È morto Nino Catrambone, l’assessore avvocato amato dalla comunitá calabrese

12170456_1196196237063019_1180647854_nÈ morto Gregorio “Nino” Catrambone, avvocato, politico socialista della prima repubblica, più volte assessore comunale quando il Psi era l’ago della bilancia e l’insostituibile quinta gamba del tavolo del pentapartito. Fu anche vicesindaco quando sindaco era Claudio Burlando. Era il 1992. Al momento dell’insediamento, i Verdi gli rivolsero un polemico augurio definendolo <padrino di tante cementificazioni e piscine sulle spiagge>, frase che la dice lunga sul cima politico di quegli anni e della profonda differenza che si era scavata tra le vecchie generazioni di governo e la nuova istanza ambientalista della società.
Catrambone aveva 80 anni ed era malato da tempo. Sin da giovane era diventato il riferimento a Genova dei corregionali calabresi immigrati sotto la Lanterna, dei quali si occupava attraverso l’associazione Coec, Centro di orientamento emigrati calabresi, affidatogli da Giacomo Mancini quando, appena diciottenne, arrivò a Genova per iscriversi all’Università. <Allora le leggi erano ben più severe che quelle attuali sugli extracomunitari – aveva raccontato qualche anno fa -. Se ti trovavano senza il permesso di soggiorno, che non potevi avere se non lavoravi in regola, alla seconda volta, ti rispedivano a casa con il foglio di via». Ed erano tanti gli immigrati che non venivano messi in regola e che per quello rischiavano di essere rimandati al Sud. Al Coec potevano trovare tutta l’assistenza di cui necessitavano.
Catrambone riceveva l’elenco di chi si era trasferito nella nostra città dai sindaci della Calabria e attraverso l’associazione li assisteva e li tutelava e non solo sotto elezioni, quando il loro voto era fondamentale. Lo fece per moltissimi anni. Certo, chiedeva il  loro appoggio ad ogni elezione attraverso una lettera inviata a casa ad ognuno in cui spiegava il proprio impegno per sostenere chi come lui arrivava dalla Calabria.
È stato un uomo molto popolare e molto potente. Non fosse intervenuta Tangentopoli a cambiare gli assetti politici del Paese, sarebbe probabilmente arrivato in parlamento. Sciolto il partito, Catrambone era stato il promotore, a Genova, del nuovo Psi di Gianni De Michelis e Claudio Martelli ed era rimasto in contatto con la comunità calabrese, continuando ad essere stimato e apprezzato. Alle regionali successive al crollo della prima repubblica, pur avendo lasciato il poso di capolista all’avvocato Silvio Romanelli, sostenuto dalla comunità calabrese ormai giunta alla terza o quarta generazione, aveva preso più voti di tutti.

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