento del fatturato, dovuto soprattutto alla componente nazionale, mentre quella derivante da clientela straniera registra una performance più modesta – si legge nel rapporto -. L’aumento dell’occupazione conferma l’andamento positivo nel semestre su questo fronte. Questo nonostante i dati su arrivi e presenze turistiche nella Città Metropolitana di Genova siano in flessione: nel periodo gennaio-maggio gli arrivi sono risultati in calo del 6,9% e le presenze del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il calo è dovuto soprattutto alla contrazione del numero di turisti stranieri in visita sul territorio: gli arrivi sono diminuiti del 10% e le presenze dell’11,7%>.

La nota positiva dell’aeroporto

Secondo Regione Liguria, che commenta il report diffuso di Confindustria Genova, <per quanto riguarda il comparto, lo studio rivela una tenuta dei volumi in termini economici e una dinamica positiva per l’occupazione, con alcuni dati particolarmente positivi quali l’incremento del 52% del movimento croceristi e l’aumento del 4,7% dei passeggeri in transito all’aeroporto Colombo>. È proprio l’Aeroporto a regalare al turismo genovese e ligure nuove connessioni dirette da vari paesi europei, senza le quali una destinazione è difficile da raggiungere e per questo di serie B, di seconda scelta. Certo, esiste il problema dei costi dei voli Alitalia per Roma (ma se Fiumicino viene usato non come aeroporto di destinazione, ma come hub per partenze verso altre destinazioni i costi vengono riassorbiti) e di Airfrance-Klm che è in crisi e programma di tagliare voli e connessioni su diverse rotte. Ma i progressi sono tangibili, soprattutto nel periodo delle crociere e delle vacanze.
<I dati evidenziati da Confindustria non inficiano il trend positivo sul lungo periodo cominciato nel 2015 – commenta l’assessore al turismo e al lavoro Gianni Berrino -. Ma soprattutto il dato economico complessivo per occupazione nel turismo e per fatturato è buono, quindi pensiamo che la qualità del turismo sia certamente migliorata. Non ci sono allarmi da sollevare: abbiamo necessità di analizzare i dati definitivi su giugno per una valutazione complessiva>.

Booking prevede un calo del 30% per l’estate a Genova

Insomma, mentre i turisti calavano le strutture aumentavano i prezzi dello 0,6%. All’inizio della stagione Booking.com aveva già avvisato che le proiezioni annunciavano un 30% in meno sulla base delle prenotazioni già ricevute. Poi ci si sono messe le piogge e il freddo in tutti i fine settimana di maggio, che sarebbe la nostra alta stagione.

La debacle degli hotel

A perdere, mese dopo mese, quantità importanti di ospiti sono state le strutture alberghiere genovesi, per un totale di 23.700 letti in meno in 5 mesi (-4,14) da gennaio a maggio, solo in minima parte compensati dai 2.401 ospiti in più delle strutture extra alberghiere (+1,91). Poi è vero che che c’è una marea di AirBnb fantasma, ma la crisi dell’ospitalità tradizionale è evidente. Se pensate che nello stesso periodo gli alberghi sono riusciti ad aumentare, a fonte dell’emorragia di ospiti, è evidente che esiste un problema.

A reggere meglio sono i 4 e 5 stelle, che offrono servizi consistenti, ma 3 e 2 stelle, salvo rarissime eccezioni che offrono un equilibrio qualità-prezzo vantaggiosa e sono sistemati in posti strategici (ad esempio davanti all’Acquario o vicini alle stazioni di Principe e Brignole) sono in grave difficoltà. Il costo del lavoro erode il margine in maniera sempre più consistente (lo si legge nelle tabelle di Confindustria), le tasse da pagare sono pesantissime (i B&B e gli AirBnB pagano le tariffe delle case, ben più contenute) e la concorrenza delle strutture non alberghiere è insostenibile. Un fenomeno europeo cha ha spopolato molte città trasformando il centro in un enorme villaggio turistico.

Le strutture non alberghiere desertificano i centri cittadini

Accade, ad esempio, a Oporto, in Portogallo, dove i residenti dell’area tra la Ribeira e la stazione di San Bento si sono praticamente azzerati: troppo caro permettersi un affitto dove le case vengono affittate a giornata e chi non ha potuto pagare i rincari degli affitti è stato sfrattato. Ovviamente, sparendo gli abitanti, spariscono anche i negozi per gli acquisti quotidiani delle famiglie (sostituiti da botteghe per turisti) e quelli che restano hanno prezzi da turisti, inaccessibili ai residenti. Vi proponiamo due video (uno in Inglese e uno in Francese) e un link che potrete facilmente tradurre con Google traduttore o col traduttore di default del vostro browser.

