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Regione, consiglieri assenti. Doppio sgambetto della Paita

Manca poco al rompete le righe per le vacanze estive, ma la seduta di ieri del consiglio regionale, nel suo andamento a singhiozzo, sarà di quelle da ricordare. Vuoi per le polemiche sul rendiconto del bilancio del 2015, vuoi per le assenze, davvero troppe, che hanno fatto slittare l’inizio della seduta al primo pomeriggio costringendo il presidente del consiglio, il leghista Francesco Bruzzone, a fare letteralmente i salti mortali al fine di non far degenerare il tutto è di portare a casa qualche provvedimento. È andata così: Bruzzone ha sospeso i lavori subito dopo l’apertura rinviandoli di due ore. E alla ripresa è stato costretto a ripetersi sempre per lo stesso motivo. Andrea Costa esponente NCD ha ricordato l’esistenza di un accordo con la minoranza per consentire al presidente della giunta regionale Giovanni Toti, all’assessore Marco Scajola e al collega Gianni Berrino di spostarsi nella vicina sede della Regione per la firma di un accordo col Governo per il sito Unesco delle Cinque Terre. Solo che, secondo quanto hanno denunciato i consiglieri pentastellati l’accordo in questione prevedeva di iniziare la seduta e tenere aperti i lavori per un’ora e mezza, dalle 10 alle 11, 30 per discutere la proposta del M5S di recepire il Codice di autoregolamentazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia e la criminalita’ organizzata. Invece, sin dall’inizio non è stato possibile raggiungere il numero legale. Mancavano quattro esponenti della maggioranza. Ed è ‘ stato facile per l’opposizione addossare la responsabilità alla stessa maggioranza, che almeno all’inizio, avrebbe dovuto garantire in toto la presenza . “La maggioranza non ha i numeri- ha attaccato la capogruppo del Pd Raffaella Paita -. Aspetta che il presidente Toti torni dalla vacanza al mare a Milano Marittima con Salvini. Tenete qui l’opposizione tutto il giorno per i vostri comodi”. Insomma un’occasione offerta al Pd a rete a sinistra e al M5S per farsi mettere in difficoltà dalla minoranza. Tanto che anche il terzo tentativo del povero Bruzzone rischiava di abortire miseramente con telefonate di prammatica agli assessori-consiglieri Edoardo Rixi, Sonia Viale e Gianni Berrino. All’inizio della ripresa dei lavori il capogruppo Pd Raffaella Paita ha nuovamente richiesto la verifica del numero legale: i consiglieri della maggioranza presenti erano solo 15, uno in meno del numero minimo indispensabile, a cui pero’ il presidente dell’assemblea Francesco Bruzzone ha aggiunto, in base al regolamento, la stessa capogruppo Pd che nel frattempo era uscita dall’aula con tutta l’opposizione per tentare ‘lo sgambetto’ alla Giunta Toti. L’assessore regionale ai Trasporti Gianni Berrino e’ arrivato di corsa in aula dopo che il tentativo dell’opposizione era gia’ fallito. Quest’ultimo quando è rientrato in aula con il fiatone ha dovuto rendersi conto che la sua corsa non era stata risolutiva, perché i consiglieri di minoranza erano già rientrati in aula consentendo l’inizio della seduta, tanto per non permettere al presidente della giunta regionale Giovanni Toti di addossare a loro la responsabilità della cancellazione della seduta che è comunque proseguita fra mille polemiche con la richiesta da parte del consigliere del Pd Pippo Rossetti di una conferenza urgente dei capigruppo per discutere del programma dei lavori dell’aula. Polemiche che comunque sono proseguite con due comunicati del MoVimento Cinque Stelle e del Pd sulla difficile giornata in consiglio regionale. M5S ha attaccato la maggioranza “Nonostante i tentativi di spargere fumo e nascondersi dietro un dito, oggi la maggioranza ha fatto una magra figura, facendo mancare il numero legale per ben due volte nell’arco di una mattinata: la prima delle quale, senza la benché minima giustificazione e tradendo gli accordi presi poco prima in capigruppo con le minoranze. Salvo poi accampare scuse puerili per non ammettere le proprie responsabilità e cercare vanamente di salvarsi in corner. Per la seconda volta nel giro di pochi giorni, la maggioranza manca di rispetto a quest’aula e ai cittadini che la Regione rappresenta. Non è così che ci si comporta all’interno di un istituzione così importante, specialmente su temi cruciali per il futuro della Liguria come quelli che dovevano essere discussi oggi in Consiglio regionale”.
