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Il (non) comune senso del pudore

Mi aspettavo, io misero mortale, almeno un minuto di silenzio. Quel minuto di raccoglimento che i calciatori e il loro pubblico tributano allo stadio, a inizio partita, per onorare le persone scomparse. Mi aspettavo che la stia, che ospita guerre fra polli, ammutolisse. Mi aspettavo armistizi per battaglie inutili fra le quattro pareti di casa, liti che minano l’unità di fronte ad un pericolo superiore ed incombente. Mi aspettavo che la classe politica italiana, non tutta ma almeno una parte, accantonasse i miseri interessi di bottega per vestire i panni dello statista. Mi aspettavo che, almeno in questa occasione, l’ egoreferenzialismo di cui soffrono i nostri politici, come se si trattasse di una malattia virale infantile, venisse messo da parte. Mi aspettavo che i talk show di prima e seconda serata lasciassero spazio all’informazione, alle vittime, alle testimonianze dei loro congiunti e addirittura ai carnefici, invece di offrire il palco per la passerella del vociare dei nostri uomini di stato, ospiti in grado di mettere a punto immediate strategie destinate a soccombere se chiamate a scontrarsi con l’umana follia delle guerre di religione. Mi aspettavo un giorno sabbatico, in cui dimenticare quella legge dello spettacolo che dice “the show must go on” introducendo al dualismo tra elaborazione di un lutto e ferree leggi del business. Mi aspettavo un giorno di meditazione per rendere omaggio alle vittime, a un paese colpito da una tragedia. Per rimuovere quel senso di impotenza di fronte all’onnipotenza della stupidità, del fanatismo, della barbarie e della pazzia. Mi aspettavo un comportamento normale da parte dei rappresentanti di un popolo maturo. Ma sono stato deluso.
Purtroppo lo spettacolo è andato avanti nel tragicomico modo a cui ormai ci siamo passivamente abituati.
E vada per la fiumana di messaggi di cordoglio cinguettati su twitter ascrivibili all’ emotività per un momento terribile. Imputabile al fatto, psicologicamente rilevante, che di fronte a episodi devastanti la prima reazione, del tutto umana, e’ quella che muove dalla ricerca del senso di condivisione.
Perciò ci sta che il ministro della giustizia Andrea Orlando posti il suo personale cordoglio “Bruxelles tanto dolore, un attacco all’Europa. Sono urgenti strumenti come la procura europea, la cooperazione giudiziaria, l’intelligence comune”. O che Roberta Pinotti, l’omologo al dicastero della difesa, sintetizzi “Dolore e cordoglio per le vittime degli attentati terroristici a Bruxelles”. Quello che sconvolge, di fronte a tanta partecipazione emotiva, e’ quanto accade quattro ore più tardi. Quando ancora numero e generalità delle vittime non sono ancora stati accertati.
Stesse pagina twitter, Orlando: “Stasera alle 20,40 sarò a Porta a porta per parlare di terrorismo”. Messaggio a cui, quasi nello stesso momento, fa eco, sia sulla pagina personale che su quella del Ministero, il tweet della Pinotti: “Stasera sarò ospite a Ballaro’, su RaiTre. Dalle 21,10 parleremo degli attentati di Bruxelles e di lotta al terrorismo”.
E mi domando: possibile che i nostri autorevoli ministri riescano ad utilizzare anche i propri siti istituzionali come se si trattasse di una qualunque pagina social di un fan club di qualche cantante di mezza tacca?
Ma c’è di più. Perché sulla pagina del ministro della Difesa compaiono, direttamente da Ballaro’ le cinque dichiarazioni fondamentali della titolare del dicastero in fatto di terrorismo. E peccato che siano solo 5 perché ove fossero state il doppio avrebbero potuto davvero competere con quelle di origine divina. Dunque i cinque comandamenti del generale Pinotti dicono: 1)Questo è un attacco alla nostra democrazia. 2)E’ il momento in cui bisogna rimanere lucidi e fermi. Perché il terrorismo non vinca bisogna agire con gli strumenti giusti. 3)Colpire Bruxelles, dove l’Europa si riunisce e’ terribilmente simbolico. 4)La lotta al terrorismo si deve fare insieme ai libici. 5)Il 40 per cento del territorio che aveva conquistato il califfato lo abbiamo riconquistato. Sticaz….
Al che mi sono rammaricato perché di fronte all’ ansia crescente, io mi ero lasciato tentare da un filmetto neoromantico sulle reti a pagamento, col risultato di perdermi la performance speculativa e illuminante del generale Pinotti.
Eppure c’è forse di peggio. Ricordate l’europarlamentare del Pd Renata Briano? Quella che ieri mattina poco dopo l’attacco dei terroristi islamici cinguettava addolorata e partecipativa da Bruxelles: “Sono in parlamento europeo e stiamo seguendo le notizie con grande apprensione. Sono luoghi che frequentiamo abitualmente. E’ sconvolgente”. Poi come una perfetta militante si impegnava ad ospitare nella sua pagina l’intervento battuto dall’ ANSA, della collega del Pd Patrizia Toia, a nome di tutti i deputati del Pd. Ossequiente alle direttive della sua componente, insomma.
