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Quando il meteo si fa storia, un caso di omotermia in Liguria

 

Di Vittorio Scrivo (redattore e previsore di Limet http://www.centrometeoligure.com)

Era il 13 Marzo 2011: un’estesa saccatura depressionaria sfondava franca sull’ovest europeo, innescando un profondo e umido richiamo sciroccale sull’Italia settentrionale. Quella notte sulla Liguria andava concretizzandosi un sensibile deterioramento delle condizioni meteorologiche, con forti piogge lungo le coste e copiose nevicate in Appennino al di sopra dei 1000 metri di quota.

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Con temperature agevolmente positive a 850 hpa (1300 metri circa), le possibilità che i fiocchi potessero giungere fin sotto i 900 metri di quota, anche solo coerograficamente, erano praticamente nulle.

Ma ciò che di lì a poco sarebbe successo nell’entroterra savonese, avrebbe lasciato sgomento qualunque laureato in fisica dell’atmosfera.

Così si presentava il paese di Sassello (385 m) nel pomeriggio di quel giorno, mentre 30/40 cm di manto bianco mettevano a dura prova la vicina Urbe S. Pietro (540 m), senza corrente da molte ore.

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Ma com’è possibile tutto questo? Come è potuto accadere che, a fronte di uno zero termico relegato a 1500 metri, la neve arrivasse ad interessare quote tante basse?

 

Si tratta della peculiare condizione atmosferica per cui in una più o meno ristretta area geografica il gradiente termico verticale è nullo; in altre parole, la temperatura è la medesima lungo tutta la colonna d’aria. È un fenomeno particolarmente frequente nel periodo dell’anno compreso tra il tardo Inverno e la Primavera, e interessa soprattutto le zone pianeggianti e pedemontane del basso piemonte, l’entroterra savonese e il comparto più occidentale dell’appennino genovese.

Le dinamiche e i meccanismi con cui esso si verifica sono ancora in gran parte sconosciuti, ma ciò che sicuramente rileva in queste circostanze, oltre naturalmente alla conformazione orografica e all’esposizione più o meno diretta al cuscino padano, è il rovesciamento freddo al suolo indotto dall’intensità delle precipitazioni.

Quanto appena detto, trova forse la sua massima espressione nella ristretta area appenninica compresa tra la val d’Orba e la valle dell’Erro.

Ancora una volta la chiave di lettura sta, almeno in parte, nell’orografia: troviamo una catena montuosa eccezionale nella propria omogenea scoscesità e nella propria omogenea elevazione altimetrica [da W verso E: Mt Ermetta 1267m, Mt Beigua 1287m, Mt Sciguello 1103m, Prato Rotondo 1108m, Mt Rama 1148m, Mt Argentea 1082m, Cima Vaccheria 1166m, Passo Vaccheria 1115m, Mt Reixa 1183m, Cima Faiallo 1138m, Passo del Faiallo 1061m, Bric del Dente 1107m), a serrare, a contenere, come fosse una diga, una porzione di territorio completamente aperta alla Pianura Padana, e dove la semplicità e la “coerenza” della conformazione orografica in questione, contrariamente a sistemi montuosi estesi e complessi quale quello trebbio-avetano, permettono alla massa d’aria di diffondersi, diramarsi e stratificarsi in maniera assolutamente armoniosa.

Questo, in solido con un apprezzabile rovesciamento freddo al livello del suolo, indotto da precipitazioni di una qual certa intensità e continuità, anche a fronte di una situazione termica tremendamente al limite ai fini della comparsa della dama bianca a bassa quota, [+-0°C/+1°C a 850 hpa (1300 metri circa)], favorisce un’omogenea disposizione del freddo lungo tutta la colonna d’aria.

Et voilà la magia, la neve dai 1287 m del Beigua, con una t di +0.2°C, ai 540 m di Urbe San Pietro, fino ai nemmeno 400 m di Sassello, con una t di +0.7°C.

 

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