La nascita di Nautica Italiana, Salone di Genova sempre più in bilico

Il presidente Tacoli aveva detto in passato <Genova non è un dogma>, ma ieri ha precisato: <Nessun ostracismo, anzi massima apertura>
Intanto, per il prossimo ottobre ancora poche prenotazioni negli hotel

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di Monica Di Carlo

La nuova associazione “Nautica Italiana”, affiliata alla fondazione Altagamma, nata con l’aspirazione di entrare in Confindustria (dove, però, si accetta una sola associazione per settore e per la nautica c’è già Ucina) parte col vantaggio della grande esperienza di Lorenzo Pollicardo, già segretario generale Ucina e a lungo uomo di Paolo Vitelli, uno dei primi dissidenti dall’associazione di categoria “madre” nonostante ne sia stato a lungo presidente. L’avvicendamento tra Vitelli e Anton Francesco Albertoni (cioè tra due modi spesso diametralmente opposti di pensare il fututo della categoria), n combinato congiunto con la crisi, ha creato la frattura, cioè la diversificazione dei legitti interessi di chi vende enormi yacht (quasi tutti all’estero) e chi tira a campare con gommoni e accessori aspettando la fine della crisi. Proprio il cattivo rapporo tra Pollicardo e Albertoni ha portato alla fuoriuscita del primo dall’associazione Confindustria. Al suo posto non è mai stato eletto un nuovo segretario generale, giacché Marina Stella è sempre stata solo direttore generale. Quella che sembra una sfumatura è, in realtá, una profinda differenza di ruoli: anche “politico” il primo, squisitamente tecnico il secondo.
Un po’ per questioni di “incompatibilità di carattere” tra vecchia e nuova dirigenza, un po’ per per ragioni oggettive di mercato, con il Salone Nautico di Genova che, pur essendosi allargato a mare e sulle aree scoperte, ha rinunciato a tre padiglioni su 4 (in pessime condizioni, ma che comunque non si sarebbe riusciti a riempire) mentre fino al 2008 aveva le liste d’attesa di aziende che speravano in un posto a sole nel quartiere fieristico, gli industriali si sono spaccati proprio sull’evento che resta, nonostante tutto, l’alta stagione turistica genovese. Quest’anno, Azimut Benetti della famiglia Vitelli torna a esporre dopo l’assenza dello scorso anno, pare più per questioni affettive e di immagine che per reali esigenze di mercato. Meno del 5% del fatturato viene, infatti sviluppato dalla più grande azienda del settore (con stabilimento in Brasile) entro i confini nazionali. Azimut-Benetti, così come molti dei 25 marchi che fondano “Nautica Italiana” guardano più al Monaco Yacht Show (23-26 settembre) che al Salone di Cannes  (8-13 settembre), decisamente più popolare. Nomi come quello di Azimut-Benetti, Baglietto, Crn, Ferretti, Mochi, Perini, Pershing, Picchiotti, Itama, Riva, Apreamare, tutti trasmigrati nella nuova associazione, la dicono lunga su come sia schierata la nautica delle navi di lusso, cioè, quasi tutta col neo presidente Lamberto Tacoli che nel suo periodo di reggenza in Ucina, dopo le dimissioni di Massimo Perotti e prima delle elezioni di Carla De Maria (con lo stesso Tacoli che sie era candidato in concorrenza e si era sfilato all’ultimo minuto, quasi a sancire l’apertura di una nuova via, esterna all’associazione) non aveva fatto un mistero del fatto di non ritenere il Salone di Genova un dogma e aveva parlato sia di Trieste sia di Napoli come di possibili sedi per eventi differenti e sdoppiati. Proprio il capoluogo partenopeo sarebbe, ora, la destinazione più quotata per una nuova manifestazione italiana che separi esattamente, per dirla un po’ semplicisticamente, natanti e navi. I Vitelli, vedrebbero ancora molto bene la destinazione indicata per la manifestazione 2015: l’idroscalo di Milano. Poco importa se le frequentazioni abituali del luogo non siano più certo da grande nautica, che l’ultimo successo di una manifestazione della nautica nel capoluogo lombardo risale al 1928 e se, com’è del tutto evidente, a Milano manca quello che Genova, Napoli e Trieste possono offrire, cioè il mare. È vero, però, che il salone europeo più quotato è oggi quello di Dusseldorf, che un tempo veniva dopo quello di Genova e ora ci ha ampiamente superato, grazie all’economia tedesca che, dopo la crisi, ha ingranato dopo la crisi già da tempo, mentre quella Italiana è ancora al palo. Non sfuggirà certamente a nessuno che Dusseldorf non è sul mare. Tacoli, sempre nel suo periodo di reggenza, aveva reso merito alla città di Genova di aver fatto tutto  quanto possibile per andare incontro alle esigenze delle aziende della Nautica, ma qui il problema è un altro: la forbice che si è aperta tra grande e piccola nautica, anche se il punto di forza del Salone è proprio quello di abbracciare tutti i settori: dall’esca al maxi yacht. È vero anche che quelli veramente maxi, non si vedono da un po’ nelle acque genovesi della Darsena antistante la Fiera, ormai consistente solo nel padiglione B progettato da Jean Nouvelle.
