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San Luca, la polizia locale chiede al Comune di chiudere il bar che rende la vita impossibile ai residenti

I cantuné del reparto Sicurezza hanno verificato irregolarità nella conduzione, i carabinieri della Maddalena la presenza di pusher all’interno. Abitanti e commercianti della zona sono esasperati per schiamazzi, spaccio e pessime frequentazioni. Così il locale sta soffocando il quartiere

Gli abitanti protestano per le pessime frequentazioni e gli schiamazzi, i commercianti di quel tratto di via denunciano le stesse circostanze e si disperano per gli stessi motivi e perché i passanti, giunti a quell’altezza della strada, corrono via veloci per allontanarsi il più in fretta possibile e disertano anche le loro vetrine. Gli esposti sono ormai decine, l’intero quartiere è esasperato per la presenza di quel locale in via San Luca. I militari dell’Arma della stazione Maddalena hanno chiesto al Questore la chiusura temporanea a norma dell’articolo 100 del Tulps, Testo unico di polizia, perché tra i clienti hanno trovato spacciatori. Sarebbe la seconda volta perché all’azienda la licenza, tra un cambio di titolare e l’altro, l’autorizzazione era già stata sospesa una volta, per lo stesso motivo e per 15 giorni. Ora la sospensione dovrebbe essere di 30, perché è così che funziona il Tulps. Salvo casi gravissimi (come possono essere un omicidio o una rissa nel locale, per cui è possibile disporre la chiusura immediata) i giorni di chiusura sono previsti in crescendo: 15, 30, 90 giorni per ripetuti e ravvicinati problemi connessi all’ordine pubblico e ad è solo al termine di questa trafila che si può disporre la chiusura definitiva.
Ora la polizia locale del reparto Sicurezza dopo ripetuti sopralluoghi (7 in 15 giorni dii maggio), ha chiesto per la seconda volta alla Direzione Commercio del Comune il ritiro della licenza perché la legale rappresentante subentrata nel marzo scorso alla guida dell’azienda non c’è mai e quindi non può garantire la sorveglianza sulla vendita dell’alcol (che non va somministrato a ubriachi e minori), ma anche sulle videoslot, le “macchinette” dell’azzardo legalizzato a cui il titolare dovrebbe verificare puntualmente che non giochino minori. Così non avviene: la legale rappresentante, italiana, del pubblico esercizio, che è in possesso dei cosiddetti “requisiti morali” richiesti dalla legge a chi gestisce locali, era assente 7 volte su 7. È vero: il titolare può delegare un rappresentante e lo ha fatto: si tratta di un tunisino anche lui in possesso dei cosiddetti “requisiti morali” (cioè l’assenza di condanne), ma anche l’uomo era assente a 6 controlli su 7. Di fatto, il bar viene condotto da stranieri che non ne hanno titolo. La legale rappresentante dell’azienda, alla luce della continua assenza, ha tutta l’aria di essere una prestanome. Di fatto, rispetto alla precedente gestione non è cambiato nulla: né le frequentazioni né le modalità di conduzione del locale.
Gli uomini del nucleo Commercio del reparto Sicurezza, che hanno agito proprio in seguito agli esposti dei cittadini della zona, già nel settembre dello scorso anno avevano inviato agli uffici della direzione Commercio di Tursi una relazione in cui dettagliavano una situazione completamente fuori controllo, ma le loro segnalazioni sono cadute nel vuoto e nulla è stato fatto per mettere fine a un problema che tutti in zona definiscono drammatico e insostenibile. Nel frattempo l’azienda ha cambiato rappresentante legale, ma tutto è continuato esattamente come prima. Il locale è di fatto una calamita per spacciatori, quelli che presidiano i vicoli laterali di via san Luca che portano agli Orti di Banchi, piazza Santo Sepolcro, vico Mele e quindi alle Vigne, dove la settimana scorsa un gruppo di pusher ha aggredito gli avventori di un bar accusandoli di fotografarli e solo per un miracolo non si è passati dalle parole ai fatti.
Ora il direttore della direzione Commercio di Tursi è cambiato e la speranza è che la chiusura, al secondo tentativo, arrivi in fretta. Il provvedimento consentirebbe una risoluzione del problema più celere rispetto alla lunga trafila prevista dal Tulps. Quel locale è l’esempio concreto di come la cattiva conduzione di bar possa mettere a rischio la vivibilità di una zona, il valore commerciale dei negozi, l’andamento di tutte le attività del circondario. I carabinieri e la polizia locale hanno risposto agli appelli disperati del quartiere verificando che quanto denunciato dai cittadini è tutto vero. I controlli, ripetuti e puntuali, ci sono stati, le sanzioni anche. Ora serve una risposta celere ed efficace degli uffici comunali, i soli che possono sollevare dal degrado con la revoca della licenza sulla base della segnalazione della polizia locale uno dei posti più problematici del centro storico sotto il profilo della sicurezza.

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