C’è la mafia riesina dietro l’omicidio dell’uomo fatto uccidere dall’ex amante genovese – VIDEO

La donna è stata arrestata dai carabinieri mentre si apprestava a lasciare l’Italia dall’aeroporto di Genova. Arrestati anche tre uomini legati al mandamento siciliano in passato (e forse anche nel presente) legato alla nostra città

C’è anche la mafia e non solo una storia di sangue, sesso e soldi dietro l’omicidio di Lamaj Astrid, 41 anni nel 2013, quando fu ucciso, scomparso da Genova. I carabinieri di Monza hanno arrestato la sua ex fidanzata, residente a Genova commerciante di gioielli, che pare non aver preso benissimo il fatto che l’uomo, oltre ad averla lasciata, abbia portato con sé un po’ della sua preziosa merce. All’epoca la donna, oggi sessantunenne, arrestata nei giorni scorsi mentre stava per decollare verso una destinazione estera dall’aeroporto Cristoforo Colombo, aveva un bel po’ d’anni più dell’amante traditore e ladro: ben 14. Ma dietro al delitto non c’è solo un delitto per gelosia. Altri tre gli arrestati, tutti legati alla criminalità organizzata.
L’ombra lunga della mafia siciliana si proietta sull’omicidio che sembrava il delitto perfetto: quella di Astrid rischiava di passare per una semplice scomparsa di cui non si era venuti a capo, denunciata a Genova 6 anni fa. La ex fidanzata dell’uomo, arrestata come mandante dell’omicidio, è nata a Riesi ma è residente a Genova, dove la piovra riesina aveva e forse ha ancora lunghi tentacoli. Lei è incensurata, ma ha contatti con importanti personaggi della mafia della sua città d’origine. Quando, nel 2012, Lamaj Astrid la lascia non dimentica di portare con sé un bel po’ dei gioielli della donna. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri di Monza, che hanno potuto contare sull’appoggio dei colleghi di Genova e di Enna, la preparazione dell’omicidio è durata un anno. È dalla Sicilia che viene dato il via libera all’omicidio “richiesto” dalla fidanzata abbandonata, è dalla Sicilia che partono i sicari. Tutto viene ricostruito dai militari in meno di due mesi quando in una villa di Senago (Como) trasformata in un condominio di lusso, durante lavori di ristrutturazione, i muratori scoprono che dietro una parete c’è una stanza in cui si apre un pozzo di cui il proprietario, del tutto ignaro di avere tra i vicini di casa un cadavere, misconosceva l’esistenza. Arrivano i carabinieri, arrivano i vigili del fuoco che recuperano i resti del morto. È da alcuni brandelli di stoffa dei vestiti che il morto ha ancora addosso che si risale ad Astrid.

Questa la prima versione, ai tempi del ritrovamento del cadavere. La verità è che il ritrovamento è stato possibile grazie alle dichiarazioni di un pentito nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta: senza nessuno avrebbe trovato il pozzo artesiano né i resti della vittima.
Coinvolti elementi di spicco della mafia riesina a cui la donna “sedotta e abbandonata” si sarebbe rivolta.

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