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“Natâle”, la canzone in genovese dei Tuaprinz con Fabrizio Gelli per Genova dal Ponte alla vera carità

È un Babbo Natale clochard e ubriacone il protagonista di “Natâle”, la canzone in genovese, al ritmo di conscious rap, dei Tuaprinz con Fabrizio Gelli. Protagonista: un uomo vestito di rosso con regolamentare barba bianca posticcia che si alza dai cartoni nel sottopasso della ferrovia a Brignole e comincia a girare per le vie piene di luminarie della città con la chitarra in spalla e una bottiglia di vodka in mano. La canzone non poteva che partire dal crollo del ponte Morandi e da un’economia che come il viadotto è <fragile e insicura>.
<Che l”inse, mæ Zena, te devi adesciâ insémme a tò génte!> recita il testo, dicendo che nonostante tutto a Natale la città è ancora più bella grazie allo spirito dei genovesi che sono sempre usciti da ogni guaio o disgrazia. Poi il riferimento antirazzista e umanitario a quelle persone che arrivano sui barconi <e ancora non sanno cosa è il Natale>: <Se solo capissi che il segno di carità non è andare in chiesa, ma basta avere pietà>. È questo il messaggio sociale e politico della canzone.

Ecco il singolo “Natale” dei Tuaprinz ft. Fabrizio Gelli con promozione e relativo video di Lorenzo Santagada con partecipazione, come attore principale, di Rachid Bouchabla, batterista di Ex-Otago

Chi sono i Tuaprinz?

Scoby Pusha, MC Tavlas e Mr Mob. Questi sono i Tuaprinz.
Sono originari delle periferie operaie di Genova, più specificamente di Sestri Ponente, sede dei cantieri navali, dove sono stati costruiti, tra gli altri, i transatlantici Rex e Michelangelo.
Attivi dal 1996, hanno iniziato suonando un misto di rock ed elettronica, con cantato rap. Si sono creati un minimo di seguito a cavallo degli Anni Novanta e Duemila, con partecipazioni a festival (Boagoa e Arezzo Wave) e come gruppo di supporto di alcuni grandi nomi di quel periodo (Subsonica, Sergent Garcia e Mau Mau).
In occasione delle tristemente note manifestazioni di protesta al summit dei G8 dell’estate 2001, i Tuaprinz suonano in due concerti organizzati rispettivamente dal Genoa Social Forum e dal Centro Sociale Terra di Nessuno, con Paola Turci, Banda Bardò, Bisca, Assalti Frontali e Colle der Fomento.
Dopo la delusione per il mancato raggiungimento di un accordo per produrre un lp, nonostante diversi abboccamenti ,il gruppo cambia formazione e sposta il suo centro artistico a Firenze: nuova line-up, nuove canzoni e un mini tour nel sud della Francia nel maggio 2003 . In questo arco di tempo hanno registrato alcuni demo, che adesso sono disponibili su Bandcamp
La morte improvvisa di uno dei cantanti porta alla cessazione di ogni attività del gruppo. Alcuni di loro si dedicano a progetti alternativi. Soltanto nel 2018 decidono di pubblicare un album in dialetto genovese.

Per la stesura del nuovo album chiamano a collaborare molti amici musicisti sparsi nel mondo.
I Tuaprinz stessi, che nel frattempo sono cresciuti e diventati padri di famiglia, vivono per ragioni professionali tra Hong Kong, Dubai e Atene. I musicisti che hanno collaborato al disco sono di Amburgo, Singapore, Delhi, Londra, Toronto, Parigi e Genova, naturalmente.
L’album è stato prodotto da Scoby Pusha insieme a Paolo Guglielmino, eroico pioniere dell’hip hop genovese Anni ’90, che oggi ha uno studio a Londra, e da Mattia Cominotto, famoso per il passato nei Meganoidi e titolare di uno degli studi più importanti di Genova.
I Tuaprinz “cantano e suonano quello che vedono” e utilizzano il rap come mezzo di comunicazione. La musica è tutta suonata con strumenti, con basso utilizzo di parti al computer.
Dice Scoby Pusha: <Pensiamo che le persone potrebbero apprezzare canzoni che riflettono alcune delle tensioni che stanno vivendo nella loro vita quotidiana. Saremmo onorati se i nostri brani potessero essere la colonna sonora della ribellione al monopolio di selfies e delle fake news>.
<Abbiamo scritto questo disco nelle nostre camere da letto e poi abbiamo coinvolto amici in tutto il mondo, chiedendogli dare il loro contributo – continua. In un certo senso, arriva un momento nella tua vita in cui devi eliminare le cazzate e andare avanti con ciò che conta davvero. La maggior parte delle persone intorno a te in quel momento, probabilmente, sta pensando che sei il più anziano nella sala prove o forse quarant’anni sono troppi per indossare una t-shirt dei Motorhead?”
Abbiamo accettato l’idea che la musica e la t-shirt ci accompagnino per sempre, senza preoccuparci di quello che potrebbe pensare la gente che ben pensa. Abbiamo anche capito che non vogliamo per forza fare la musica che va di moda oggi, un sound nuovo e forse nemmeno fico. Ma siamo determinati a usare solo il rap ed il dialetto, per esprimere il nostro disappunto per ciò che sta accadendo a Genova e in Italia. Lo facciamo attraverso la musica che sappiamo suonare”. Si chiama conscious rap

Il conscious rap

È un genere di musica che si concentra sulla creazione di consapevolezza e sulla diffusione della conoscenza. I rapper coscienti condannano tradizionalmente la violenza, la discriminazione e altri disturbi sociali. È spinto dalla convinzione che i cambiamenti sociali radicali derivano dalla conoscenza di sé e dalla scoperta personale.
Le canzoni rap più consapevoli contengono messaggi positivi ed edificanti, spesso trasmessi su ritmi lisci e acuti. Grandmaster Flash e The Furious 5, Public Enemy, Rage Against the Machine e Nas sono grandiosi esempi di conscious rappers e sono tra le maggiori influenze dei Tuaprinz.
In Italia chi li ha ispirati maggiormente sono Frankie HI-NRG MC, Sangue Misto e fra i più moderni Salmo e Willie Peyote.

Il dialetto genovese

Il dialetto genovese e tutte le parlate dei vari borghi incluso Sestri Ponente rispecchiano la storia e il carattere di una popolazione poco omogenea genti di razze e origini diverse, fuse con Celti, Fenici, Greci, Italici, Barbari, Levantini e Arabi.
Il dialetto genovese è il migliore esempio di multiculturalità: nasce dal latino parlato e nei secoli assorbe termini provenzali, catalani, portoghesi, germanici, arabi, padani, italiani.
Qualche esempio? La parola più famosa del dialetto genovese non è neppure nata a Genova. “Belin” viene dalla Pianura padana, col significato di “giocattolino” (e quindi, per metafora, di “membro maschile”). La parola “camallo”, scaricatore di porto, arriva invece a Genova nel Medio Evo dall’arabo “hammal”, portatore. La “darsena” del porto è parola araba: “dar as sina’a”, casa del lavoro, la zona dove si riparavano le navi.
Il “gabibbo”, la persona scaltra e malfida, è una derivazione dell’arabo “habib”, amico, e veniva usata in tono razzista contro i levantini e gli italiani del sud.
<Il dialetto genovese non è prerogativa della Lega né suo territorio esclusivo. Il dialetto genovese rappresenta Genova. Punto> dicono i Tuaprinz.

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