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Storia e storie da luna park, tra tradizione e tecnologia

 

I “fuochi” a Capodanno, le iniziative, le imprese e la vita delle 180 famiglie del parco di Genova, il più grande luna park itinerante d’Europa

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LO SPETTACOLO

Capodanno al luna park con lo spettacolo pirotecnico allestito da Setti Frireworks, la stessa azienda (genovese) che ha allestito GenovAccesa.
Ce ne parla Danilo Parisi, uno dei 180 imprenditori che danno vita al parco giochi itinerante di Genova. Venerdì prossimo verranno ospitati gratuitamente i ragazzi diversamente abili; il giorno dell’Epifania sei befane regaleranno le caramelle ai bambini; l’ultimo fine settimana di permanenza delle attrazioni ci saranno i “saldi“, con prezzi speciali per ogni attrazione.

LA STORIA DEI “BARACCONI”

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Così le aziende che danno vita al più grande spettacolo viaggiate d’Europa vogliono salutare la città che li ospita ufficialmente da 72 anni. Ma prima il Luna park era collocato nella spianata che oggi si divide tra Giardini Caviglia e piazza della Vittoria, lo stesso luogo dove era arrivato il circo di Buffalo Bill e dove era stata allestita l’Expo del Colombiane del 1892.
In principio erano i “baracconi”, cioè le baracche allestite per l’occasione in cui si esibivano il nano e la donna ragno, in cui ci si poteva cimentare nel tirassegno e dove i bambini salivano sui cavalli di legno della giostra.

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LA TECNOLOGIA E LE IMPRESE

Per i genovesi, il luna park si chiama ancora così, anche se ormai la gran parte delle attrazioni è iper tecnologica. Le “giostre” sono “Made in Italy” e vengono preparate nel distretto di Rovigo dove l’attività di costruzione delle attrazioni è diventata una solida impresa.

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Per l’ultima nata tra le attrazioni, lo “Star Flyer”, sono stati spesi 50 mila euro solo per la messa in sicurezza dei meccanismi che la fanno muovere. Si tratta dell’evoluzione della cara, vecchia, amatissima “calcinculo” (la “giostra a seggiolini” che però tutti chiamano così).
Ne parla Massimo Guizzardi, dell’azienda costruttrice Acn Srl di Rovigo che racconta, ad esempio, che una giostra, ormai, non deve essere solo divertente, ma smontabile e rimontabile poco tempo e da poche persone e deve essere poco dispendiosa in termini di energia elettrica.

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<IL LUNA PARK NON È UN LAVORO, È LA VITA>

Dell’immagine felliniana del luna park, incancellabile dalla memoria collettiva, restano il tiro agli anelli, il tiro assegno e poco più. Ora il luna park è azienda, economia, capacità di investimento.
180 aziende e circa 600 addetti, quasi tutti membri delle famiglie che possiedono le attrazioni: questi i numeri del luna park viaggiante di Genova. Dietro ai numeri c’è la vita delle famiglie, dei bambini che ogni anno, da generazioni, frequentano le scuole genovesi. Vivono in enorme case viaggianti, ma non immaginate che siano roulotte. Sono proprio abitazioni <come quelle in mattoni>, spiega Danilo Parisi, e come quelle hanno ogni comfort, solo che hanno le ruote. L’immaginario collettivo sovrappone quasi sempre la figura degli operatori degli spettacoli viaggianti all’immagine più deteriore (e non sempre veritiera, anche in questo caso) dei nomadi rom. I giostrai (ma Parisi raccomanda di non usare questo termine, che nella lingua comune ha ormai assunto un significato dispregiativo, sostiene) sono imprenditori che si fanno carico di investimenti anche importanti. <Siamo tutti incensurati – assicura – e ci preoccupiamo anche della sicurezza all’interno del luna park. Sorvegliamo e, all’occorrenza chiamiamo le forze di polizia). Gli occhi dei quasi 600 imprenditori e lavoratori del luna park sono sempre attenti a scrutare l’area in cui si svolge la manifestazione per individuare ogni minimo problema, se possibile prevenirlo e, altrimenti, stroncarlo sul nascere. Come accade per ogni azienda, l’immagine è importantissima e se succedesse qualcosa, anche nel caso in cui a creare il problema fossero persone esterne al parco, a rimetterci sarebbero tutte le imprese.
Poi ci sono le storie d’amore.
Come quella della mamma e del papà di Danilo. Lui, genovese di Sestri Ponente (dove è ancora residente), lei proveniente da una famiglia di operatori dello spettacolo viaggiante. Si sono conosciuti al luna park di Genova e tra le giostre è stata la loro vita e quella dei loro figli. Chi nasce in un parco giochi difficilmente immagina per se stesso un futuro diverso dalla vita dei genitori. Ci sono giostrai che sono diventati costruttori di attrazioni e costruttori che sono diventati giostrai, ma tutto resta in quel mondo che profuma di krapfen e zucchero filato e brilla come le luci delle giostre.
Storie d’amore come quella di Danilo e della moglie (anche lei figlia di operatori del settore) che si sono conosciuti in un luna park in Versilia e insieme hanno deciso di costruire la loro famiglia. E in ognuna delle famiglie è compresa anche l’attrazione, che ne è parte integrante e ne rappresenta premessa di sostentamento. Scegliere quella giusta è importante, perché lì sta tutto il futuro che la coppia avrà e quello dei loro figli.

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