Ancora più critico il documento del Pd ” Ancora una brutta figura della maggioranza che dopo aver fatto mancare per ben due volte il numero legale, stava per fare la stessa cosa una terza volta. Gli orari e gli accordi sullo svolgimento regolare dei lavori dell’aula sono stati stravolti, calpestando i diritti dell’opposizione e la dignità del Consiglio stesso. Siamo arrivati alle 13,30 senza neanche aver discusso un atto della minoranza, visto che era in programma la discussione delle mozioni dell’opposizioni. Quindi si è trattato di uno schiaffo alla democrazia, assestato con un atteggiamento da bulli di quartiere (nonostante le bugie del centrodestra sul fatto che alcuni assessori fossero ‘giustificati’ ad assentarsi). Ma ecco com’è andata: al ritorno in aula fissato dal presidente del Consiglio Bruzzone – che è un presidente di parte e non di tutti – per le 13,15 (dopo due sospensioni consecutive) la capogruppo del Pd Paita ha chiesto che si verificasse ancora una volta il numero dei consiglieri presenti, visto che ancora una volta tra i banchi della maggioranza c’erano troppo assenze. Dopo alcuni minuti sono arrivati alla spicciolata e di corsa – con tanto di fiatone – gli assessori-consiglieri Rixi, Viale e Berrino. Una scena surreale, che offende la dignità del Consiglio regionale”. Ripartiti l’assemblea ha approvato all’unanimita’ per alzata di mano un ordine del giorno a tutela degli esodati con balletti di firme agli ordini del giorno. Il documento impegna la giunta “a richiedere di accelerare la chiusura della Conferenza dei servizi in corso sulle precedenti sette salvaguardie, per verificare la quantità delle risorse disponibili prima della fine dell’estate. Il documento chiede, inoltre, un incontro ai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato per richiedere l’assegnazione della sede legislativa della Commissione lavoro sulle proposte di legge Ac 3893 Damiano e 3991 Simonetti (che sarebbero risolutivi) per arrivare in tempi rapidi ad un provvedimento autonomo in merito all’ottava salvaguardia a sostegno di tutti i lavoratori esodati non ancora salvaguardati”. Il Consiglio regionale ha approvato ancora al termine di un dibattito congiunto, due ordini del giorno sul tema dei lavoratori postali. Con 23 voti favorevoli (Maggioranza, Rete a Sinistra e Movimento5Stelle) e 6 astenuti (Pd) è stato approvato l’ordine del giorno di Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) con il quale si impegna la giunta a chiedere al Governo di rivedere il decreto sulla privatizzazione di Poste Italiane, mantenendo nella mano pubblica la maggioranza azionaria, di proporre una sostanziale modifica del nuovo modello organizzativo, per garantire il servizio sociale universale e tutelare i livelli occupazionali dell’azienda. Con 23 voti favorevoli (Maggioranza, Rete a Sinistra e Movimento5Stelle) e 6 contrari (Pd) è stato approvato inoltre l’ordine del giorno di Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini), sottoscritto anche dagli altri componenti del gruppo, con il quale si ricorda che il piano di ristrutturazione che Poste italiane sta attuando in Liguria “determina, al momento, un taglio di 120 posti di lavoro tra Savona, l’intera provincia e quella di Genova, riducendo i livelli di servizio e senza produrre risultati apprezzabili in termini di recupero di qualità e di sviluppo”. Il documento impegna, pertanto, la giunta ad intervenire presso il Governo affinché siano garantiti, sul territorio della Liguria, i posti di lavoro oggi a rischio; sia sospesa la privatizzazione completa di Poste Italiane mantenendo, per lo meno, il 51 per cento delle azioni societarie nella proprietà dello Stato; ad inviare l’ordine del giorno ai capigruppo parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Andrea Melis (Mov5Stelle) ha chiesto di aggiungere la propria firma all’ordine del giorno di Pastorino e ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo a entrambi i provvedimenti. Sergio Rossetti e Giovanni Barbagallo del Pd hanno annunciato voto contrario all’ordine del giorno della Pucciarelli e l’astensione rispetto a quello di Pastorino. Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha annunciato il proprio voto favorevole anche all’ordine del giorno della Pucciarelli. Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) e Andrea Costa (gruppo misto Ncd- Area popolare) hanno annunciato voto favorevole a entrambi i provvedimenti. Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha annunciato voto favorevole del gruppo all’ordine del giorno di Pastorino.
Si è passati poi alle dichiarazioni di voto sul bilancio consuntivo 2015.. Il Pd ha annunciato il suo voto contrario giustificandolo così “la tanto sbandierata rivoluzione di Toti non si è vista. Il nostro voto è espressione della contrarietà nei confronti di questa politica prima inerme e poi scellerata del centrodestra che già nel secondo semestre dell’anno scorso ha aumentato i costi della politica, delle missioni e della rappresentanza. E proseguendo “Nel secondo semestre del 2015 la Giunta Toti ha tolto parte delle risorse per l’economia equa e solidale, eliminato i finanziamenti alle associazioni storiche dei disabili, tolto i soldi regionali che sostenevano il rapporto tra scuola e soggetti sociali, compresi quelli che si occupavano di emarginazione come le scuole di musica e i teatri sociali. Insomma non c’è stata alcuna svolta sulla gestione dei costi, neppure su quelli sanitari, tanto che a dicembre 2015 tutti i liguri hanno dovuto pagare l’Irpef. E parliamo anche di coloro che erano stati esentati fino a quel momento dalla Giunta Burlando, con un reddito tra i 15 mila e i 28 mila euro.
