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Ricomincio da tre

Prometto solennemente, Giurin giuretto, e senza dita intrecciate, che stasera l’articolo non sarà completamente incentrato sulle magagne del Pd e nemmeno satireggerò sulla redenzione di “Clint mi faccio giustizia da solo” Simone Regazzoni ad opera di Claudio Burlando, il mamma santissima, disoccupato ma con super vitalizio – mi faceva notare qualcuno – che ha vestito i panni di Don Claudio da Rovegno, parroco di campagna, e che, al contrario di Don Abbondio, ha dato ulteriore prova di essere vaso di ferro tra tanti, dimostratisi alla resa dei conti, di terracotta. A preservarmi dalla strada delle tentazioni un lettore che commentava con un disperato “E basta” sotto al penultimo pezzo che farneticava di un duello tra Pep-Burlando e Mou-Regazzoni sotto il sole delle prossime primarie. Come se non bastasse ho provato immediatamente dopo a satireggiare su un miracolo fra le focaccette di Crevari della festa Dell’Unita, ricevendo la miseria di due likes. La satira, evidentemente dal Charlie Hebdo in poi non è’ molto apprezzata. E quindi mi limito a dire e a concludere il mio ragionamento sul Pd osservando che stasera alla Festa è atteso l’intervento del sindaco Marco Doria, che, presumibilmente, si guarderà bene dallo sciogliere l’arcano-maledizione della ricandidatura, e, con quel suo sguardo fra lo stupito e l’assente, si predisporrà a rispondere di buon grado alle domande sulle malefatte della sua giunta. Se qualcuno ravvisasse il gelo, del sindaco nei confronti del pubblico, sappia che non è cattivo, al contrario è un onest’uomo, ma è timido e un po’ sussiegoso, come si addice del resto, ad un esponente di un nobile casato, che si dispone ad ascoltare i suoi sudditi e le loro pretestuose domande. Un post di Regazzoni – ma poi chiudo veramente l’argomento Pd – la dice comunque lunga sul clima che troverà il nostro beneamato sindaco “Serata di puro godimento: in prima fila, alla Festa dell’Unità, ad ascoltare il nostro sindaco Marco Doria”. E, per non lasciare dubbi sul clima che si prepara, acclude un’immagine di un Paolo Villaggio-Fantozzi in ambasce. Chiuso, come promesso.
Ricomincio da tre, spiegavo perché, come il Gaetano interpretato dall’indimenticabile Massimo Troisi nel suo film pluripremiato, a questo momento, pur nella confusione totale ho tre certezze sulle prossime comunali del 2017. La prima, tornando a ritroso, è che il Pd farà’ certamente le primarie e che uno dei candidati sarà Regazzoni, mentre i manovratori dell’ombra sono in fortissime difficolta’ per trovare un antagonista in grado di duellare al pari del filosofo con la sua dialettica. Perché Regazzoni, con quel suo ego straboccante, è bravissimo a cuocere e rivoltare la frittata facendola ricadere sulla testa del suo antagonista con quel l’effetto patatine fritte con maionese in coppa che me lo ha fatto conoscere.
