Arrestato dalla polizia il rapinatore seriale della movida
Agiva quando i locali tiravano giù le serrande. Marina Porotto (Fepag/vice presidente Civ Ascom): <Lo avevamo detto. O il Comune cambia l’ordinanza o continuiamo col ricorso al Tar. Servono controlli più serrati, non chiusure>
Il centro storico era il suo terreno di caccia. Non solo nei vicoli più bui, ma anche, anzi soprattutto, nella zona della movida. Questa volta gli è andata male: è stato arrestato dagli agenti del Commissariato Centro in seguito alle denunce delle vittime. Il modus operandi era sempre lo stesso: attendeva la chiusura dei locali per poi isolare le vittime e rapinarle. Un arresto che inevitabilmente riporta il discorso sull’ordinanza anti alcol e sulla chiusura dei locali. A finire dietro le sbarre un quarantenne algerino pluripregiudicato.
Aggressioni appena finiva la movida
La “tecnica” utlizzata dal rapinatore mette il “carico da novanta” sulla discussione a proposito dell’ordinanza movida. Come sostenevano i titolari dei locali, la desertificazione immediata e simultanea della rive gauche causa problemi di insicurezza, soprattutto quando a girovagare in zona sono persone magari ubriache che vanno in cerca di droga perché sanno che gli spacciatori li attendono ai margini dell’area in cui i ragazzi si ritrovano, non necessariamente per andare nei locali. Certo, questo non giustifica schiamazzi e inciviltà, problemi risolvibili con un controllo di polizia serrato o forse anche solo con la presenza delle “divise” a scopo deterrente, ma è certo che il delinquente, così come molti titolari dei locali e molti cittadini, aveva immediatamete individuato il punto debole dell’ordinanza in base alla quale, tra l’altro, venerdì terminerà la linea morbida e cominceranno le sanzioni.
I titolari dei pubblici esercizi: <È andata proprio come temevamo>
<Lo avevamo detto che dal primo giorno che la chiusura dei locali non sarebbe servita e avrebbe aggravato i problemi di sicurezza – dice Marina Porotto di Fepag Ascom, che è anche la vice presidente della consulta Civ dell’associazione -. Il regolamento funzionava bene e stava dando buoni risultati. Erano stati sanzionati i locali, gli artigiani alimentari e i negozi che creavano problemi. Serviva solo un po’ più di controllo da parte delle forze di polizia perché quello dei vigili del Commercio stava funzionando. Serviva forse un inasprimento delle sanzioni e un controllo di polizia più serrato. Sarebbe bastato questo, senza far chiudere i locali. Quelli che rispettano l’ordinanza, tra l’altro, sono gli stessi che problemi non ne creavano>. Gli altri continuano a servire da bere a qualsiasi ora, sia all’interno, tirando giù la serranda, sia sotto gli occhi di tutti, persino ai tavolini. <Avevamo avvertito che spegnere i locali equivaleva a spegnere la classica luce, che i fenomeni criminali si sarebbero acutizzati, che l’insicurezza sarebbe aumentata. Dover è buio e non ci sono controlli è più facile delinquere. Continuiamo sulla strada del ricorso al tar e non rinunceremo se il Comune non ascolterà le nostre richieste. Se non ci sono serrati controlli di polizia sono inutili sia l’ordinanza sia il regolamento>.
Rapine da pochi soldi, ma pericolose. La polizia: <Aveva sollevato un allarme sociale>
<Stava per compiere un’altra rapina nella zona della Maddalena intorno alle 2 di notte. Lo abbiamo riconosciuto e arrestato>. Mentre spiega la dinamica dell’arresto, il dirigente del Commissariato Centro Agostino Gallo lancia anche un appello: <Denunciate se avete subito rapine da questo personaggio, perché anche se vi ha ripuliti di soli 20 euro, va tutto a suo carico. Ha sollevato un vero e proprio allarme sociale>. Cinque rapine eseguite in modo sfrontato: non aveva paura di mostrare il volto, non colpiva da dietro, anzi. Andava dritto verso la vittima e in alcune occasioni ha anche tirato fuori un coltello. <Guarda che il tuo amico ha comprato del “fumo” e ora mi devi dare i soldi> diceva per intimorire le vittime. Quando queste ultime restavano stupite e cercavano di rispondere che non ne sapevano niente, lui estraeva la lama. Non la puntava mai, era sufficiente la vista. Colpiva persone sole, solo un un caso una coppia nei pressi di Sarzano. Se le vittime avevano pochi soldi non c’era problema: lo smart phone andava benone. Se le vittime non avevano neppure uno spicciolo, le “accompagnava” al bancomat. Proprio le telecamere di sorveglianza e dei bancomat, unite alle descrizioni delle vittime hanno portato gli agenti del Commissariato centro a scovarlo e arrestarlo un attimo prima che mietesse una nuova vittima. <Oltre alla descrizione fisica ci è stato molto utile l’abbigliamento: stesso cappellino, stessa giacca – racconta ancora Agostino Gallo – per l’algerino si profilano i reati di rapina e estorsione>. L’uomo è ben noto alle forze di polizia per minacce, porto d’armi atte a offendere e per una rapina aggravata compiuta a Genova nel 2014. Le segnalazioni per altri reati commessi dall’uomo vanno indietro nel tempo, una delle ultime a novembre 2015.



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