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A la recherche du temps perdu. Lunardon riscopre le fugassette e Giovanni Toti il silenzio Agnesi

In questo sabato santo, in attesa che venga rimossa la pietra tombale, sono stato attratto da un succinto cinguettio del redivivo Giovanni Lunardon. Vi ricordate di lui? È lo sfortunato consigliere regionale costretto a disertare l’aula per un noioso attacco di varicella, malattia virale tipica della pre-adolescenza e quindi fortemente atipica in un soggetto che si avvicina allo scoccare delle 44 primavere. Il rappresentante di minoranza del Pd in via Fieschi, terminato il periodo di isolamento,  ha lasciato il letto ed è riuscito o a guadagnarsi una prima uscita in compagnia della figlia, concedendosi uno sfizio gastronomico dopo un lasso di tempo in cui era consigliata morigeratezza alimentare. Le tipiche fugassette nella friggitoria di via Pia, nel centro storico di Savona. Un locale tradizionale che su tripAdvisor gode di molte segnalazioni positive. Una a caso “Ogni volta per me è ritornare indietro alla mia infanzia, quando non vedevo l’ora che mamma e papà mi portassero a prendere una focaccetta con fette nel vicolo per me più bello del centro storico della mia città natale, tra il profumo di fritto e il chiacchiericcio dei clienti in fila ad aspettare, con pazienza, il proprio turno”. Romantica e sentimentale anche la testimonianza su fb di Lunardon. “Dopo circa 10 anni sono tornato in via Pia a mangiare le fugassette con mia figlia. È la terza generazione della mia famiglia che frequenta questo posto. Era uguale a quando ci andavo al tempo del liceo. Stesse code nel vicolo, stesso interno immutato e immutabile, stessi pentoloni ribollenti d’olio, stesse fette di panissa fritte e cosparse di sale, stesso indimenticabile sapore, stesse sensazioni. Le fugassette sono le madeleine di Savona. È bello che solo in alcuni punti del mondo il tempo si fermi”. Eccolo qui Lunardon. Ricompare il laureato in archeologia prestato alla politica, archeologo in vena di riscoperte street food nella sua città. Con una citazione, d’obbligo – le madeleine- del primo volume, “dalla parte di Swann”, della “Recherche du temps perdu” di Marcel Proust. Per il ciclo: la cultura e’ come la marmellata che si spalma sul pane. Melassa qualunquistica  di citazioni tipica dei nostri tempi. Atteggiamento che è trasposizione sino ai giorni nostri di quel capolavoro di Gustave Flaubert “Bouvard e Pecuchet”, sorta di dizionario dello stupidario, romanzo postumo della fine dell’Ottocento.
È sempre in tema di arte culinaria e di tradizioni gastronomiche il passo è breve, anche territorialmente. Da Savona ad Imperia, sede dello stabilimento della storica pasta Agnesi. Un orgoglio della tradizione italiana, dal 1824 simbolo, per eccellenza della lavorazione del grano duro, e come tale da salvaguardare. nel 1995 la Agnesi entra a far parte  del gruppo francese Danone e quattro anni più tardi viene rilevato da un’altra azienda alimentare italiana, la Colussi. Sino a che i nuovi proprietari non iniziano a parlare del trasferimento dello stabilimento ligure a Fossano, in provincia di Cuneo. In campagna elettorale il governatore Giovanni Toti aveva visitato le maestranze promettendo loro determinazione e impegno per evitare la delocalizzazione. Gli incontri con gli amministratori della Colussi vanno avanti sino a due settimane fa con risultati interlocutori. Fino a quando, proprio nei giorni scorsi, appena prima delle festività pasquali, alcuni sofisticati  macchinari di grande importanza per la produzione vengono prelevati per essere trasferiti nello stabilimento di Fossano. Con un’azione che ricorda tanto quanto era accaduto alla Kavo di Nervi. Il tutto senza che i rappresentanti politici della Regione intervengano o muovano un dito al riguardo. Tanto che Alice Salvatore, rappresentante del Movimento 5 Stelle in Regione, cinguetta, facendo esplicito riferimento alla gaffe del Governatore che aveva compreso la piemontese Novi Ligure fra le località della nostra regione: “Il governatore di Novi Ligure non si smentisce mai. Da Toti solo promesse elettoralistiche”. Un tweet che rimanda a un approfondimento su fb nel quale la Alice rincara la dose: “Nel silenzio assordante delle istituzioni sono cominciate le operazioni di smantellamento di Agnesi ad Imperia in direzione Piemonte. Un altro pezzo di Liguria che perdiamo per l’incapacità’ o la mancanza di volontà’ della giunta Toti che si riempie la bocca di slogan e promesse elettoralistiche e intanto lascia andare le sue eccellenze tradendo i lavoratori, i cittadini e infine se stessa”.  È appena il caso di ricordare che proprio il governatore qualche mese fa si era lasciato andare ad una espressione di assoluto ottimismo promettendo “Perdere Agnesi sarebbe una disgrazia per tutta la Regione, sarà nostra assoluta cura cercare di salvaguardarla”. Poi, dopo un incontro con la proprietà, si era rimandato tutto ad una ulteriore fase di discussione introducendo il progetto secondo cui a Imperia sarebbe rimasto un sito, per la ricerca e il museo della pasta, con evidente possibilità di trasferimento o licenziamento per il personale in esubero. Nei giorni scorsi l’atto unilaterale del trasferimento dei primi macchinari. Senza che ne’ Toti ne’ l’assessore alle attività produttive della Regione, Edoardo Rixi, spendessero una sola parola. Non a caso la rappresentante dei 5 Stelle ha definito l’atteggiamento dei due rappresentanti istituzionali un silenzio assordante. Quello stesso silenzio che era diventato un mai scordato slogan propagandistico della nostra TV degli anni Ottanta. Davanti a una mensa imbandita i commensali iniziavano il pasto assaporando una forchettata di spaghetti, in sovrimpressione iniziavano a scorrere le parole “Non stupitevi di tutto questo silenzio. È normale quando la pasta e’ Agnesi”. E finalmente una voce fuori campo “Silenzio parla Agnesi. Agnesi, la parola alla pasta. Dal 1824″. E sembra proprio che il nostro Governatore si sia lasciato inebetire dallo slogan che in quell’epoca godette di una certa fortuna”. A meno che non se la sia sentita, proprio prima di queste feste pasquali di avvertire i lavoratori. Con diverso ma conosciutissimo modo di dire, che riguarda un altro pregevole prodotto gastronomico italiano. “Ragazzi, scusateci. Non c’e’ più trippa per gatti”.
Il Max Turbatore

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