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Ex Ilva, la sentenza su Taranto riaccende l’allarme su Cornigliano anche nelle istituzioni: «Il Governo dia risposte»

Dopo la decisione della Cassazione, la sindaca Silvia Salis e il presidente della Regione Marco Bucci chiedono di garantire la produzione negli stabilimenti del Nord anche con materie prime provenienti da altri siti

La decisione della Corte di Cassazione sull’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto sposta l’attenzione sul futuro degli stabilimenti del Nord. I giudici hanno respinto i ricorsi di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, confermando il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area.

A Genova, la sindaca Silvia Salis chiede che la procedura di vendita venga definita «con massima urgenza». La posta in gioco, sottolinea, riguarda la produzione di acciaio, la riqualificazione degli impianti e il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. «Il Governo ora deve dare delle risposte», dichiara.

Per Cornigliano, la sindaca indica una strada per mantenere attivo lo stabilimento: ricorrere temporaneamente anche a materie prime provenienti dall’esterno. Chiede inoltre un piano trasparente sugli ordini, la tutela dell’indotto e la continuità del reddito per i lavoratori. Il Comune, conclude, continuerà a sostenere i dipendenti finché non sarà individuata una soluzione definitiva.

Sulla necessità di approvvigionamenti esterni intervengono anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e quello del Piemonte Alberto Cirio. In una nota congiunta chiedono di avviare subito le forniture per Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, superando i vincoli che legano l’approvvigionamento dei materiali allo stabilimento di Taranto. L’obiettivo, affermano, è mantenere la produzione e proteggere occupazione, competenze industriali e prospettive dei territori.

La pronuncia della Cassazione riguarda lo stabilimento pugliese; per Genova, la richiesta delle istituzioni è di assicurare le condizioni necessarie a proseguire le lavorazioni mentre si definisce il futuro dell’azienda. Su questo, Salis, Bucci e Cirio chiedono al Governo e ai commissari tempi certi e decisioni immediate.


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