Per riprendere a cinguettare stamattina, una volta esaurite le formalità di rito: ” Bruxelles si rimette lentamente in moto sotto a una leggera pioggia che la rende ancora più triste. Noi partiamo con tanta angoscia nel cuore per chi ieri è rimasto vittima di questa follia”. Poi su fb si confida. “Ho passato la notte con in testa questa immagine. Tre persone probabilmente nati e cresciuti in Europa (perché il virus del terrorismo cresce nei ghetti europei dove c’è povertà ed emarginazione). Due di loro ieri mattina si sono svegliate, vestite e sono uscite sapendo di farsi saltare in aria per uccidere persone innocenti, ma anche se stessi. È qualcosa che per noi è incomprensibile. Da qui bisogna partire per combattere questo terrorismo”. Nico si fa partecipe di questa atmosfera dolente e di ritirata e prova a gettare li’ ,educatamente, una sua opinione ” Parlamento chiuso. Il tutti a casa mi sembra rappresentare un’immagine di sconfitta e di resa di un’Europa intera”. Ma altro che Caporetto, il tono del dibattito a questo punto si impenna. E la Briano parte al contrattacco: “Questa settimana di lavoro terminava oggi. Noi ieri l’altro è ieri eravamo lì a lavorare. Tornare non è semplice, sono partita con il pullman. Alcuni si sono fermati lì”. E sin qui la difesa d’ufficio di quelle povere formichine che, come fossero minatori migrati all’estero, lavorano al parlamento europeo. E certo che ci sta.
Ma a seguire c’è il morso. Velenoso come quello di un crotalo. Ma non diretto all’interlocutore perche’ e’ come se la Briano si fosse ritrovata a seguire un suo pensiero dominante :”Stai facendo una polemica assurda. Nessuno si chiede come mai Salvini arrivato lunedì stesse già partendo martedì alle 8. Invece lui viene definito come un eroe”. E non contenta nella sua pagina Twitter personale aveva ritwittato rabbiosa il messaggio di Salvini “Alle 8,15 ero in auto verso l’aeroporto. Il buon Dio ha voluto che per un quarto d’ora non fossi lì”. Ecco, forse la Briano si sarebbe potuta limitare ad ironizzare, come ha fatto qualcuno, chiedendosi “Come mai il buon Dio non ha continuato a farsi gli affari suoi?”. Al contrario arriva il messaggio personale, livoroso e di sputtanamento per l’assiduita’ di Salvini nel presenziare le sedute del parlamento europeo. “Noi, invece eravamo a lavorare, come tutte le settimane per 3\4 giorni. Lo dico perché dai media sembra che c’eri solo tu”.
Ed ecco che si torna circolarmente a quella serie di aspettative iniziali, probabilmente degne di una nazione matura, che anche di fronte alla tragedia e al senso di impotenza, sembrerebbero essere state tradite. Perché tra talk show che rincorrono i politici e politici che rincorrono i conduttori di talk show sembrerebbe il classico serpente che si morde la coda a scapito dell’intelligenza dei telespettatori e del senso del pudore di giornalisti e politici. Non a caso Claudio Velardi, giornalista, saggista, fondatore del Riformista, docente di lobbing e comunicazione alla Luiss dopo essersene andato dallo studio di Omnibus, la trasmissione di La7, rifletteva amaramente sul tenore della nostra informazione. Pur essendo stato capo staff dal 1998 al 2000 del presidente del consiglio Massimo D’Alema, passato qualche anno fa alla maggioranza, non se l’era sentita di azzannare e affondare definitivamente la povera Maria Elena Boschi per la vicenda di banca Etruria in cui risulta coinvolto il padre. Così aveva preferito prender l’uscio. Da questa fuga le sue parole: ” il sistema informativo e’ totalmente omologato. Penso, come dicono autorevoli studiosi, che ormai i media, insieme alla magistratura siano poteri costitutivamente e strutturalmente all’opposizione. E non solo nei confronti di Renzi. Lo sarebbero con qualsiasi Governo non fosse succube dell’agenda mediatica e volesse imporre la propria”. Gia’, l’agenda mediatica. Ed ecco spiegato quindi l’accorrere dei ministri a illuminarci per strategie già pubblicate nelle interviste sui quotidiani, a disputarsi palcoscenici di prima serata o ad azzannarsi per qualche spazio televisivo in più dedicato all’antagonista del momento. Con quel senso del pudore che ormai, travolto dall’imperativo dell’apparire, latita a qualsiasi latitudine, social e sociale, nella politica, nel mondo dello spettacolo e dell’informazione. Purtroppo anche nelle giornate luttuose in cui sarebbe meglio lasciare spazio al dolore. In silenzio.

Max Turbatore

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