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Dossier Mal’Aria Legambiente, Genova prima città d’Italia per superamento dei limiti di ozono

In città cittadini esposti ad un grave inquinamento almeno per quattro mesi all’anno (103 giorni) contro il limite (che è di 25 giorni)

Tira una brutta aria a Genova, a confermarlo l’analisi portata avanti da Legambiente nelle campagne “Pm10 ti tengo d’occhio” e “Ozono ti tengo d’occhio” raccolte nel Dossier Mal’aria presentato oggi a Roma. Nel dossier si è tenuto conto dei dati delle stazioni di fondo urbano o di traffico di ogni città che, per legge, dovrebbero essere quelle che risentono prevalentemente dell’inquinamento prodotto dal traffico urbano.
<Nella nostra città le tre principali fonti di inquinamento – dicono a Legambiente – sono rappresentate dalle emissioni provenienti dalle attività portuali e industriali, dal traffico moto veicolare e dal riscaldamento domestico. Se per le PM10 si registra un tendenziale miglioramento (i giorni di sforamento dei limiti sono stati cinque, dati ARPAL al 17 dicembre 2018, contro i nove del 2017) preoccupano fortemente  gli sforamenti dell’Ozono che come tale non viene prodotto da nessuna fonte inquinante: le responsabilità della sua presenza sono da addebitare alla produzione dei suoi precursori, due famiglie di molecole, gli ossidi d’azoto (NOx) e le sostanze organiche volatili (COV) provenienti dalle attività di combustione. Su questi due precursori vi è estrema lentezza, rispetto all’entità del problema, nell’intervenire per migliorare la qualità dell’aria che respirano i cittadini e aumentare di conseguenza la qualità della vita. Gli enti proposti, pur mettendo nero su bianco nella pianificazione prevista per legge (Piano di miglioramento della qualità dell’aria e Piano d’azione, Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) misure strutturali che sarebbero capaci di abbattere drasticamente le concentrazioni di inquinanti presenti e, di conseguenza, di riportare l’aria a livelli qualitativamente accettabili, non passano davvero all’azione. Anzi. In passato, come oggi, a Genova si pratica bene e si razzola male, sacrificando spazi pubblici a favore della mobilità privata. Basti pensare ai parcheggi ricavati tracciando le righe blu sui marciapiedi a discapito dei pedoni o la mancata implementazione delle corsie preferenziali per rendere il trasporto pubblico competitivo, l’infinito dibattito sulla reintroduzione del tram, i passi indietro sulla integrazione tariffaria tra i diversi mezzi di trasporto collettivi, l’assenza di azioni concrete che premino chi, sempre più spesso, utilizza la bicicletta e di nuove pedonalizzazioni per restituire spazio pubblico ai cittadini>.
<Ci aspettavamo, anche a seguito della tragedia del Ponte Morandi – commenta Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria – una riflessione più attenta e puntuale sulla possibilità che gli interventi in emergenza, per consentire gli spostamenti dei cittadini in Val Polcevera e complessivamente in tutta la città, fossero accompagnati da scelte che privilegiassero il trasporto pubblico locale che è invece rimasto al palo, enfatizzando e velocizzando gli interventi per l’apertura di nuove strade che porteranno ancora inquinamento atmosferico e acustico in città. Per tornare a respirare, le città hanno bisogno di ridurre con decisione il traffico motorizzato privato e di cambiare la mobilità. Rinnovare il parco dei mezzi pubblici più inquinanti passando a forme ibride ed elettriche aumentando la velocità commerciale in sede protetta, intervenire sulle attività portuali, rumorose e inquinanti come indicato anche nelle recenti linee guida per le Autorità portuali approvate dal Ministero dell’Ambiente>.
<Traffico, industria portuale e riscaldamento domestico – conclude la nota di Legambiente Liguria – spesso vengono additati e utilizzati strumentalmente dai principali portatori di interesse per non intervenire su nessuno dei tre, addebitando all’uno o all’altro, a seconda dell’occasione la “patente” del più inquinante. Col risultato che nulla cambia a danno della salute dei cittadini>.

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