L’olio con le olive raccolte in città. La favola metropolitana della cooperativa Pane e signore

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Di Diego Curcio

Sembra una storia uscita dalla pagine di “Marcovaldo” di Italo Calvino. Uno di quei piccoli miracoli urbani, nati da un’idea semplice e geniale, in cui per una volta tutto sembra essere filato liscio… come l’olio. E proprio dall’olio bisogna partire per raccontare quest’iniziativa messa in campo dalla cooperativa sociale Pane e Signore, nata all’interno della Casa dell’Angelo, la casa famiglia di Borzoli fondata nel 1951. Un progetto che vede coinvolti un educatore e un lavatore disabile, visto che l’obiettivo della cooperativa in questione (che conta in tutto tre dipendenti e un tirocinante) è proprio quello di trovare un mestiere ai ragazzi con disabilità psichiche o fisiche. E così Alessandro Granara, operatore di Pane e Signore, si è inventato l’olio della Casa dell’Angelo, fatto con le olive che crescono in città. “Con la cooperativa – racconta Granara – facciamo dei lavori di giardinaggio intorno alla Casa dell’Angelo e raccogliamo anche le olive dei tanti oliveti che ci sono nei terreni della casa famiglia, per produrre dell’olio per uso interno. Naturalmente l’olio non lo facciamo noi, ma raccogliamo le olive e le portiamo a un frantoio di Leivi, che le pulisce e le spreme. Quest’anno ne abbiamo raccolto circa 200 chili, per un totale di 25 litri d’olio”. Ma gli ulivi non si trovano solo vicino alla Casa dell’Angelo, ma in tutta Genova, che è piena zeppa, fra cortili e giardini pubblici, di piante da cui nascono frutti che nessuno raccoglie. “Un giorno – continua Granara – passando vicino al Matitone mi sono accorto che lì intorno ci sono almeno una cinquantina di alberi carichi di olive, che nessuno si è mai preso la briga di raccogliere. E visto che dopo i primi 200 chili c’erano rimaste ancora un po’ di olive ma erano troppo poche per essere portate al frantoio, ho chiesto in Comune se fosse stato possibile “battere” gli alberi del Matitone. Gli uffici sono stati gentilissimi e mi hanno messo in contatto con l’amministratore del complesso, che si è subito detto entusiasta dell’idea”. E così tra ieri e oggi, sotto gli uffici comunali di via di Francia, Granara e uno dei due dipendenti disabili della cooperativa Pane e Signore hanno sistemato le proprie reti sotto gli alberi di ulivo e si sono messi a batterli. “E’ stato tutto semplicissimo – continua l’operatore dal pollice verde – senza intoppi burocratici o lungaggine varie. Parliamo di frutti che andrebbero completamente sprecati e che invece, grazie a questo progetto, possono offrire un lavoro e un mezzo di sostentamento a una persona disabile. Prima di mettere in moto quest’operazione, naturalmente, mi sono informato se fosse materialmente possibile utilizzare e bere un olio fatto con delle olive di città, che crescono in mezzo allo smog e al traffico. Per fortuna ho scoperto che il trattamento che ricevono prima di essere spremute, le ripulisce completamente dalle polveri e dallo smog. Una volta ottenuto l’olio, comunque, lo faremo analizzare, per avere la certezza che sia commestibile”. Domani la “squadra” di Pane e Signore sarà alla Facoltà di Architettura, dove ci sono circa venti piante d’ulivo; mentre nei prossimi giorni i due faranno tappa a Sturla. “Progetti simili – spiega Granara – esistono già a Milano e Roma, dove alcune cooperative sociali raccolgono i frutti che crescono in città, soprattutto nei giardini pubblici e nelle aiuole, e li consegnano alle mense dei poveri o al banco alimentare. Si tratta di roba genuina, che va opportunamente lavata ma che non cresce con pesticidi o schifezze varie. Sull’esempio di queste esperienze romane e milanesi mi piacerebbe estendere la raccolta anche ad altri frutti di città, oltre alle olive. Al Porto Antico, per esempio, crescono dei bellissimi melograni”.

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