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Sesso e viaggi di lusso per non vedere le riparazioni stradali fatte al risparmio: 14 condanne

Vacanze da sogno, buoni benzina e serate hard i club per scambisti in cambio della licenza di gettare sulla strada bitume di bassa qualità e basso prezzo. Diciamo subito che si tratta di un caso che risale al 2012. Più di 6 anni: tanto ci ha messo la giustizia a inchiodare 14 persone tra funzionari di Genova Reti Gas (del gruppo Iren costituitosi parte civile) e imprenditori furbetti che su corruzione e bitume hanno costruito un piccolo impero. Tanto tempo che, probabilmente, quasi tutto cadrà in prescrizione alla fine del 2019. Ecco i condannati e le condanne: Mauro Pietro Bonadeo (Genova Reti Gas, 3 anni e 6 mesi e interdizione ai pubblici uffici per 5 anni); Mario Papotto e Francesco Jannelli (Betoncat, 3 anni e 3 mesi e 2 anni e 5); Paolo Pasquale, 2 anni e 6 mesi; Andrea Cavallo e Giovanni Neri (Genova Reti Gas, 1 anno e 6 mesi); Marcello Rimassa, Marco Parodi, Mauro Tagliabue, Eduart Nerjaku e Mihai Raicu (1 anno e 2 mesi); Salvatore Privitera, Giovanni Mirabella, Bruno Andreoli (1 anno e 2 mesi). in 14, dunque, secondo la condanna del tribunale, dovrebbero scontare 25 anni di prigione. Ma così, probabilmente, non sarà perché a salvare dalla galera corruttori e corrotti arriverà la vecchia legge sulla corruzione, in vigore quando il processo sulla tangentopoli dei cantieri stradali è cominciato. I condannati non sfuggiranno, invece, alle richieste di risarcimento in sede civile. Avevano già patteggiato il funzionario Grg Antonio Percivale e l’impresario Pietro Furnò.
Ma cosa ha appurato l’inchiesta coordinata dal Pm Francesco Pinto? Che le asfaltature venivano fatte con bitume scadente, che le buche venivano rattoppate alla bell’e meglio (e, infatti, le riparazioni duravano poco). Vittima del “giochino” sono state oltre 70 strade genovesi e la sicurezza di tutti i cittadini che vi sono transitati. Non è purtroppo stato possibile collegare in tribunale incidenti e buche mal rabberciate, ma c’è da giurare che più di un motociclista sia stato vittima, con diverse conseguenze, dell’organizzazione che usava materiale a basso costo.
Cosa usavano le imprese per far sì che i funzionari “non vedessero” la bassa qualità del lavoro? Non solo viaggi-premio, buoni benzina e altri regali vari, ma anche serate hard in club di scambisti, uno dei quali di proprietà del titolare di una delle aziende.
Solo quattro gli imputati assolti: Roberto Bergamino, Antonio Crispi, Marco Guerra ed Emanuele Rebora.

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