https://www.opendemocracy.net/en/can-europe-make-it/gentrification-in-porto-will-city-turn-into-hotel

Genova, refrattaria al turismo, non corre il rischio

Ma state tranquilli: se Genova continua così non corre alcun rischio di diventare città turistica.
Oporto ha avuto nel 2018 12 milioni di turisti (Fonte: Panrot45) per una città di 200 mila abitanti. Genova appena 911.872 arrivi (e 1.907.737 presenze), compresi i visitatori delle crociere che sul territorio lasciano cifre irrisorie: 50 euro ciascuno secondo la “Rivista del turismo”, dato che noi giudichiamo piuttosto “generoso”. E se sono aumentati, come dice Confindustria, del 52%, il numero dei reali turisti che in città spendono per pasti e hotel è ulteriormente eroso rispetto allo scorso anno. Pesano in maniera positiva sulle statistiche, in maniera negativa sulla statistica della redditività.
Non tutti i turisti spendono, ovviamente, la stessa cifra. Il turismo più ricco è quello business, segue quello culturale, poi quello balneare. La spesa procapite dei croceristi è la più bassa in assoluto. Inoltre la spesa varia a seconda dello Stato di provenienza. Ecco una tabella di Bankitalia. L’intera ricerca è scaricabile sotto.

Genova, le enormi falle della promozione

Come abbiamo visto, non solo la nostra città ha arrestato la crescita, ma sta andando in velocissima decrescita soprattutto per quanto riguarda gli stranieri. Oporto, ci cui abbiamo parlato, fa una promozione internazionale battente da anni mentre noi non siamo riusciti a comunicare nemmeno a Giorgio Palmucci, presidente dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, ovvero il massimo organismo italiano del settore e presidente nazionale di Ocnfinustria Alberghi, cosa siano i Palazzi dei Rolli. Tutti quanti ci siamo indignati quando, nel febbraio scorso, a un convegno disse: <A Genova confesso che non ho mai visto il palazzo Rolli ma verrò presto a visitarlo>. Ci scandalizzammo perché un addetto ai lavori aveva dimostrato di non sapere cosa sono i Rolli, le dimore dei nobili genovesi che nell’epoca d’oro della Superba accoglievano gli ospiti istituzionali della Repubblica.

Invece esiste il problema inverso: è Genova che non ha saputo comunicarlo nemmeno a un addetto ai lavori. Insomma: la nostra promozione è un disastro. Una miriade di musei dal sistema espositivo vecchio e scarsamente fruibile, il sistema dei Rolli totalmente inutilizzato (se non una o due volte l’anno con date variabili e quindi non utilizzabili dalle agenzie di incoming), le enormi potenzialità del territorio per lo sport outdoor completamente ignorate (anche dagli imprenditori), la mancanza di veri servizi turistici, l’assenza di eventi dal respiro veramente internazionale e una promozione turistica inefficace.

I passi avanti della Regione, l’immobilismo della città

Se la Regione Liguria ha fatto uno sforzo raddoppiando i fondi investiti per la promozione, varando nel 2018 e confermando nel 2019 il Patto per il turismo con organizzazioni datoriali e sindacati (da cui dipende probabilmente l’aumento degli occupati segnalato da Confindustria) e tornando finalmente alle due principali fiere del turismo, Londra e Berlino, di Genova si può dire soltanto che ha speso oltre 3,6 milioni di euro senza nemmeno riuscire a tenere le posizioni.

Genova non crede al turismo, non cerca professionisti (non burocrati o esperti improvvisati senza curriculum e senza esperienza, ma tecnici veri) che sappiano svilupparlo, si avviluppa in eventi dal respiro cittadino (se non addirittura di quartiere), non ha un progetto reale, non offre servizi turistici di qualità se non in misura residuale, non usa nemmeno le potenzialità che ha, ha un sito dei musei con una agghiacciante grafica vecchia di 10 anni, continua a spingere sui social quando tutti sanno che non portano visitatori (a una pagina Facebook si iscrive solo chi ha già un interesse). Migliorato di recente, ne diamo atto, il sito visitgenoa.it che finalmente ha eliminato gli eventi di quartiere e mostra in home anche una serie di visite guidate a acquistare direttamente online.
Insomma, bisogna cambiare marcia subito per incrementare l’unica industria in possibile espansione, a Genova, oltre il porto. I soldi ci sono: quasi 4 milioni di tassa di soggiorno da spendere. Si può fare. Ma solo finalizzando i fondi a promozione ed eventi di rilievo e attrazioni-novità, sostituendo tecnici a burocrati e falsi esperti “fai da te”, stimolando l’impresa dei servizi turistici per creare nuovi prodotti da offrire ai visitatori. Insomma, invertendo la rotta.

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