Insomma, mai come adesso, al di là dei polveroni e delle polemiche degli ultimi anni, il Salone di Genova è in bilico per quanto riguarda le future edizioni. Dal il 9 ottobre 2008, quando scoppiò la bolla speculativa e in un giorno svuotò di emiri e magnati russi il Nautico in pieno svolgimento, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Al di là della crisi e delle scelte sbagliate dei governi (la più dannosa fu quella del governo Monti di paventare la tassa di stazionamento, cosa che causò la fuga dalle acque nazionali di migliaia di imbarcazioni in pochi giorni), al di là della crisi dell’economia italiana, c’è il fatto che nei paesi emergenti (Cina e Brasile), nella zona degli Emirati, negli Stati Uniti sono nati diversi saloni che hanno portato via pubblico e scena alle due più grandi esposizioni mondiali del 2008: Fort Lauderdale (in Florida) e, soprattutto, Genova, che aveva da poco acquistato il primato assoluto internazionale, lo ha perso in un amen. Quale è il grande rischio per Genova? Quello di diventare una campionaria della piccola nautica.
Ieri, Tacoli, alla presentazione di Nautica italiana, ha detto che al Salone Nautico <da sempre partecipano le aziende e non le associazioni. La linea guida sarà la stessa. Siamo tutti affezionati a Genova, non c’e’ alcun tipo di ostracismo semmai la massima apertura>. Quanto ai rapporti con Ucina ha commentato: <C’e’ tanta Ucina, verso cui c’e’ grande riconoscenza. Speriamo ci sia la possibilita’ di collaborare insieme e nel massimo rispetto>.
Il Salone sarà presentato a Milano, a Expo, il 15 settembre prossimo. Sarà dal 30 settembre al 5 ottobre. <Grazie al supporto del ministero dello Sviluppo Economico e di Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – han già anticipato Ucina – il Salone viaggia coi motori al massimo, per un’edizione che confermerà Genova capitale del mare, con 70 gli operatori e buyer stranieri coinvolti da 29 paesi del mondo, una crescita a doppia cifra delle iscrizioni rispetto al 2014 e grandi ritorni tra gli espositori>.
<Siamo consapevoli della grande responsabilità che accompagna una manifestazione come il Salone di Genova: la nautica – ha detto qualche giorno ga Carla Demaria, presidente Ucina Confindustria nautica – è un asset importantissimo per l’economia italiana e per questo sfrutteremo al meglio i fondi del piano straordinario made in Italy accordatici dal Mise. Grazie alla sua vocazione internazionale, il Salone Nautico e’ una straordinaria vetrina delle eccellenze della nautica in Italia e nel mondo. Fondamentale e’ stato il contributo dell’Agenzia Ice, partner consolidato della manifestazione che, portando a Genova il meglio dei media e degli operatori esteri  ci ha consentito di ampliare in tutto il mondo la visibilita’ delle realta’, piccole e grandi, presenti al Salone, a partire dalle eccellenze made in Italy>. L’Agenzia Ice, in accordo con Ucina, si e’ occupata della selezione e delle attivitaá di welcoming di operatori e giornalisti stranieri, incluso l’allestimento di apposite lounge a loro dedicate e l’organizzazione degli incontri B2B con gli espositori, l’assistenza e il coordinamento, eventi di networking oltre che una serie di “dealer meeting” con l’obiettivo di agevolare l’incontro degli espositori con i rispettivi dealer esteri e di stimolare, quindi, la domanda. Questo, per il 2015. Il 2016 è ancora tutto da disegnare. Molto dipenderà da come andrà da come andrà il Salone che comincerà il 30 settembre, il primo della gestione De Maria. Apparentemente, stando alle dichiarazioni di Tacoli, l’associazione “alternativa” (in cerca di consenso e che comprende molti dei grandi costruttori di yacht, oltre che il gigante del refitting “Amico & Co.”, con cantieri a Genova) si limiterà ad azioni sindacali e politiche mentre il Salone (organizzato da Ucina attraverso la controllata “I Saloni Nautici Spa” con la Fiera che mette semplicemente a disposizione le aree) dovrà restare una scelta aziendale. La presenza di Azimut Benetti, quest’anno, sembra l’esempio palpabile di questa filosofia. <Nautica Italiana – ha spiegato ieri Tacoli – nasce come associazione aperta alla collaborazione con altre importanti realtà del settore, come i Territori e i Distretti regionali. Opererà con un criterio selettivo incentrato sulla Carta dei Valori nonché sulla condivisione del progetto strategico. Fondamentale sarà inoltre l’attività di relazione e di accordi inter-associativi che intendiamo instaurare con le altre rappresentanze del comparto, nella convinzione che una strategia di sistema non possa prescindere da una visione comune da declinare in un completo e articolato piano di azioni concrete. Il posizionamento di Nautica Italiana e la particolare attenzione ai mercati internazionali, la rendono naturalmente affine a Fondazione Altagamma che dal 1992 riunisce le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana riconosciute come autentiche ambasciatrici dello stile italiano nel mondo>. Minore affinità c’è certamente, con la piccola nautica, che ha per lo più come bacino di interesse quello Italiano e quello delle aree pià vicine.
Intanto, gli albergatori genovesi di Ascom e Confindustria continuano a sottolienare la scarsità di prenotazioni per il periodo dal 30 settembre al 5 ottobre. Un po’ è “colpa” del fatto che da qualche anno gli equipaggi che hanno la barca in mare possono dormire a bordo, un po’ entra in gico la moltiplicazione delle “case vacanze” dei dei “B&B, che le associazioni di categoria ritengono per metà “in nero”, ma la crisi ha il suo considerevole peso.

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