Riforma dei porti, arrivano le nuove Autorità Portuali

La portualità italiana dopo decenni di baruffe, drammi, riappacificazioni e infiniti compromessi a tarallucci e vino si prepara a vivere la settimana che potrebbe cambiare le sorti di tutto l’assetto logistico del bel paese, ormai in necrosi per asfissia mentre il nord Europa vola sulla spinta di mentalità e politiche distanti anni luce e veloci almeno altrettanto.

La prima parte della riforma dei porti dovrebbe infatti arrivare in Consiglio dei Ministri questa settimana o martedì o venerdì e dovrebbe contenere uno dei capitoli più spinosi della questione: la riduzione delle Autorità Portuali con la sintesi di alcune con altre relativamente contigue nel territorio. Nel paese dei cento campanili la questione rischia di focalizzare l’attenzione e di rinfocolare polemiche mai sopite quando in realtà l’esigenza sentita da tutti gli operatori è che questa riforma che sulla carta porterebbe ad un ammodernamento complessivo di tutta la rete portuale italiana avvenga in modo più veloce possibile. La riforma di Del Rio che dovrebbe essere discussa nei prossimi giorni ritorna sui leit motiv dell’integrazione del traporto marittimo e ferroviario integrandosi appunto con il Contratto di Programma di Rete ferroviaria Italiana. Un punto decisivo e dolente che non può non far tornare il pensiero sulle tribolate vicende del sistema ferroviario ligure sempre pronto ad andare in scacco alla prima frana. Serve un quadro chiaro e non una riforma che rimanga un bel plastico appeso ai muri come tanti. Recuperare efficienza e competitività in breve tempo non è facile laddove per anni la politica ha quasi totalmente ignorato una qualsiasi strategia di sistema per quello che resta nonostante tutto un o dei pochi sistemi industriali ancora competitivi del nostro paese. Recuperare efficienze, riannodare sistemi disarticolati e reimpostare le necessarie nuove connessioni tra Capitanerie e le Autorità che scaturiranno dalla riforma è un compito arduo che richiederà uno spirito nuovo e competenze aggiornate.

A Genova, intanto, il balletto per la successione di Luigi Merlo a Palazzo S. Giorgio è avviato. Al presidente della Regione Giovanni Toti spetta il compito di cogliere la quadratura del cerchio con una figura che sappia interpretare il materiale incandescente proveniente da Roma e amministrare uno scalo che sembrerebbe aver smarrito da un po’ l’ambizione di una leadership mediterranea. I nomi che circolano sono quelli di Rino Canavese, caparbio ex presidente dell’Authority savonese e Sandro Biasotti ex presidente della Regione Liguria nel quinquennio 2000 – 2005 anni in cui Genova non aveva del tutto smarrito la bussola. I nomi non sono proprio delle primizie ma si riparte da qui. Speriamo anche perchè, comunque, non costa niente.

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