Commercio Enti Pubblici e Politica Senza categoria 

Sogegross e la “sindrome di Calimero”. Bernini: “Penalizzata? Ha un quarto della rete commerciale”

Il “no” alla realizzazione  del punto vendita a Nervi? Il vice sindaco: <È un’area catalogata come verde urbano. Comunque è a 50 metri da un cimitero e ci sono problemi igienico-sanitari>
<L’azienda non ha chiesto la convocazione della Conferenza dei servizi per l’area ex Boero, lo abbiamo fatto noi stamattina. Cotonificio di Cornigliano, problemi di inquinamento risolti grazie alla disponibilità della Società per Cornigliano, ma i cantieri non sono stati ancora aperti>
Piccolo commercio, il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro

basko

di Monica Di Carlo

In Genovese si dice “Chi no cianze no tetta“, prendendo ispirazione dal lamento dei neonati che sembrano capire, prima cosa nella vita, che per ottenere qualcosa bisogna lamentarsi tantissimo, molto più del dovuto. Piangere, piangere come se non ci fosse un domani per avere la pappa prima dell’orario stabilito, per essere cambiati in fretta, per essere presi in braccio e subito!  Le dive coperte di chiffon che si attaccavano alle tende nei film muti d’altri tempi hanno raffinato nella loro interpretazione melodrammatica l’istintiva arte della lamento a scopo di contrattazione. Se fosse un film degli anni Venti, quello che è andato in scena ieri in consiglio comunale (con tanto di anteprima a mezzo stampa), avrebbe questi personaggi ed interpreti:

un gruppo privato (Sogegross-Basko-Ekom) che possiede (secondo quanto detto dal vice sindaco Stefano Bernini oggi in consiglio comunale) un quarto della rete di vendita della grande distribuzione e che si esercita nella genovesissima arte del mugugno andando a piangere (ovviamente esercitando il tiro al bersaglio contro Tursi, sport molto in voga) presso i media. E poco importa se le associazioni di categoria dei commercianti (le comparse che, sputando lacrime sudore e sangue, tentano di ritagliarsi il ruolo di comprimari) lanciano l’allarme per la proliferazione dei supermercati che negli ultimi anni si sono moltiplicati a dismisura ricordano che ad ogni posto di lavoro guadagnato nella Gdo se ne perdono tre nel piccolo commercio e rilanciando la funzione sociale e di vivibilità dei quartieri delle piccole aziende sul territorio.

un consigliere comunale, Stefano Anzalone (gruppo misto, ex assessore in quota Idv), che si prende la briga, tra i colleghi impegnati a proporre interrogazioni che riguardano temi di ben più largo e generale interesse per la cittadinanza, di approfittare del “question time” per ribaltare tra gli scranni della sala rossa il personalissimo mugugno di un gruppo imprenditoriale.

un vice sindaco e assessore all’urbanistica, Stefano Bernini, sull’orlo della crisi di nervi e ben determinato a ristabilire versioni ufficiali su circostanze e numeri. Perché sentirsi accusare per una “verità” che non si riconosce come tale è la peggiore frustrazione dell’amministratore.

Così, a Bernini tocca di far chiarezza su diversi punti toccati in intervista dalle prefiche della grande distribuzione genovese. E per prima cosa chiarisce le proporzioni della rete del gruppo Sogegross, in modo da sgomberare il campo dalla “sindrome di Calimero” della quale la solida azienda del settore pare essere rimasta vittima, anche se ha sotto le proprie insegne circa un quarto dei metri quadrati della superficie di vendita cittadina totale. A spanne, citando la percentuale davanti ai consiglieri comunali, nel conteggio il vice sindaco inserisce anche tutte le superfici già autorizzate e non ancora realizzate, ma che però Sogegross-Basko-Ekom può aprire, se lo vuole. Una bella botta la danno i 2.500 metri del cash & carry di Campi che l’azienda può trasformare in ipermercato quando vuole ora che anche i tempi per eventuali ricorsi alla modifica della destinazione d’uso (da ingrosso a dettaglio, appunto) sono scaduti. <Non siamo di fronte a un’azienda che non abbia avuto una forte espansione sul territorio!> puntualizza piccato Bernini. E già che c’è, il vice sindaco non risparmia una frecciata alla Regione: <Ha ragione Anzalone quando mette in relazione la difficoltà delle attività commerciali genovesi con il piano promesso dalla giunta Toti con cui conta di fare entrare operatori di grandi dimensioni non presenti> dice, disarmando il contendente verbale e puntandogli contro il suo stesso coltello. Ed ecco un altro personaggio del film, l’ombra che come quella di Belfagor all’Opera incombe sui protagonisti grandi e piccoli del commercio genovese: Esselunga. Eccolo il mostro che tutti, dal besagnino di periferia al gruppo della grande distribuzione, temono e che spinge a fare in fretta a piantare la bandierina su questo o quel centro da farsi autorizzare, in modo da contrastare col massimo vantaggio acquisibile la ruspa commerciale che è Bernardo Caprotti, patron del gruppo lombardo. Altro che investimenti bloccati da amministrazioni incompensibilmente dispettose! Ai malpensanti il problema pare più la concorrenza da battere sul tempo o, a voler fare esercizio di dietrologia estrema, di posizioni (e autorizzazioni) da fare proprie e cedere a caro prezzo a chi volesse entrare di gran carriera e senza badare a spese sulla scena della distribuzione genovese.

