Nel film con Jean Gabin, il portone di via San Bernardo. Un palazzo stretto tra quelli dei Rolli

Di Monica Di Carlo

Quando passate in via San Bernardo, date un’occhiata attraverso la griglia del finestrone che si apre sull’androne del civico 14. Potete immaginarci Jean Gabin che qui interpretò una scena del film “Le mura del Malapaga”.

Au delà des Grilles

Au delà des grilles

L’attuale via San Bernardo era nella zona “Piazzalunga”

In Piazzalunga (via di San Bernardo), lasciata la nobile apparenza dei palazzi di Canneto proprietà di grandi schiatte curiali, si scopre stupiti la dimora medievale di un eroe duecentesco come Benedetto Zaccaria che, se pure chiusa nel palazzo di Marc’Antonio Sauli (via di San Bernardo, 19), evoca con forza una cultura cittadina cosmopolita, impegnata fra Medioevo ed età moderna a progettare e a ricucire grandi operazioni di guerra o di pace fra Costantinopoli, Southampton e Anversa. Piazzalunga, maggiore asse di penetrazione della città del X secolo, raggiungeva il mercato di San Giorgio e il primo porto del Mandraccio sul versante più a monte di Canneto, mostrando con anticipo i problemi posti alle maestranze lombarde da una città arrampicata sulla collina di Castello (circa 50 metri s.l.m.). Sotto questo fulcro della potenza militare e commerciale degli Embriaci e dei De Castro, stettero a lungo Salvago, Zaccaria, Baxiadonne e Cattaneo sino a che, mutati i tempi, i nobili di vecchia e nuova ricchezza non abbandonarono un’area ormai emarginata e popolare per mostrarsi altrove, anzi meglio in Strada Nuova, come accadde per i Brignole e i Salvago.

(Ennio Poleggi, “Atlante dei palazzi genovesi”


Tutta l’area è piena di Rolli e solo in San Bernardo se ne elencano 4, più o meno conservati (ai civici 8, 17, 19 e 21). Nell’area se ne possono ancora vedere 7 dei 12 che c’erano. Al civico 14 si intravedono ancora, molto rovinati, alcuni affreschi tipicamente Cinquecenteschi, insieme alla scala che ha colonne bianche (che ormai sembrano tra il grigio e il giallo) poggiate su basi di pietra di promontorio scura, intervallate da colonnette di marmo. Le ringhiere, ovviamente posteriori (e di un bel po’) rispetto ai tempi in cui l’edificio era stato costruito, sono probabilmente le stesse a cui si appoggiò Jean Gabin 66 anni fa. La via che certamente nel film è animata da comparse, era però veramente così brulicante di vita e affollata di negozi dei quali si vedono anche lampioni esterni.

Au delà des Grilles

Au delà des Grilles

Il realtà, anche se solo in pochi casi (solo un negozio di alimentari è rimasto aperto da quando hanno chiuso la salumeria e, più recentemente, la macelleria, mentre negli ultimi anni hanno aperto mini market e negozi di ortofrutta e alcolici di cittadini begalesi) la tradizione di esporre le cassette fuori dai portali si è mantenuta.

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Tra le cose da vedere, lo strabiliante negozio di spezie “Torielli” e il “Caffè Cabona”, risalente ai primi anni del ‘900 e, quindi, già quasi cinquantenne ai tempi de “Le mura del Malapaga”, che al mattino funziona come latteria e la sera come locale della movida. Il “Caffè Cabona” possiede la più vecchia licenza per alcolici e latticini della città.

Oggi, via San Bernardo vive soprattutto quando cala il sole. La presenza, in via San Bernardo, di ristoranti e birrerie dedicati a una frequentazione più adulta fa sì che la movida caciarona si fermi all’incrocio con piazza Ferretto.

Au delà des Grilles

Il film “Le Mura del Malapaga” (titolo originale “Au delà des grilles“), diretto nel 1949 da René Clément, portò Genova sul grande schermo in tutto il mondo. La storia narra di un marinaio francese (interpretato da Jean Gabin) che a Marsiglia ha ucciso la propria amante e che sbarca nella Genova del dopoguerra per trovare un dentista che lo liberi dal mal di denti. Gabin viene accompagnato dal dentista da una quindicenne Vera Talchi, un’attrice francese, di origine italiana, più nota per la sua interpretazione del personaggio di Gina Filotti in Don Camillo. Sarà lei a consegnare Pierre Arrignon (il marinaio fuggiasco interpretato proprio da Gabin) alle forze di polizia perché gelosa del rapporto intrecciato a Genova con la madre, interpretata da Isa Miranda.

Il terzo film di René Clément venne girato per gli interni a Roma negli studi della Titanus; mentre gli esterni ebbero come scenografia il porto di genova e il centro storico. Venne presentato in concorso al 3º Festival di Cannes, dove vinse il premio per la migliore regia e il premio per la migliore interpretazione femminile[. Inoltre vinse nel 1951 l’Oscar al miglior film straniero. Registrato al P.R.C. della S.I.A.E. con il n. 736, venne presentato alla Commissione di Revisione Cinematografica il 30 aprile 1949 e ottenne il visto di censura n. 5.706 del 9 giugno 1949 con una lunghezza accertata della pellicola di 2.410 metri. Ebbe la prima proiezione nelle sale italiane il 19 settembre 1949, mentre in Francia uscì il 16 novembre 1949, dopodiché venne presentato in tutto il mondo; negli Stati Uniti ebbe la prima a New York il 20 marzo 1950, in Germania il 13 luglio 1951 con il titolo Die Mauren von Malapaga. In Italia incassò 88.750.000 di lire.

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