La seconda certezza, mi perdoni l’amico Stefano Balleari, di cui ho sempre pensato un gran bene per il coraggio della sua arrembante campagna elettorale che è ricominciata con aggressività ancora maggiore al ritorno dalle sue ferie francesi, è che, nonostante tutto, lui non sarà il candidato del centro destra. Anche se, pure da parte di Toti e &, la confusione regna sovrana. Si dice che il nostro presidente della giunta regionale stia cercando il nome sondando fra gli indirizzi degli albi professionali. Perché i politici di professione non piacciono e la società civile potrebbe spingere anche gli elettori che attualmente storcono il naso ad una affluenza massiccia alle urne. C’è poi chi malignamente sostiene che sarebbe tentato di sbarazzarsi della sua fidatissima assessore Ilaria Cavo, come lui troppo presenzialista, al limite dell’isteria da prestazione. I più pretestuosi dicono che non abbia giovato al low profile che Toti suggerisce soprattutto ai suoi colleghi, quel sandalo galeotto consegnato ad una segretaria perché lo facesse miracolosamente rimettere a posto da un calzolaio. Cose che manco il principe azzurro con la povera Cenerentola. Francesco Gastaldi politologo poli partitici ipotizzava comunque un identikit ” Comunali 2017: si fa strada nel centrodestra l’idea che per Genova l’identikit ideale sia quello di una donna, libero professionista 45-50 enne, senza precedenti esperienze politiche”. Balleari, comunque, come se nulla fosse, continua indefessamente, e sottolineo inde, la sua campagna elettorale. Ultime puntate la rumenta nel Bisagno (pericolosissima con l’appropinquarsi dell’autunno e a rischio alluvione), il prosieguo della robusta querelle sui migranti nel palazzo di via Venti Settembre – anche se qualcuno fa notare che definirla prestigiosa via dello shopping con l’invasione di negozi cinesi di ogni genere risulta un triste eufemismo- , e, infine, il problema dello sfalcio di erbe e cespugli che invadono i marciapiedi delle vie cittadine, colpevoli, così almeno sostiene Balleari, dell’aumentare delle allergie fra i cittadini genovesi. Balleari, che è anche vicepresidente del consiglio comunale, meritevole di aver strappato una promessa al sindaco Marco Doria perché Genova possa fregiarsi, un giorno, del titolo di Genova Città dell’Inno, continua a sperare. Perché, almeno così pare, Genova in una ipotetica spartizione dei partiti della coalizione del centro destra potrebbe finire per essere attribuita a Fratelli d’Italia. E la Meloni avrebbe ottenuto una promessa in questo senso. Almeno così gli avrebbe assicurato. Motivo per cui continua la sua campagna elettorale per “Balleari sindaco”senza sosta ricevendo molti likes dai genovesi a caccia di un esponente politico che si occupi delle piccole cose di tutti i giorni e dell’ordinaria amministrazione. Lui, insomma, si è portato avanti. Comunque, ossequiente ai voleri della coalizione, ha già promesso che dirotterà i voti, frutto del suo lavoro, sul possibile, ma per ora improbabile, candidato di bandiera.
L’ultima certezza con il prosieguo delle ore è quella che appare più incerta. Perché a rovinare tutto, i Cinque Stelle, che molti davano per sicuri trionfatori in Comune delle elezioni del prossimo anno, sono andati ad incappare nella vicenda tutta romana di Virginia Raggi. Osservava già ieri, a dire il vero, il mio politologo di riferimento prof. “Santosubito” Francesco Gastaldi. “A questo punto solo una domanda: secondo voi quando si torna a votare a Roma?” Anche se non è andato al di là della questione che al momento pare sia comune a molti italiani, soprattutto a quelli del Pd che per mesi e mesi hanno dovuto patire gli sfottò’ di Di Maio e Di Battista. Ma quello dei pentestellati per Gastaldi è terreno incerto sul quale si è avventurato raramente. Unica eccezione che io ricordi e’ un post di qualche settimana fa in cui ipotizzava una candidatura di bandiera al di fuori dalle tre anime in cui a Genova e in Liguria è frammentato il Movimento. Gli altri post riguardavano i pentastellati per la loro filosofia, contrapposta a quella della sinistra “Il M5S ha infranto il tabù: l’uomo (o la donna) comune possono vincere. Non serve la statura intellettuale, non serve la trafila di partito. E’ un vento nuovo, in questo momento M5S e CD questa cosa ce l’hanno ben chiara in mente, il centrosinistra invece fatica a digerirla … troppi professionisti politici da sistemare???”