Poi, Bernini passa in rassegna uno per uno i grandi punti vendita per i quali Sogegross-Basko è autorizzato o in attesa dell’ultimo via libera, per il quale è solo questione di tempo. Per quanto riguarda l’area ex Boero, riferisce il vice sindaco in consiglio, il centro autorizzato era intestato a una società immobiliare ed è stato volturato nel 2013 a Sogegross. <Sono stato gli stessi operatori a chiedere una dilazione di 2 anni dell’apertura dei cantieri – rivela Bernini -. Il tempo è terminato di recente e sono anche in dirittura d’arrivo i lavori sul rio Ca’ de Rissi, senza i quali non sarebbe stato possibile piantare nemmeno un chiodo nell’area. Tutto sta nella convenzione approvata in consiglio>.
Altro trasferimento, prosegue il vice sindaco, è quello del futuro supermercato nell’ex Cotonificio di Cornigliano. <Lì è stata l’allora Provincia a dichiarare impossibile scavare in quel luogo per la realizzazione di posteggi sotterranei, a causa di una vecchia a lavanderia industriale che era a monte e che ha inquinato le falde sosttostanti – spiega ancora Bernini -. Il progetto è statao cambiato e l’amministrazione comunale ha chiesto alla Società per Cornigliano di cedere a Sogegross le aree per realizzare il posteggio a raso. Ad oggi non è stato avviato alcun lavoro. Proprio questa mattina gli uffici comunali hanno sollecitato la convocazione della Conferenza dei servizi, perché Sogegross non ha presnetato ancora alcuna richiesta>. Bernini ha rendicontato al consiglio anche sul “conflitto” (questa la parola usata) tra amministrazione comunale e società sulla realizzazione di uno svincolo sulla strada a mare. Il confronto è nato perché, spiega Bernini, la strada è stata realizzata da Anas e non si poteva interferire nell’intervento. <Ora è stato instaurato un tavolo che per discutere di un collegamento che dalla strada porti direttamente all’interno del parcheggio>.
Per quanto riguarda l’area in Lungotorrente Secca, prosegue il vice sindaco, non è prevista la costruzione di un supermercato, ma del centro logistico Sogegross. Probabilmente, deve essere finito prima che il cash & carry di Campi diventi supermercato, in modo da trasferirle lì le attività di vendita all’ingrosso. <In questo caso – aggiunge l’assessore all’urbanistica – i permessi ci sono, ma i lavori non sono stati iniziati>.
Infine, Bernini cala l’asso: <Se, infine, è al diniego all’apertura di una media superficie di vendita in via Donato Somma, a Nervi, che Sogegross parla quando si lamenta del Comune che metterebbe i bastoni tra le ruote dell’impresa immobilizzando gli investimenti – conclude il vice sindaco – vorrei ricordare che quell’area è destinata a verde strutturato urbano. Sogegross ha fatto ricorso e noi continuiamo a dire che nella programmazione urbanistica quello è “verde”, insomma, un’area che era non edificabile prima che si insediasse questa giunta. Vorrei aggiungere che lo spazio è a cinquanta metri del vecchio cimitero della chiesa Plebana di Nervi. Credo che da parte della Asl, anche se ci fossero le autorizzazioni sotto il profilo strettamente commerciale, ci sarebbe più di una difficoltà ad autorizzare un centro di vendita di prodotti alimentari che ha come vicino di casa un cimitero>. Per finire come abbiamo cominciato, con una frase popolare in Genovese, “Sun messe dite”, son messe dette e ci si può mettere una pietra sopra.

E i commercianti, come si pongono di fronte a tutto questo sgomitare della grande distribuzione nella corsa alla “grande apertura” della Regione? <Siamo molto preoccupati – dice Andrea Dameri, direttore di Confesercenti -. Negli ultimi anni i punti vendita della grande distribuzione di sono moltiplicati, compresi quelli di Basko. Si dice che Esselunga punta ad aprire tra 3 e 5 supermercati: in via Piave, a Sestri, nell’ex sede della Saturn in via Dino Col. Quando arriverà, Caprotti metterà in atto tutti gli strumenti per sbaragliare la concorrenza della grande distribuzione, anche solo per motivi ideologici (l’imprenditore, aperto sostenitore della Lega, ha da anni ingaggiato una battaglia senza esclusioni di colpi controle Coop rosse n. d. r.) e il piccolo commercio sarà il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Intendiamoci, il disastro è già stato fatto, si salvano solo quei negozi che hanno saputo diversificare l’offerta. I punti vendita della grande distribuzione alimentare presenti hanno già distrutto quello che c’era da distruggere e tutto quello che poteva chiudere ha ormai chiuso Mi preoccupa però il nuovo supermercato di via Piave, troppo vicino al mercato di piazza Scio e ai negozi della zona, dove ci sono già due discount e diversi supermercati Carrefour e Basko>.

<Non stiamo a distringuere quale marchio della grande distribuzione apre – dice Ilaria Natoli, coordinatrice della Consulta Civ Ascom -. Siamo contrari a qualsiasi apertura e non ne facciamo una questione di questa o quell’azienda della grande distribuzione. I supermercati sono la morte del piccolo commercio. In questo periodo, con la crisi, il calo della popolazione e il suo progressivo invecchiamento, anche chi ha saputo specializzarsi è in sofferenza. Come possiamo difenderci quando i supermercati mettono in campo enormi aree di parcheggio e sostare vicino ai negozi è sempre più difficile? Come possiamo se le linee dei mezzi pubblici sono sempre meno frequenti e comode. Mettiamo il caso dell’Orientale, che è anche un’importante risorsa turistica: può mettere in campo varietà, prezzo e qualità, ma con pochi posteggi e bus sempre più scomodi, chi ci andrà a fare la spesa. La coperta dei consumi è corta e qui c’è qualcuno che sta tentando di strapparla>.

Related posts