Indagine sui presunti abusi della PL, la Procura chiude gli accertamenti: 32 persone coinvolte

Nel fascicolo figurano trenta agenti della polizia locale, l’ex assessore Antonio Gambino e l’ex comandante Gianluca Giurato. A questi ultimi sono contestate anche condotte legate alla gestione delle segnalazioni interne

La fase delle indagini preliminari si è conclusa con la notifica a 32 persone. Il procedimento riguarda presunti abusi nei confronti di persone fermate e il modo in cui le prime segnalazioni sarebbero state trattate all’interno della polizia locale. I trenta agenti coinvolti appartenevano, all’epoca dei fatti, al Nucleo antidegrado del Reparto sicurezza urbana.


Nel fascicolo compaiono anche Antonio Gambino, assessore alla Sicurezza al tempo dei fatti e oggi consigliere comunale nel gruppo misto, e Gianluca Giurato, allora comandante. A entrambi la Procura attribuisce ipotesi di favoreggiamento e ritardata denuncia; per Giurato si aggiunge la contestazione di rivelazione di segreto d’ufficio.

L’indagine, svolta dalla squadra mobile della Questura con il coordinamento della pubblico ministero Sabrina Monteverde, ha ricostruito anche i passaggi seguiti dopo che due agenti donne avrebbero riferito al comandante le accuse rivolte ad alcuni colleghi. In un’intercettazione acquisita nell’ambito di un distinto filone investigativo sulla corruzione, Gambino avrebbe pronunciato la frase: «In procura niente, non portarli in Procura».
Secondo la tesi della Procura, dopo quel colloquio Giurato avrebbe atteso circa un mese prima di trasmettere una comunicazione all’autorità giudiziaria. Nel frattempo avrebbe sentito dodici componenti del nucleo, mettendoli al corrente delle contestazioni. Per gli inquirenti, questa scelta avrebbe potuto vanificare eventuali verifiche non preannunciate.
Nell’annotazione poi depositata, l’ex comandante avrebbe segnalato divergenze tra i racconti delle due agenti e quanto emerso dagli accertamenti interni, chiedendo alla Procura di valutare anche la loro posizione. Gli investigatori contestano inoltre a Giurato di aver convocato una riunione con il personale del reparto, durante la quale avrebbe condiviso i dettagli delle accuse e anticipato un esito favorevole delle verifiche interne.
La chiusura delle indagini consente ora agli indagati di esercitare le proprie facoltà difensive. Dalla notifica decorrono venti giorni entro i quali le persone coinvolte possono chiedere di essere interrogate. Una volta scaduto il termine, la pm potrà chiedere il rinvio a giudizio. Spetterà poi a un giudice valutare se disporre il processo e nei confronti di chi.
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