Società 

Strage del Bardo, la reduce genovese: “Non ci siamo rappresentati e tutelati. Ci hanno dimenticati”

Era stato arrestato nel maggio scorso su richiesta della Tunisia perché accusato di aver preso parte alla strage del Museo del Bardo. È stato assolto mercoledì dai giudici italiani che hanno chiesto l’archiviazione delle accuse di strage e terrorismo internazionale. Oggi il giudice di pace di Torino non ha convalidato il trattenimento nel Cie. Abdelmajid Touil torna libero e non sarà rimpatriato, perché secondo la Procura di Torino l’espulsione dello straniero e il rimpatrio in Marocco, sarebbe contraria alla Convenzione dei diritti dell’uomo perché lo esprrebbe <a gravi rischi personali>, motivo per il quale, davanti al Giudice di Pace la stessa Procura ha aderito alla richiesta dei suoi legali di “non convalidare il trattenimento”.

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(Anna Pegorini, a destra, con l’amica Elisabetta, anche lei reduce dell’attentato terroristico di Tunisi, in una foto scattata il giorno prima del tragico evento)

La circostanza ha suscitato <Impressione e indignazione> tra gli scampati alla strage, Anna Pegorini, medico genovese in forze alla Asl 2 Savonese, parla anche a nome di molti altri compagni di sventura. Alcuni hanno perso il compagno o sono rimasti feriti anche gravemente. <Se quel ragazzo è colpevole, ci si chiede perché sia stato rilasciato – dice Pergorini -, se è innocente, invece, bisogna domandarsi perché sia stato tenuto cinque mesi in prigione ingiustamente. In ogni caso, esiste una profonda ingiustizia. In entrambi i casi, non ci sentiamo rappresentati e tutelati. Sonia Rendi, la donna che ha perso il compagno ed è stata ferita in modo molto serio, oggi, sulla nostra chat ha scritto: “È come se mi avessero sparato un’altra volta”>. Ricordi che riemergono, ferite che si riaprono per il fatto stesso che si torni a parlare della strage dopo tanti mesi di silenzio.
<Ci sentiamo un po’ tutti dimenticati dalle istituzioni – dice la dottoressa -. Ci hanno chiamato i Ros per interrogarci. Poi non abbiamo più sentito nessuno. Qualcuno è stato ricevuto alla Farnesina, ma ha detto di non aver ricevuto l’accoglienza che sperava di avere. In fin dei conti siamo cittadini italiani che hanno subito un tragico attacco in un paese straniero, non gente che si è andata a cercare i guai in un paese considerato a rischio in precedenza. Nessuno di noi è andato all’avventura. Eravamo tutti al seguito del tour organizzato dalla compagnia di navigazione. Tanta gente, in quella gita ha perso la vita>. I reduci dell’attentato terroristico si sarebbero attesi una maggiore attenzione da parte dello Stato italiano. Il ricordo è ancora pesante come un macigno. Non è facile dimenticare che ti hanno sparato addosso, che hai visto morire chi stava seduto vicino, che sei stato quasi un’ora bocconi nel sangue di chi ha avuto la sfortuna di sedersi nella fila del pullman falciata dai proiettili.

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