. Sino al tracollo della Raggi, con tanto di salace supposizione “Più passano i giorni e più mi convinco che la Raggi è una infiltrata del PD romano …” Anche se il pronostico sulle elezioni e su una eventuale vittoria del Pd rimane sconfortante. Ecco la sua analisi “Adesso in molti credono che le vicende del M5S a Roma avranno ripercussioni su Genova ridimensionando il previsto boom del M5S, non credo sarà così, il voto al M5S è più un voto contro (tutti gli altri) che a favore”. E sul tema del giorno oggi è intervenuto il sociologo genovese Alessandro Dal Lago, preside della facoltà di scienze della formazione sino al 2002, scrittore e articolista de Il Manifesto, spostando il tiro non tanto sulla povera Raggi, quanto sul Movimento “Oggi, sul blog di Beppe Grillo non c’è una parola sulla crisi, ridicola più che tragica, della giunta di Roma. Anzi, no. C’è un video del sindaco o sindaca Raggi che comunica di essere al lavoro per Roma, “nonostante piccole resistenze”. A questo punto, comincio a pensare che in bambola non sia finita solo lei, ma siano finiti anche Grillo e la misteriosa società di consulenza, la Casaleggio & Associati, che governa il M5S. E allora vale la pena ribadire alcuni punti sul M5S.Che una giovane avvocatessa sia scelta da qualche centinaio o migliaio di attivisti come candidata sindaco “perché si presenta bene”, o perché dispone di un qualsiasi curriculum avvocatesco, non garantisce alcuna competenza o capacità di amministrare una città. E non garantisce alcuna democrazia dal basso, ma solo l’arroganza di chi pensa che mobilitarsi in rete con i clic lo renda migliore degli altri.L’onestà è qualcosa che si deve dimostrare negli atti, non uno slogan da urlare per rendersi popolari agli occhi di cittadini giustamente disgustati da cattive amministrazioni, incompetenza e corruzione. Ho mente il ridicolo slogan “onestà, onestà, onestà” sbandierato dal direttorio M5s ai funerali di Casaleggio.L’onestà è una categoria morale, non politica. Questo significa semplicemente che non sostituisce il giudizio, la visione, i programmi e la capacità di attuarli che dovrebbe possedere un partito degno di questo nome.Di conseguenza, un politico o sindaco onesto, ma arrogante e incompetente, può essere pericoloso quanto un amministratore o politico corrotto. Per arrivare al punto della questione “Ma il vero nodo è quello del potere nel M5S. Virginia Raggi ha dichiarato che si consulterà con i suoi “superiori”. Un sindaco ha superiori? Ma se si riferiva a Grillo e Casaleggio, con che diritto il comico e il manager figlio di suo padre governano il M5S? Invece di ripetere le solite giaculatorie (“il pd meno elle era peggio”, “lasciateci lavorare”, “tutti a casa!”, “è un complotto mediatico” ecc.), i militanti e gli elettori del M5S, che io ritengo, nella stragrande maggioranza, buoni cittadini, dovrebbero cominciare a interrogarsi sulle questioni sollevate sopra. Per non fare la fine dei socialisti che – come ha notato un mio caro amico – non appena furono al governo con il centro-sinistra si dimenticarono di tutto, si sedettero a tavola e cominciarono ad abbuffarsi”.
E non a caso annota Tiziana Notarnicla, insegnante “Leggo di politici inteneriti dal gioco del momento ” Tutti contro Virginia “.Il Governo di Roma Capitale si sapeva che era una sfida dura .Sinceramente faccio gli auguri alla Raggi perché se lei riesce nell’impresa l’immagine dell’Italia cresce e migliora .Ma se fallisce , ci siamo liberati del M5S prima ancora che arrivi al Governo”.
Ma la teoria predominante fra i pentastellati che si schierano.a testuggine a difesa di Di Maio e della Raggi è vecchia quanto Berlusconi, ed è ‘ quella del complotto.Alice Salvatore la candidata alla presidenza della Regione che siede fra i banchi del consiglio proprio ieri ha postato un videomessaggio in cui attacca il giornalista Peter Gomez del Fatto quotidiano per l’intervista a De Maio in cui gran parte delle domande riguardava l’organizzazione interna del partito. E come spesso accade con i suoi supporter fideisti è’ scattata una vera e propria gara a chi la sosteneva meglio e di più. Centinaia di contatti e oltre 1600 condivisioni del videomessaggio in cui critica la professionalità del giornalista de “Il fatto quotidiano”. La cosa non sfugge a Gastaldi “Alice Salvatore, consigliere regionale del M5S in Liguria che attacca il giornalista Peter Gomez de Il Fatto quotidiano … non è la prima volta che la Salvatore attacca Il Fatto quotidiano…” E la Salvatore, in grande crescita, nonostante non sia affatto ben vista dalle altre due anime del Movimento, potrebbe essere la futura candidata del M5S. Da qualche mese ha cambiato la sua strategia di comunicazione passando con molta più frequenza al videomessaggio. Tanto sulla sua bacheca ha poco da confutare ai suoi abituali interlocutori che si sperticano in complimenti. Ha imposto addirittura incalzanti appuntamenti streaming. Attivissima come militante e in crescita dopo essersi fatta fotografare in più occasioni, durante l’estate, in compagnia dell’Elevato Beppe Grillo insieme al suo fidato scudiero, anche lui consigliere regionale, Marco De Ferrari. Può poi godere di ottime relazioni con Di Maio e Di Battista.
