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Hit parade su Twitter. Ma quanto si piacciono questi nostri politici

Week end di passione per un gruppetto di politici regionali, impegnati nei congressi e inevitabilmente a postare foto più o meno autoreferenziali su Twitter, che nemmeno il culto  della personalità del leader tipico dello stalinismo sovietico. Informazioni agli elettori obbietterà il bastian contrari di turno, pur registrando e lamentando la pochezza dei commenti ridotti a slogan e la sovrabbondanza di fotografie. E visto che la propaganda  dovrebbe essere l’anima del commercio, il nostro centro destra in Regione si vende assai bene. In verità più per la parte forza Italia/fratelli d’Italia che per la Lega, praticamente totalmente assente. E in questa speciale graduatoria degli stacanovisti da week end  ancora meglio i maschietti che le femminucce.
In fondo alla classifica Gianni Pastorino, consigliere regionale di Rete a sinistra, protagonista ligure al congresso di Cosmopolitica, preludio dell’ennesima scissione in casa Pd. La sua compagna Lara Maggiali posta una foto, che, in un tripudio di azzurri e fucsia e’ degna del festival di Sanremo. Nell’immagine compare Pastorino mentre parla alla platea accompagnato da un messaggio illuminante: “rete a sinistra ligure si presenta alla platea di Cosmopolitica con il suo esempio di percorso condiviso”.
Lo supera appena il capogruppo del Pd in via Fieschi Raffaella Paita, che lascia da parte gli affari di famiglia e si dimentica di dare notizia della nomina del marito Luigi Merlo come consigliere del ministro dei trasporti. Incarico,  aveva chiarito in un post di replica alle accuse di Edoardo Rixi  sul “tengo famiglia”, messo nel mirino per l’assunzione in Regione del cognato,  che Merlo ricoprirà a titolo completamente gratuito.  E chi meglio di lei potrebbe assicurarcelo. Invece in diretta dal congresso nazionale del Pd posta prima una foto del premier Matteo Renzi sul pulpito e poi da perfetta militante inserisce due maxi-slide di propaganda. La prima  sui 101 mila  insegnanti precari assunti e la seconda sui 764 mila contratti a tempo determinato frutto del Jobs Act. Tutto con estrema sobrietà, a parte il culto del capo, in stile  perfetto militante.
Ma è passando al centro destra che le note si fanno via via più dolenti. Luogo del delitto il raduno di Bergamo in vi si celebra “Il centrodestra che vince”. Lì’ come fosse Teano si incontrano Roberto Bobo Maroni, presidente della giunta lombarda e Giovanni Yoghi Toti omologo per la Liguria. Entrambi provano a dimenticare i guai legati a tangenti e spese pazze che gravano sul capo dei loro più stetti collaboratori nel tripudio di bandiere crociate e rossoverdi.
Si parte dall’assessore al turismo, esponente di Fratelli d’Italia, Gianni Berrino, a Bergamo il meno autoreferenziale. Posta tre foto. Un intenso primo piano del collega Marco Scajola, rappresentante di cotanta progenie, poi un’immagine della giunta sul palco in cui manca solo Stefano Mei ma con tanto di presidente Francesco Bruzzone, infine un fotogramma in cui  la sua testa rasata appare alla destra del pubblico in prima fila. Poi però, lunedì’, da prova di ego  a metà, ricordando, con una foto degli studi di PrimoCanale, che a distanza di appena un quarto d’ora sarà protagonista della diretta.
In posizione più propizia l’assessore Marco Scajola. Ma solo per punirne l’eccessiva piacioneria, con quel ciuffo biondo a banana ad incorniciarne il bel volto. Lui augura una buona domenica a tutti con un intenso primo piano. Come intendendo rassicurarci che quel congresso e’ ormai acqua passata. Del raduno di Bergamo solo due foto, quella con una parte della giunta e il tripudio di bandiere di Forza Italia.
Ma il vincitore assoluto e con distacco siderale non poteva essere che uno dei festeggiati del convegno lombardo. Daltronde Giovanni Toti, paragonabile al suo quasi omonimo Francesco Totti, capitano della Roma, per aver svolto come lui tutta la sua pregevole carriera sotto una bandiera sola, quella di Mediaset, nella vita di tutti i giorni faceva il giornalista. Quindi dovrebbe essere un ottimo comunicatore. Sempre che non stufi. Come si sa il troppo stroppia.
Partiamo dalla mattina di sabato, in cui il Nostro, probabilmente non ancora a posto con cerone e massaggino, si limita a postare solo una veduta dei tetti di Genova, accompagnat da un Good morning Genova in cui non cela la sua propensione per il poliglottismo. Alla faccia del premier Matteo Renzi, accusato di non ostentare un perfetto inglese. A seguire un vero e proprio crescendo suddiviso in nove tweet fra sabato e domenica. Una raffica. Inizia subito con tre immagini. Al fianco di Maroni seduti fra il pubblico, poi la giunta Ligure. Infine la foto di un lontanissimo Maroni sul palco ad introdurre. Un secondo tweet monofoto mentre arringa la folla. Un terzo, doppia immagine parla ancora dal palco e un primo piano. Il quarto con foto sua sul palco ma più ravvicinata. Il quinto con immagine dello sventolio di bandiere leghiste, più sparute quelle dei Forza Italia. Il sesto, immagine del gruppone sul palco. Nel settimo altro tripudio di bandiere più vari selfie con il pubblico. Ottavo con foto di gruppo con Maroni. Il nono svela un parterre di giornalisti. Il terzetto e’ composto dal Nostro tra il segretario della Lega Matteo Salvini, che prima di abbracciare totalmente la politica fu cronista della Padania e il direttore del tg4 Mario Giordano. Archiviata la pratica raduno di Bergamo del quale un politico genovese presente  che ha chiesto l’anonimato ha confidato “Sembrava di esser in un film di Checco Zalone”, come se fosse in trance agonistica Toti si è lanciato ad illuminarci sulla sua faticosissima domenica mediatica che sconfinerà, hainoi in una comparsata  a Quinta colonna con Paolo Del Debbio. Tema la fiducia del governo su unioni civili e adozioni gay, argomento tormentone del momento. Senza dimenticare di postare prima l’annunciazione della sua partecipazione a domenica live su canale 5. Partecipazione resaci con dovizia di particolari grazie a due suoi interventi di 30 secondi l’uno sulla doppia morale del Pd e sulla storia della pensione d’oro che rasenta il milione di euro di tal Eva Koltz, politica trentina figlia del dinamitardo della Val Passiria e come tale tuttora fomentatrice per un ritorno dell’alto Adige all’Austria. Un vero e proprio diluvio in 14 tweet.
Segnalo che le due quote rosa della giunta, Sonia Viale e Ilaria Cavo, seppur presenti, non hanno reso testimonianza fotografica dell’evento bergamasco. Insieme al più riservato collega Giacomo Raul Giampedrone e ai due leghisti Rixi e Bruzzone. E poi parlano dell’egocentrismo femminile.

Max Turbatore

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