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Casa occupata delle suore a rischio sgombero, gli occupanti bussano alla porta della Curia

Ieri la manifestazione in piazza Matteotti per chiedere di non cacciare 4 famiglie con bambini, ma dalla sede dell’Arcivescovo nessuno ha aperto, così gli occupanti, che avevano già scritto al cardinal Bagnasco e a papa Francesco, hanno imbucato una ulteriore lettera. Lo sgombero è stato chiesto dalle suore Filippine, proprietarie dell’immobile

50 persone, solidali con i 4 nuclei familiari, hanno partecipato al presidio di ieri, sabato 22 dicembre sotto la Curia Arcivescovile. I residenti della casa occupata di via Gramsci 11 avevano scritto all’arcivescovo Bagnasco e a papa Francesco. L’immobile, di proprietà della Fondazione Sorelle Gemelle della Congregazione, è sotto sgombero dopo la denuncia presentata dalla proprietà in Procura. Secondo gli occupanti e il movimento di lotta per la casa, il tentativo di mediazione della Prefettura per trovare una sistemazione alternativa alle famiglie attraverso i servizi sociali è fallito e lo sgombero potrebbe arrivare ad inizio 2019. Tra i solidali presenti anche compagni e compagne di realtà politiche, sociali e sindacali come Aut Aut 357, Lsoa Buridda, Centro Sociale Zapata Genova, NON UNA DI MENO – Genova, PCL Genova, Potere al Popolo Genova, Si Cobas Genova, Genova Antifascista, Unione Sindacale di Base-USB Liguria e Rifondazione Comunista Genova.

<4 famiglie – hanno detto i manifestanti – che hanno il coraggio di lottare per non far passare sotto silenzio uno sgombero di lavoratori precari, donne lavoratrici sole e con figli e figlie, sotto il ricatto perenne per il solo fatto di essere stranieri in un momento di rigurgiti razzisti e legislazioni che colpiscono immigrati, poveri e sfruttati.  4 nuclei che hanno voluto condannare un sistema che non dà risposte alle ingiustizie e alle disuguaglianze, e in particolare alla necessità di una casa a prezzi popolari, che coinvolge istituzioni, grandi proprietari come la Chiesa stessa, banche, speculatori vari>.
<Nonostante le parole di disponibilità a confronti e rallentamenti degli sgomberi, nonostante l’annuncio di quel presidio e la richiesta esplicita di un incontro, quei 4 nuclei, i solidali e le persone che si univano al presidio convinte dai discorsi, dalla lettera distribuita e dalle testimonianze, si sono trovati la porta chiusa e non hanno ricevuto nessuna risposta.
I nuclei familiari hanno anche provocatoriamente suonato al portone, intonato cori come “aprici aprici aprici la porta, Bagnasco aprici la porta>.
A conclusione del presidio si è dato vita ad un corteo nei vicoli, concluso con altri interventi sul diritto alla casa, sulla lotta allo sgombero di Gramsci 11, sull’assenza di risposte abitative per la stragrande maggioranza delle persone – italiane e straniere .
<In assenza di risposte chiare e garanzie sul blocco dello sgombero, sullo sblocco dei regolari allacci delle utenze di acqua, luce e gas , su soluzioni abitative a canoni popolari per i nuclei sotto sgombero, continuerà la mobilitazione e continueranno le iniziative di protesta – hanno concluso i manifestanti – . Restiamo convinti che queste risposte, garanzie e soluzioni non possano che arrivare dall’apertura di un tavolo di confronto tra la Curia e gli/le occupanti e solidali. Alle parole seguano i fatti>.

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