Nautica, il Salone dell’ottimismo riparte da un +10%. E anche in Fiera, passata la bufera, non tutto il male viene per nuocere

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di Monica Di Carlo

Sono anni che il il Nautico non è più “il salone dei record”. Così, nel 2008, titolavano i giornali. Poi vennero la Lehman Brothers, lo scoppio della bolla speculativa e la crisi che, in combinato congiunto con una buona dose di miopia di una classe politica che fino a ieri ha guardato al settore come a una mucca da mungere perché riservato a una élite, ha imposto burocrazia, tasse e controlli persecutori ai possessori di barche. Una volta era il salone dei record, il più grande del mondo, anche più di Fort Lauderdale: 4 padiglioni, aree all’aperto stipate all’inverosimile con le darsene “in doppia fila”. Di quel periodo tornano subito alla memoria le code in sopraelevata, la città col traffico in tilt, il transito pedonale a senso unico alternato sul ponte galleggiante, i bagni infrequentabili, i ragazzetti vocianti che raccoglievano adesivi e depliant anche se non erano mai saliti nemmeno su un gommone. Era una sorta di “settembrata” della barca, con piadinerie e venditori di panini venduti al prezzo del caviale e nemmeno una panchina dove riposare un po. Tutto questo non c’è più. Nel bene e nel male. In prima fila, all’alzabandiera, spiccava l’assenza di molti industriali di grande calibro staccatisi da Ucina e confluiti a formare una nuova organizzazione, Nautica Italiana. Dei “grandi”, in prima fila, è rimasto l’ex presidente Massimo Perotti (Cantieri Sanlorenzo), durato sei mesi e “demolito” dalle polemiche di chi progettava di trasferire il Salone all’Idroscalo di Milano. I vertici della nuova associazione, il presidente Lamberto Tacoli e il segretario generale Lorenzo Pollicardo, non hanno partecipato alla manifestazione, ma sono rimasti alla Fiera tutto il giorno. <Noi non cerchiamo nessuno – dice Pollicardo -, sono gli industriali a cercarci>.
Carla Demaria, nuova presidente Ucina, si gioca tutto su questo Salone. <Dalla mia parte, rispetto a  chi mi ha preceduto – dice – ho la ripresa della Nautica e istituzioni più sensibili>. In suo soccorso arriva il viceministro Calenda che, oltre a ricordare che il governo ha stanziato 6 milioni per fiere ed export, lancia dal palco un richiamo all’unità della categoria. Il verdetto non sarà deciso dal numero degli ingressi, calati da 350 mila a poco più di 100 mila nel corso degli ultimi anni, ma dalle vendite e dall’interesse dei potenziali clienti che i produttori riscontreranno.
La cerimonia d’apertura è in tono minore. A Ucina preferiscono definirla “understatement”. Certo che mancano i consueti giochi d’acqua dei rimorchiatori. Tutto si svolge su un palco collocato dove un tempo veniva costruito il palazzetto prefabbricato di Azimut Benetti, la più grande industria mondiale di mega yach, e che sembra proprio voler riempire gli spazi rimasti vuoti. Azimut Benetti, però, quest’anno è tornata, anche se non direttamente ma tramite i venditori. All’alzabandiera sul palco non sale nemmeno il sindaco, Marco Doria, relegato con la sua fascia in prima fila. Ci sono invece, oltre a Demaria, il presidente della Regione Giovanni Toti, il viceministro Carlo Calenda e l’ammiraglio Felicio Angrisano, dal 2013 comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto – Guardia Costiera, che lasciò il comando di Genova per essere promosso subito dopo il crollo della torre piloti. È l’unico a cantare l’inno di Mameli, insieme a Paolo Odone, presidente della Camera di commercio. Nel pubblico tanti militari e i rappresentanti di tutte le categorie economiche, ma non si vedono più i papaveri di un tempo. Arriva, però, in gessato crigio, calze da tennis di spugna e scarpe da ginnastica, l’ex senatore Luigi Grillo che è molto amato dagli industriali del settore per aver oggettivamente strappato in passato quelle poche concessioni ottenute dai governi per la bistrattata nautica. E poco importa che nel 2014 sia stato stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano che vede al centro episodi di turbativa d’asta e di corruzione legati alle ASL milanesi, all’Expo 2015 e alla Società Sogin Spa e che nel novembre 2014 abbia patteggiato 2 anni e 8 mesi riconoscendo di aver partecipato ad una vicenda corruttiva nella quale ha avuto il ruolo di corruttore per aver protetto la carriera e il futuro professionale di tre dirigenti pubblici. Poco importa anche che sia stato più recentemente coinvolto in un’inchiesta sulla ‘Ndrangheta. C’è chi, riconoscendo il lavoro fatto per la nautica, gli va in contro e lo saluta con calore.
I NUMERI E I DATI DELLA RIPRESA