Di fronte a tutto questo non potevamo che votare contro, rimarcando che le politiche economiche di Toti sono tutto fumo e niente arrosto”. Estremamente critici anche i rilievi del capogruppo del MoVimento 5 Stelle Alice Salvatore che H sottolineato,una sorta di continuità con l’operato del predecessore di Toti, Claudio Burlando. “L’approvazione del Rendiconto Generale della Regione è stata un’utile occasione per ricordare al Presidente Toti quale è la realtà, a lui che è normalmente impegnato a fare propaganda con effetti annuncio, a dare la “sua” lettura della realtà ligure, naturalmente dimenticando sia le gravi crisi aziendali come quelle di Ericsson e Bombardier, sia i problemi che non riesce a risolvere, come i rifiuti e il trasporto pubblico locale, o ad affannarsi in improbabili vicende di politica nazionale.
Il M5S ha deciso di dargli la sveglia, di ricordargli, numeri alla mano, qual è il tasso di disoccupazione (10,8% nel I° trimestre 2016) e quante imprese, piccole e medie, sono “morte” nello stesso periodo, per non parlare delle microimprese (634 è il saldo negativo tra cessazioni ed iscrizioni; – 0,39% il tasso di crescita delle imprese in Liguria). Forse Toti e Rixi non lo sanno, ma sono dati ufficiali, con i quali non si scherza.
Come ufficiali sono i rilievi della Corte dei Conti al Rendiconto Generale della Regione, che non è stato parificato, tra l’altro, su due punti sui quali Toti, da autentico leader del Partito Unico (forse è tanto infuriato per le vicende nazionali perché si vede sottrarre il ruolo?): la cartolarizzazione dei beni ASL fatta nel 2011, per la quale la Regione si ostina a disattendere la prescrizione della Corte di iscrivere l’importo di oltre 103 milioni di euro tra le “Passività diverse” del conto del patrimonio che non vengono parificate, il “Risultato d’amministrazione”, nella misura in cui non espone apposito vincolo, per ulteriori euro 25,5 milioni discendente dal saldo differenziale dei flussi finanziari, positivi e negativi, generati dai contratti derivati.
Si tratta di due operazioni poco chiare sulle quali il M5S ha chiesto, inascoltato, di costituire una Commissione speciale di inchiesta. Inoltre, il M5S apprezza la coraggiosa presa di posizione della Corte dei Conti sull’operazione Galliera, tanto caldeggiata prima da Burlando e ora da Toti, perché pone in rilievo criticità di carattere tecnico, come l’effettivo valore degli immobili da alienare. L’esperienza non insegna nulla? Forse Toti pensa di utilizzare la Carige o altra banca, mettendo ancor più a repentaglio il sistema creditizio? Oggi le due tristi storie di cattiva gestione sono nella responsabilità di Toti e sarebbe imputabile a lui un eventuale disastro derivante dalla claudicante operazione sull’ospedale Galliera. Dopo oltre un anno e dopo questo fallimentare rendiconto, Toti non può accampare più alcuna scusa, né può invocare il “beneficio di inventario”, che avrebbe dovuto esercitare per tempo differenziandosi dal suo predecessore, di cui costituisce la fallimentare continuità”. Poi il dibattito con il solito gioco delle parti. Il Consiglio regionale ha approvato con 16 voti a favore (maggioranza) e 15 contrari (minoranza) il Disegno di legge 100: Rendiconto Generale dell’Amministrazione della Regione Liguria per l’esercizio finanziario 2015.
ll Consiglio regionale ha approvato con 23 voti a favore (maggioranza e Pd) e 7 astenuti (Mov5Stelle e Rete a sinistra) la Proposta di deliberazione 37 (Francesco Bruzzone, Sergio Rossetti, Claudio Muzio): Rendiconto del Bilancio del Consiglio regionale – Assemblea Legislativa della Liguria – Esercizio finanziario 2015.
Le entrate dalla giunta sono passate da 25 milioni del 2014 a 24 milioni e 500 mila euro del 2015 con una riduzione di 500 mila euro, pari al 2%.
Le spese per cassa sono passate da 30.163.726 euro a 27.208. 609 euro con una riduzione di 2 milioni 955 mila euro (- 9,8 per cento).
La spesa discrezionale che, come evidenziato dall’organo di controllo, coincide sostanzialmente con una parte delle spese di funzionamento per l’anno 2015 ammonta a 3 milioni 824 mila euro, rispetto ai 4 milioni 29 mila 389 euro spesi nell’anno precedente.
Insomma, al di là’ dell’approvazione del bilancio, eun’altra brutta pagina per la politica della nostra Regione. Oltre alle posizioni politiche, per carità legittime, su un bilancio consuntivo di una regione che dimostra oltre alle difficoltà dovute alla crisi un eccesso di litigiosità fra i partiti. Emblematici, a questo riguardo, i ripetuti tentativi di mandare a gambe all’aria una maggioranza in difficoltà, anche numerica, che oggi avrebbe avuto bisogno di una maggior coesione, dimostrata anche con la presenza, di voler discutere e confrontarsi sui problemi reali del nostro territorio. Ma il clima da rompete le righe pre-vacanziero, evidentemente, ha avuto il sopravvento.

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