Al Biggie, in piazza delle Erbe, sabato, serata anni 70-80 con un mito della consolle: Massimo Carapellese

Carapellese“Sono in pensione”. È la prima cosa che dice Massimo Carapellese, altrimenti noto come Max Carappa. Un mito per chi ha  tra i 45 e i 60 anni e ha frequentato le discoteche. Una sorta di guru – bravissimo e inarrivabile – per i colleghi più giovani. Lo dice e lo ripete, raccontando di aver appeso le cuffie al chiodo nel dicembre scorso, al Time. Lo ha fatto, spiega, “perché l’attuale musica da discoteca non mi piace”. Che le cuffie le abbia appese al chiodo, però,  non è completamente vero, visto che si concede ancora per qualche serata, come quella di domani, sabato 24 ottobre, al Biggie di piazza delle Erbe, dove scatterà l’operazione Amarcord. “Ho lavorato 45 anni – racconta -. Cominciai allo Psichedelica dove mia sorella, più giovane di me, faceva la pr. Poi, la Mandragola, dopo ancora il Tiffany di Rapallo. Erano gli anni in cui le discoteche in Italia erano pochissime. A Milano non ce n’erano e i lombardi scendevano in Liguria per ballare”.
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In molti ricorderanno quel loro coetaneo magro magro, con i capelli lunghi e i magnetici occhi chiari, con le mani sui piatti, a cambiare vinili uno dopo l’altro. Lo ricorderanno, ad esempio, tutti coloro che frequentavano il Vanilla, la discoteca di Sturla dove almeno un paio di generazioni di genovesi hanno trascorso i propri pomeriggi e le prorie serate. Poteva contenere mille persone e quasi sempre era stipata all’inverosimile.
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“Al Vanilla ho lavorato dal 1977 al 1980 – racconta. Poi, con altri “fuoriusciti” dalla discoteca di Sturla, rilevammo l’Anyway”. Erano gli anni della festa campagnola con polli e tacchini, della festa araba con tonnellate di sabbia e dromedari veri, della notte segreta con ingresso dai sotterranei Andava bene, benissimo. Troppo bene, forse. Infatti, “Ce lo hanno bruciato – dice -. Sì, fu un incendio doloso. I nostri clienti continuavano a venire da noi, anche se la discoteca era chiusa e lo è stata per venti giorni, durante tutti i lavori di ristrutturazione. Tanti abituali frequentatori, invece di andare a divertirsi in un’altra discoteca, venivano a darci una mano, a lavorare con noi”. La discoteca venne riaperta in tempo record grazie alla collaborazione di tutti quegli amici.
Tanti i ricordi del dj, che spiega di essersi avvicinato alla musica suonando il piano. Lo ha fatto per 4 anni, fino a quando ha potuto suonare a orecchio. “Ma quando la mia insegnante decise che dovevo passare alla musica jazz, la piantai lì” racconta. L'”orecchio”, però, gli è rimasto, tanto che la musica è diventata il suo mestiere e lo è rimasto per per quattro decenni e mezzo e resta una passione.
Chi vuole ascoltarlo di nuovo, per chi vuole fare un salto nel passato, ai tempi delle Superiori o dell’Università, può andare domani sera nella piazzetta del centro storico a due passi da De Ferrari. Cosa ci sarà in scaletta? “Dipende da come vedrò il pubblico – spiega il celeberrimo Dj -. Se vuoi riempire la pista, basta mettere “Life is life” degli Opus, ad esempio. Ma si può anche cominciare con “La vie en rose”. Poi, dipende da come reagirà la gente che arriverà. Se vi vedrò ballare, aumenterò il ritmo. Io mi diverto se voi vi divertite”.

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