Il Salone Nautico di Genova si svolge quest’anno in uno scenario più ottimista per il settore dopo 7 anni di crisi in particolare per il mercato interno. Il settore nautico, con un fatturato complessivo relativo a tutta la filiera pari a 10 miliardi di euro è un notevole moltiplicatore di sviluppo. La sola cantieristica conta 3.100 unità produttive in Italia, che arrivano a 17 mila se si considera il comparto nell’insieme, compresi subfornitura, commercio, charter e servizi. Per ogni addetto alla produzione di barche se ne attivano 7,4 nella filiera. Ogni euro di produzione ne attiva in media 5,9 sulla filiera. I dati sono emersi dalla presentazione di due studi sul comparto nautico, una della Fondazione Symbola di Ermete Realacci e l’altra della Fondazione Edison, a cura dall’economista Marco Fortis, vicepresidente dell’ente. Il +10% di fatturato delle imprese del settore nell’anno nautico (settembre 2014-agosto 2015) autorizza davvero a sperare. Una conferma della ripresa arriva dal leasing nautico: nei primi due quadrimestri dell’anno, in base ai dati forniti da Assilea, l’Associazione italiana del leasing, il numero dei contratti stipulati e’ aumentato dell’11% rispetto ai primi otto mesi del 2014 mentre il valore medio e’ piu’ che raddoppiato (+114%), superando il milione di euro. I segnali di ripresa, soprattutto sul mercato interno perché l’export ha sempre tenuto.
LA SCOMMESSA SULLA NAUTICA E SUL SALONE
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio ha detto <Dobbiamo continuare a stimolare il settore della nautica dove ci sono professionalità, intelligenze, creativita’ e design italiano. È un settore che puo’ crescere ancora di piu’ e tornare ai fatturati pre-crisi. Questa e’ l’ambizione che dobbiamo darci tutti insieme. Credo che i provvedimenti degli ultimi due anni abbiano aiutato. Dobbiamo continuare a valorizzare la capacità italiana>.
Anche per il sindaco Marco Doria c’è da sperare, per il settore e per la città: <I segnali di ottimismo per la nautica sono anche segnali di ottimismo per la città – ha detto -. Genova vuole proporsi sempre di piu’ come capitale della nautica italiana. Il settore ha attraversato anni di crisi e il settore stesso al suo interno era lacerato. Di conseguenza il rapporto della citta’ e delle istituzioni con una categoria molto lacerata erano faticosi. Adesso ci sono tutte le condizioni perche’ siano sempre piu’ facili>.
Dello stesso parere il presidente della Regione Giovanni Toti: <Quando va bene il Salone, va bene anche il Paese e quando va bene il Paese va bene il Salone e di conseguenza Genova – ha dichiarato – Credo che la politica possa fare qualcosa per il settore. Noi in questi primi cento giorni alla guida della Liguria l’abbiamo data riaccendendo il faro su questa regione. Abbiamo in serbo tanti provvedimenti importanti che vi stupiranno. E investiremo nella nautica tutto quello che potremo investire. Il Salone è una manifestazione centrale per la città e per la Liguria. La politica ha guardato alla nautica, che e’ un’eccellenza italiana con un indotto incredibile, con un occhio “moralisteggiante” procurando al settore un sacco di guai>.
<Abbiamo combattuto contro la crisi per sette lunghi anni con qualcuno che ci teneva la testa sott’acqua – ha commentato Demaria -. Ci avessero ignorato sarebbe stato meglio. Ma ora l’atteggiamento nei confronti della nautica è cambiato. Il senato ha approvato la legge delega sul Codice della Nautica. Avevamo chiesto che fosse approvata prima dell’apertura del Salone Nautico ed è stato fatto. Ora dobbiamo riattirare quelle 40.000 barche andate via dall’Italia per ormeggiarsi nei porti di altri paesi>.
Intanto, il Nautico è cambiato. Non c’è più nemmeno l’angolo dello shopping che fino allo scorso anno era nel piano terra del padiglione D, dove c’è la facoltà di Ingegneria. A parte lo spettacolo deprimente del controsoffito del nuovo padiglione B progettato da Jean Nouvelle completamente smontato per ragioni di sicurezza a causa della caduta di alcune lastre di lamiera che si erano staccate circa un anno fa (ma qui, più che la nautica, c’entrano le disastrose situazioni economiche di Fiera), il resto è decisamente molto meglio di come era ai tempi dei record. Eataly ha preso il posto dei chioschetti dei quali nessuno ha un buon ricordo e i bagni sembrano quelli di una casa di lusso. Mancano totalmente le orde di casalinghe di Voghera “in gita” e le ciurme di ragazzini vocianti, il che permette a chi davvero vuole comperare di guardare e provare con tranquillità. Sono sparite le ragazze modello “bonazza da stand”, specchietto per le allodole per i visitatori maschi. Non arrivano quasi più personaggi famosi a far passerella (spesso erano pagati dai cantieri). Nessuno pensa più di invitare intere squadre di pornostar (successe che a far promozione a un cantiere arrivò Schicchi con uno squadrone di donne estremamente formose e decisamente poco vestite) e al posto dello spettacolo quasi porno che inscenò anni fa Sunseeker nel proprio stand (generando violentissime polemiche), sul palco c’è a suonare il contrabbasso il celeberrimo jazzista Luciano Milanese. Nulla sarà mai più come prima e, per certi versi, è un gran bene.

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