La cosa non gli ha impedito comunque ieri, alla ripresa del consiglio regionale, di incorrere in uno scivolone macroscopico – la bambola di cui ha parlato Dal Lago per la Raggi – rifiutando di devolvere mille euro dello stipendio dei consiglieri del M5S a favore dei terremotati. Gaffe puntualmente fatta rilevare dagli altri consiglieri di minoranza Raffaella Paita (Pd) e Gianni Pastorino (Rete a sinistra) con un comunicato “Il Movimento 5 Stelle dice no alla proposta di devolvere mille euro per ciascun consigliere regionale in favore delle popolazioni vittime del terremoto. Un’idea che aveva raccolto il consenso di un’ampia maggioranza trasversale e che vede contrari soltanto i grillini. La tesi dei consiglieri 5 stelle è che loro già devolvono ogni mese parte dello stipendio a un fondo e quindi dicono che useranno quei soldi per le vittime del terremoto. Ma tutti i consiglieri di tutti i gruppi, compresi quelli del Pd e di Rete a sinistra, tutti i mesi devolvono una parte del loro stipendio al partito e a iniziative di solidarietà; questa proposta, invece, va al di là di ciò che ciascuno fa già a favore dei più deboli e aggiunge alle normali decurtazioni mensili altri mille euro da destinare specificatamente alle popolazioni che sono state coinvolte nel terremoto delle scorse settimane, tramite il fondo Stato-Regioni recentemente istituito dal Governo. Il Movimento 5 Stelle, inspiegabilmente, ha detto di essere contrario. I grillini hanno la presunzione di considerarsi gli unici onesti sulla scena politica nazionale, ma ciò che sta accadendo in tutta Italia (come nel caso di Roma) dimostra che il primato dell’onestà non appartiene a una forza politica in particolare. I consiglieri regionali vigileranno su come verranno spesi i soldi che devolveranno a favore delle vittime del terremoto”. Replica dei cinque stelle com un comunicato che francamente lascia interdetti in questo momento, sia per l’amore del particolare e anche per quell’incalzare con arroganza sulla disonesta altrui “Il MoVimento 5 Stelle Liguria devolverà 30mila euro per i terremotati del centro Italia. Si tratta, nel dettaglio, di 5mila euro a testa per ognuno dei sei consiglieri, derivanti dalla restituzione degli stipendi che i portavoce M5S portano avanti da inizio legislatura.
Un piccolo, ma significativo, contributo che il M5S Liguria ha scelto di versare direttamente nel conto corrente aperto in questi giorni dal sindaco di Torino Chiara Appendino.
“Abbiamo scelto questo canale, e non altri – spiegano i portavoce pentastellati liguri – poiché la trasparenza è il valore fondativo del MoVimento 5 Stelle e, grazie a questo conto, sarà possibile verificare con la massima chiarezza a quali opere di ricostruzione saranno destinati i fondi”.
“Troppe volte – proseguono i consiglieri M5S – abbiamo visto perdere nel nulla centinaia di migliaia di euro a causa dei controlli scarsi o inefficienti sulle donazioni, in particolare quelli destinati agli alluvionati in Liguria e ai terremotati dell’Aquila, nel passato recente. Con questa scelta siamo sicuri che non un solo euro andrà sprecato e potrà contribuire davvero ad aiutare a rialzare le persone e i territori così duramente colpiti”.
E a questo punto l’analisi di Dal Lago può soccorrerci per aiutarci a capire un chiaro caso di “fallo da confusione” . “La pretesa del M5S di non essere né di destra, né di sinistra o tutt’e due insieme sta mostrando la corda”. Perché è chiaro che fra le crisi in cui sono incorsi Alice nel paese delle meraviglie e soci, incalzati dagli eventi, e compresa anche quella si identità. Unità a una sfrontata arroganza. Comportamento tipico di chi si sente vittima di un complotto. Come se dopo un anno e passa fossero ancora dei novellini.

BianConiglio – Alice ma tu ogni tanto impari qualcosa dalle tue esperienze passate o cosa?
Alice – Cosa.
(Lewis Carroll, “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”)

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Il Max Turbatore

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