diritti e sociale 

Dimissioni protette, Lodi incalza la Regione: «Le famiglie non possono restare sole»

Il contributo per assumere un assistente familiare rischia di essere difficile da ottenere: il Comune chiede procedure più semplici e l’attivazione dell’Hub della Cura

Un aiuto economico che, secondo le criticità segnalate dalle famiglie e dagli ospedali, rischia di non raggiungere proprio chi ne ha più bisogno. L’assessora al Welfare del Comune di Genova Cristina Lodi chiede alla Regione Liguria di semplificare l’accesso al programma “Meglio a Casa”, il sostegno rivolto alle persone che, dopo il ricovero, possono rientrare al domicilio ma necessitano ancora di assistenza.

La misura, operativa dal 3 agosto, prevede un rimborso per assumere un assistente familiare per un massimo di 30 giorni consecutivi. Ma, denuncia Lodi, le famiglie devono anticipare le spese, trovare in tempi brevi una persona qualificata e affrontare gli adempimenti amministrativi e informatici. Un percorso che può diventare particolarmente difficile per anziani soli, persone non autosufficienti e nuclei senza risorse economiche immediate o una rete di supporto.

«Non basta prevedere un contributo se poi le famiglie devono anticipare le spese, trovare autonomamente un assistente familiare e districarsi tra procedure complesse», afferma l’assessora. «Non possiamo accettare che l’accesso a un sostegno destinato alle persone fragili dipenda dalla disponibilità economica, dalle competenze digitali o dalla capacità organizzativa dei familiari».

Per Lodi, una dimissione ospedaliera protetta deve garantire continuità assistenziale con un percorso concreto e accessibile, senza lasciare ai familiari il compito di risolvere da soli ogni necessità. Tra i nodi indicati c’è anche l’“Hub della Cura”, la fase successiva del programma che dovrebbe mettere in contatto le famiglie con assistenti qualificati e accompagnarle nell’attivazione dei servizi.

L’assessora chiede alla Regione di accelerare l’avvio dell’Hub e di rivedere le procedure per rendere effettivamente utilizzabile il contributo. Propone inoltre un confronto con Regione, ospedali e servizi territoriali per individuare rapidamente correttivi. «Il Comune è disponibile a collaborare, ma la tutela delle persone fragili non può fermarsi alla previsione di un rimborso: deve tradursi in un’assistenza tempestiva e accessibile. Nessuna famiglia dovrebbe trovarsi sola quando un proprio caro lascia l’ospedale e ha ancora bisogno di cure», conclude.

In copertina: foto di Ai


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